Cento anni? Perchè no… IN ELABORAZIONE !

0
0

Cento anni? Perchè no… IN ELABORAZIONE !

Erno Beti

Classe 1919

Erno è seduto davanti a casa sua, alla Rasiga (Poschiavo, Svizzera), sulla panca. Vicino a lui è sdraiato il gatto rosso.
Ci passa molte ore, fumando la pipa. Nella mano tiene un piccolo sacchettino di pelle, contenente tabacco da masticare. Già da lontano si sente l’inconfondibile odore del tabacco.

Erno ha i capelli bianchi come la neve e la pelle molto scura. È un uomo imponente e quando cammina mette le mani dietro la schiena.

Qualche giorno fa è caduto dalle scale ed ha battuto la testa. Ride divertito, «par furtüna al se miga rot i platon, parchi la mia testa le düra». (Per fortuna non si è rotto il pavimento di sasso, perché la mia testa è dura).

Erno è il più vecchio di otto fratelli, due morti da piccoli e un altro in un incidente ferroviario nel 1953. Ha ancora tre sorelle.

La Ferrovia Retica

Finite le scuole dell’obbligo, lavora per un anno come operaio per la Ferrovia Retica a Pontresina (Engadina, Svizzera). Nel 1939 deve arruolarsi per il servizio militare, dove sta per tre anni, prima a Rhäzüns ( Grigioni, Svizzera), poi in Ticino (Svizzera). Diventa sergente.
Finita la guerra Erno ritorna a Pontresina ed entra nel servizio di manutenzione della Ferrovia del Bernina, dove ci lavora per cinque anni.

Nel 1947 si sposa con Berta: lui ha 28 anni, lei 26 anni. Hanno tre figli, Ilaria, Adriano e Bruno.
Viene di nuovo trasferito a Pontresina, ma questa volta con la famiglia. Ritorna a Poschiavo nel 1966 come capo squadra. In ferrovia Erno ci lavora per quarantaquattro anni, fino alla pensione.

Lavorare all’aperto è molto bello, ma non sempre facile. Specialmente d’inverno in Engadina e sulla tratta del Bernina, con la neve e il freddo. Quando si devono fare le manovre con i treni, non ci sono le cabine, perciò si è esposti ad ogni intemperia.
A Pontresina ogni capo squadra ha una propria tratta. Ad Erno compete quella fra St.Moritz e Ospizio Bernina. Si lavora a turni, perciò anche di notte.

Erno abita vicino alla ferrovia. Quando ci sono i lavori di manutenzione, qualche volta anche di notte, ad Erno piace osservali.
«Tutto adesso è meccanizzato, non avviene più manualmente come ai miei tempi . Un anno prima di andare in pensione, la mia squadra aveva a disposizione una ruspa e un camion che portava la ghiaia. Il giorno dopo il treno doveva passare: non c’era molto tempo.»

Erno ha quindici anni quando scende a Ospizio Bernina la “Marianna”, una slavina che uccide due uomini.
Una volta quando scendeva una slavina si impiegavano diversi giorni per togliere la neve dai binari, adesso con le ruspe in poche ore si sgombera tutto.
Nella sua lunga carriera, di slavine ne ha viste molte. Tante volte le persone sul treno sono rimaste miracolosamente illese, ma purtroppo altre volte sono morti suoi colleghi, travolti dalla neve.

Gli sci, che passione

Erno comincia a sciare già a cinque anni. Durante il servizio militare fa parte delle pattuglie della brigata. In cinquanta pattuglie partecipano ai Campionati svizzeri di militare a Crans-Montana. Erno nelle gare arriva sempre secondo o terzo.
«Aroi pudü i in Nazionale di ski», dice tutto serio.(sarei potuto andare con la nazionale di sci).
Quando ha libero parte alla mattina presto con gli sci e va in montagna. Ritorna per il pranzo e poi via di nuovo sugli sci. Nel 1957 apre la Diavolezza ed Erno ci va ogni volta che ha tempo. Anche da pensionato va con gli sci di fondo.

«Isa i tacai sü a un ciot, parchi sem vecc.» (adesso non li uso più, perché sono vecchio).

La pensione

Nel 1984 Erno va in pensione.
Ma non smette di lavorare. Ha quattro mucche, un po’ di campagna e il suo amato monte a Gargati (Poschiavo, Svizzera).
«È stata la mia salute, perché avevo sempre qualcosa da fare. Anche adesso che non ho più le mucche,ma solo galline, vado nel bosco e raccolgo i rami secchi per bruciarli nella stufa. Ho anche un orto dove semino patate ed insalata».

Sorride: «Fac miga tanc afari cun li galini, parchi regali i öf» ( non guadagno niente con le galline, perché regalo tutte le uova).

Erno è contento ogni mattina che si alza dal letto. Si rende conto che è fortunato per la sua età.
Ha una bella famiglia ed è pure bisnonno.
Da quando sua moglie è morta, cucina da solo.
«Non muoio di fame», ride. «Mi piace cucinare, specialmente le specialità poschiavine, anche se i miei figli mi invitano molte volte».

La sua vita è cambiata dopo la morte della moglie. Molte volte la solitudine bussa alla sua porta. Ma lui non si perde d’animo. «Devi saper prendere la vita!». Con la bici oppure con la sua piccola jeep blu va in paese per incontrare i suoi amici e poter parlare e bere in compagnia un “tè di ottobre”, come chiama lui il vino.

Nelle lunghe serate d’estate, rimane per ore seduto sulla panca davanti a casa. Quando passa qualcuno, lui ha sempre la battuta pronta.

Erno si fa serio in volto. «Qui c’è pace, i bambini possono giocare, in città purtroppo non è sempre così. Però noto che anche qui le persone vanno sempre di fretta».

Sulla fronte ha delle rughe marcate,
parlano della sua vita.

Poco tempo fa è andato dal dottore per un controllo di routine. Dalle analisi risulta che è sano come un pesce.
Erno chiede al dottore: «Ma se non ho niente, di cosa morirò?».

«Se arrivo ai cento? Mah, se sto bene come ora, perché no?». Ecco la risposta di un’inguaribile ottimista.

Redatto da Il Bernina – redazione@ilbernina.ch