Un ”muro di Berlino” a Le Prese…

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Un ”muro di Berlino” a Le Prese…

Probabilmente una coincidenza: mentre il Consiglio comunale, per rispondere alla mozione inoltrata in Giunta da un gruppo di deputati, sta covando un ”concetto di comunicazione politica», ci troviamo di fronte a un caso di totale non-informazione della popolazione da parte appunto di quell’Autorità .

Del «progettone Le Prese», affare di vitale importanza per la nostra Valle, il podestà non vuole nemmeno parlarne, né in Giunta, né con i cittadini che hanno chiesto ragguaglio con il loro articolo sul destino della riva di Le Prese pubblicato sul Bernina il 20 giugno scorso e nel Grigione no. 25. Può darsi che, come quelli che come me hanno faticato ad andare fino alla fine dell’articolo, il podestà non abbia capito a che cosa mirava. In ogni caso, a forza di ruminare ermetici termini tecnici come «strutturazione urbanistica», «zona di rispetto», «piano di quartiere», «piano d’area», «strumento di pianificazione del territorio», «coinvolgimento dell’ambiente paesaggistico» come se si trattasse di qualcosa d’astratto, il mistero del «progettone Le Prese» si è ancora addensato.

Ma la cortina del silenzio non è mai cosí impermeabile come la vorrebbero quelli che agiscono dietro le quinte. Su e giú per la Valle, le voci si mettono a correre, dietro la mano come al solito in questo paese di brava gente. Ecco ciò che raccontano (messo qui al condizionale poichè la loro veridicità, qui come altrove, non è verificabile):

L’albergo Le Prese sarebbe stato acquistato per un prezzo esorbitante (una diecina di milioni?) da un gruppo di promotori (sarebbe di Bormio) che disporrebbe di altre diecine di milioni per investimenti nel complesso mirato. A questo gruppo non sarebbe associato nessuno di Le Prese, bensí un abitante di Poschiavo che però non sarebbe nemmeno originario del nostro Comune. Il progetto prevedrebbe di rinnovare l’albergo trasformandolo in centro «wellness», possibilmente sfruttando la sorgente sulfurea. All’albergo cosí rianimato si aggiungerebbe un cosiddetto «aparthotel», nel quale gente ricca potrebbe acquistare e abitare il suo proprio appartamento di grande standing pur servendosi delle infrastrutture e dei servizi dell’albergo. Un complesso a vocazione di «wellness» e riposo sarebbe inconcepibile senza garantire al sito la quiete integrale. Al fine di isolarlo da ogni fonte d’inquinamento ma anche di proteggere i villeggianti in cerca di tranquillità ed intimità dagli sguardi indiscreti dei turisti e paesani, il complesso sarebbe cinto da un muro (alto 2-3m, includente la piscina?), tagliandolo dal mondo esterno. Per evitare ai sensibili orecchi e delicati nasi dei benestanti ogni disturbo acustico e olfattivo, persino l’adiacente posteggio pubblico sarebbe soppresso. L’imperativo quiete sarebbe la vera ragione per già aver spostato la rumorosa pista di ghiaccio e, perciò, pure gli spogliatoi, profilati fin d’ora una trentina di metri aldilà del punto dove li proponeva il progetto approvato dal popolo sovrano pochi mesi fa. Ciò non rimarrebbe senza conseguenze per l’ipotetico campo di calcio. La sua costruzione conforme alle dimensioni ufficiali implicherebbe a sua volta modifiche territoriali. La piú radicale sarebbe che l”’Aquasela” dovrebbe essere deviata per rispettare la distanza – per legge di almeno venti metri – dal futuro impianto-calcio adiacente. Se ciò non fosse ammissibile, il calcio dovrebbe trovarsi un altro sito…

Tutto ciò che dicono le voci non sarà forse vero e esatto. Tutto non può tuttavia neppure essere del regno dell’immaginazione. In ogni caso, podestà, cancelliere e segretario della commissione edilizia sarebbero già stati una volta a Coira a prenegoziare con l’amministrazione cantonale le modifiche territoriali e pianificatorie presumibilmente necessarie per poi poter lasciare i promotori realizzare il complesso esattamente come da loro progettato! Cosí almeno dicono le voci…

Qualcosa si trama dietro le quinte ma l’informazione manca. Meno se ne sa, piú numerose e rapide corrono le voci, creando confusione, suscitando inquietudine nella popolazione. In questa critica situazione il podestà non può fare il morto, metodo da lui preferito che, in periodo elettorale, gli ha fatto guadagnare alcuni voti. Ora occorre un’informazione adeguata, fattuale e chiara su questa faccenda, come lo prescrive la legge sui comuni. La gente di Le Prese e di tutto il Comune ha il diritto di sapere ciò che bolle nella pentola del «progettone Le Prese». Il podestà ha il dovere di dircelo! Avrebbe cosí una buona occasione di familiarizzarsi con la comunicazione moderna come dovrebbe poi rispecchiarsi nell’atteso «concetto di comunicazione politica»!

Redatto da Dino Beti di Panìsc – dino.beti@bluewin.ch