”La storia non é fatta solo di scandali”

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”La storia non é fatta solo di scandali”

I Documenti Diplomatici Svizzeri (DDS) sono un progetto d’edizione di documenti per lo studio della politica estera e delle relazioni internazionali della Svizzera. L’iniziativa fu lanciata nel 1972 e fino ad oggi sono stati pubblicati 21 volumi che coprono il periodo dal 1848 al 1961. La banca dati elettronica https://www.dodis.ch/ permette inoltre di accedere gratuitamente ad un gran numero di documenti provenienti dall’Archivio federale svizzero.

Sacha Zala, oltre un secolo di storia di politica estera raccontata in 21 volumi e in una vasta banca dati elettronica. Quanti sono i documenti pubblicati finora?*

Le cifre sono abbastanza impressionanti: in totale abbiamo pubblicato più di 8’000 documenti nei volumi a stampa, per un totale che supera ormai le 21’000 pagine. Inoltre, negli ultimi 12 anni, abbiamo pubblicato 6’000 documenti online: gli utenti possono dunque consultare un’immagine digitale del documento originale. Oltre ai documenti, la banca dati contiene anche precise informazioni su più di 3’000 luoghi geografici, 10’000 enti e organizzazioni e quasi 30’000 persone.

Quale sarà la prossima sfida per i DDS?

La banca dati su internet è stata lanciata 12 anni fa, come complemento all’edizione cartacea. Allora si è trattato di un progetto veramente innovativo e che ancora oggi a livello internazionale è all’avanguardia. È chiaro però che un prodotto informatico si deteriora in fretta e deve essere aggiornato. È quello che si osserva anche con l’internet in generale: ora si parla del Web 2.0 che ha elementi molto più interattivi. La nostra banca dati su internet si chiama dodis.ch e ora stiamo sviluppando dodis.ch 2.0.

Come s’immagina questa dodis.ch 2.0?

In primo luogo dobbiamo organizzare differentemente la maniera nella quale sono visualizzati i risultati delle ricerche. Oggi chi fa una https://ricerca.dodis.ch nella nostra banca dati ottiene un numero di risultati troppo elevato. Dobbiamo sviluppare un sistema di ricerca che ordini i risultati in base alla loro rilevanza per la ricerca effettuata. Con l’attuale banca dati c’è già la possibilità di fare una ricerca avanzata molto mirata, ma il 95% degli utenti non la usa o non la sa usare. Vorrei inoltre permettere ad altri progetti di ricerca, che spaziano oltre la storia delle relazioni internazionali, di collaborare con noi. Abbiamo, infatti, il potenziale e le conoscenze tecniche per diventare la piattaforma primaria per l’edizione di documenti della storia moderna svizzera e non solo di quella della relazioni internazionali.

Ci dobbiamo attendere altre scoperte “scomode” per la storia svizzera?

La Svizzera non ha grossi scheletri nell’armadio, tuttalpiù qualche “scheletrino”, soprattutto se la paragoniamo ad esempio agli Stati Uniti, che hanno attivamente partecipato a diversi colpi di stato in America Latina dopo la Seconda guerra mondiale. La storia della Svizzera a larghi tratti è positiva, è la storia di un Paese fondamentalmente democratico, anche se l’interesse dei media si focalizza spesso soltanto sugli scandali. Ma la storia è molto di più degli scandali quotidiani, che poi devono sempre essere analizzati nel loro contesto storico. In generale oggi gli storici sono visti in maniera piuttosto negativa perché mettono in dubbio la visione idilliaca e idealizzante del passato.

Riguardo ai dossier delicati, esiste una censura da parte dello Stato?

Quale libero progetto di ricerca, noi abbiamo la libertà assoluta di pubblicare i documenti che riceviamo dall’Archivio federale. Anche noi dobbiamo però muoverci nel rispetto delle leggi in vigore, che pongono purtroppo sempre più difficoltà agli storici. Dobbiamo, ad esempio, rispettare il periodo di protezione di 30 anni, che viene prolungato a 50 anni per i documenti contenenti dati personali. Inoltre – e qui si può parlare di “censura preventiva” da parte dello Stato – il Consiglio federale può mantenere segreti certi dossier se c’è un interesse pubblico o privato preponderante. È quello che il governo ha fatto con i documenti che riguardano i rapporti tra Svizzera e Sudafrica, una politica di chiusura che io ritengo poco accorta e addirittura controproducente, perché funge da cassa di risonanza proprio per le questioni che il governo vorrebbe invece sottacere… Ai governanti non posso dunque che consigliare caldamente di seguire sempre una politica liberale per l’accesso agli archivi. Ne va della legittimità del fondamento democratico del Paese.

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Redatto da Gianluca Olgiati – gianlucaolgiati@hotmail.com