Vincenzo Todisco ha presentato ”Quasi un western”

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Vincenzo Todisco ha presentato ”Quasi un western”

Non che si trattasse di una cosa sconosciuta. Il romanzo è uscito nel 2003 presso Casagrande Bellinzona, è stato tradotto in tedesco da Maya Pflug, pubblicato da Rotpunktverlag e ripetutamente recensito sulla stampa della Svizzera italiana e tedesca. Tanti l’hanno già letto e si sono divertiti. L’autore si è rivolto sia a questi, sia a chi lo leggerà in futuro, fornendo quel tanto di informazioni che stimolano il gusto di scoprire da soli come andrà a finire, indicando la chiave interpretativa del racconto, e svelando le sue tecniche e i suoi metodi di lavoro.

Si tratta del secondo libro di narrativa di Todisco, in cui vita vera e finzione, realtà e fantasia si legano e si compenetrano, come nei film western e nei reality show, che Todisco ha voluto parodiare nei personaggi, nelle atmosfere e persino nel linguaggio. E non solo: ha voluto realizzare un’inedita commistione di generi letterari, introdurre il giallo nel western. Il tempo è indeterminato, il luogo è un deserto e una città fantastica – Dreamtown, un nome e un programma -, che si rivelerà essere una specie di teatro creato per una trasmissione televisiva. Non ci manca niente: sceriffo, indiani, cavalli, saloon con pianista, giochi d’azzardo, donne fatali, squaw e briganti, pericoli di ogni sorta e infiniti colpi di scena. Ma una cosa è assolutamente nuova: in quella città le donne non riescono a partorire e il protagonista, il professor Whyte, deve scoprire la causa di tale segreto. Malgrado i suoi sforzi, compiuti con meticolosità scientifica, il professore non riesce a scoprirlo fino all’epilogo. Solo a questo punto, quando la città è già sparita, ci sarà un lieto fine. Rimane tuttavia l’incubo che da qualche parte si prepara la fine del mondo. Insomma, un’affabulazione che ha tutti i requisiti per una trasposizione cinematografica. E infatti un produttore se ne è riservati i diritti.

Realtà e finzione. Nel romanzo Todisco propone due modi di affrontare la vita. Il primo è quello dell’intuizione, della fantasia e della spiritualità, adombrato nella leggenda indiana secondo la quale i nascituri, accompagnati da uno spirito, scelgono i propri genitori e quindi anche il contesto della loro nascita. È il modo che porta alla conclusione positiva del romanzo. Il secondo è quello della scienza e della
razionalità
che non porta a nessuna soluzione, anzi si rivela una montatura, come la finta città. E questo smascheramento contiene anche una critica alla televisione, dove oggi ogni cosa dev’essere spettacolo, l’audience è tutto, e poco importa la qualità. I bambini che non vogliono nascere sono la metafora della vita che si rifiuta, che non vuole proseguire, perché attorno tutto è menzogna e falsità. È l’atmosfera che c’è con il passaggio del millennio, l’11 settembre e tutte le tragedie che si verificano oggi nel mondo, in cui certi protagonisti si muovono come degli sceriffi del Far West. Tanti personaggi hanno una doppia identità e sono chiamati a svolgere un doppio ruolo, così come ci sono due storie parallele e infine il mondo della creazione e della fantasia arriva a smascherare tutto e a trionfare sulla menzogna. Persino la voce narrante è quella del cavallo, come il lettore ha modo di scoprire solo col tempo.

Ma Quasi un western non è nato per esemplificare una tesi morale, al contrario. È nato in un momento di pausa per fatica durante la stesura di un altro romanzo molto più impegnativo, Gli odori del tempo, che uscirà prossimamente. È nato per la voglia di raccontare, come sfogo. Potendoci lavorare solo saltuariamente, la gestazione è durata due anni. Se avesse potuto scrivere di getto, gli sarebbero bastati pochi mesi. Per Todisco la fabula e l’intreccio erano la cosa più importante, come dire che la funzione fondamentale del libro era e rimane quella di divertire. Gli si era presentato spontaneo il personaggio del professor Whyte, un uomo che cavalca nel deserto. Tutti gli altri personaggi sono nati dalle varie situazioni, rientrano necessariamente nella logica del racconto.

La simpatica serata si è chiusa con una bella discussione e i ringraziamenti della signora Elena Maraffio, con l’invito del presidente Otmaro Lardi a leggere le opere di Todisco e con un buon rinfresco offerto dalla sezione della PGI di Coira.

Redatto da Massimo Lardi – lardimassimo@bluewin.ch