Una vera e propria sorpresa editoriale

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Una vera e propria sorpresa editoriale

Si tratta di una vera e propria sorpresa editoriale che ci ha riservato Il Bernina. Una serie di interviste a 20 personalità  poschiavine del 20º secolo, corredata di ritratti che non esito a chiamare stupendi, di un’introduzione e due prefazioni. Una galleria nel senso di una collezione di immagini, per usare un termine caro a vari nostri letterati del passato, dal titolo e sottotitolo metaforico e significativo di “Rughe della memoria. Il Novecento siamo noi”.

Sono le rughe profonde che solcano i volti degli intervistati, fra i 75 e i 102 anni di età. Un libro di 92 pagine, originale sia per il contenuto, sia per la forma (28 per 28 cm), scelta non da ultimo in funzione delle fotografie, sia per l’elegante veste tipografica. È il frutto maturo di un lavoro di squadra, al quale hanno messo mano almeno tre generazioni, come rivela Danilo Nussio nella chiara introduzione.

La prima generazione in ordine di età sono i 20 anziani intervistati, scelti con felice intuizione e con equi criteri di rappresentatività, ciò che fa dire a Diego Zoia, autore di una delle calibrate prefazioni, che si tratta di un’antologia della Valposchiavo. C’è infatti un campionario umano di ogni estrazione sociale, di ogni attività pubblica e privata, di ogni settore economico della Valle, di ogni scelta di vita.

Molti hanno lottato a volte per la pura sopravvivenza, tutti hanno cercato di migliorare le proprie condizioni. Vi figurano gli umili rappresentanti del ceto contadino rimasti sempre fedeli alla zolla. Ci sono gli imprenditori privati che in tempi più o meno difficili hanno saputo guadagnarsi l’esistenza con le loro piccole industrie, il commercio, gli sport invernali, la ristorazione, la gestione delle osterie di un tempo, quel luogo di delizie riservato ai maschi, dove si attingevano tutte le informazioni. Non manca il ceto impiegatizio, chi per vocazione e tradizione familiare si è messo al servizio del pubblico per far rispettare le leggi e “l’ora di polizia”, per controllare i trasporti della merce di contrabbando; o chi fra l’altro ha sperimentato l’arduo lavoro di secondino nelle patrie carceri. Alcuni si sono trasferiti per tempi più o meno lunghi di là dai monti, hanno studiato, o appreso ed esercitato un buon mestiere, per poi ritornare quali maestri e operai amati e stimati ad assumere impieghi e cariche nell’economia e nella vita culturale e politica locale.

Fra gli impiegati emergono quelli delle Forze Motrici Brusio (oggi Rätia Energie) e della Ferrovia del Bernina. Operai di spiccato ingegno e di non comune tempra fisica e morale che hanno assunto posti di massima responsabilità. Particolare fascino emanano i reduci dell’emigrazione poschiavina in tutta Europa. Coloro che in seguito ai contraccolpi delle guerre e della rivoluzione bolscevica furono costretti ad abbandonare i luoghi dove un tempo avevano fatto fortuna. Non manca il medico che ha scelto Poschiavo come patria di elezione e si è dedicato una vita intera al bene del prossimo. E nella “galleria” figura pure chi ha dedicato tutta la vita a Dio oltre che alla missione di buona samaritana.

Sono nell’ordine di comparsa: Giovanni Lanfranchi, Rosa Zanetti-Zala, Reto Jenny, Franco Maranta, suor Maurizia Giuliani, Renzo Triacca, Eugenia Rada-Grazia, Juanito Lardelli, Jole Lardelli-Zala, Walter Paganini, Theo Hasler, Maria Rossi-Capelli, Remo Foppoli, Ancilla Raselli, Vittorio Pola, Luigi Lanfranchi, Celesta Carozzi-Plozza, Plinio Zanetti, Fulvia Dorizzi, Erno Beti.


Redatto da Massimo Lardi – lardimassimo@bluewin.ch