“La fusione fra Brusio e Poschiavo: un’utopia”

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Plinio Pianta, candidato a sindaco di Brusio, rifiuta l’idea di una fusione
Se il podestà di Poschiavo Della Vedova dà segnali di apertura, Plinio Pianta appare piuttosto categorico nel suo pensiero.



Pianta, qualche mese fa è stato pubblicato un articolo sui media locali firmato “Gruppo Autonomia Brusiese”. Quando è nato? Da chi è composto?

Premetto che il sottoscritto risponde a titolo personale e non per incarico del gruppo. Posso però dire che il gruppo è nato ben oltre un anno fa ed è composto da cittadine e cittadini brusiesi di diverse fasce di età e con svariate attività.

Quali obiettivi si prefigge il “gruppo per l’autonomia brusiese”?
La risposta è evidente dalle prime tre righe dell’articolo citato: il gruppo intende salvaguardare l’autonomia e gli interessi di Brusio.



Nelle sedi istituzionali cantonali si parla sempre di più di fusioni comunali. Cosa ne pensa di queste parole: „Il Comune è però anche l’entità politica più piccola del nostro sistema. Oggigiorno si notano un po’ ovunque dei limiti nel risolvere al meglio i vari problemi. Nel nostro contesto, nonostante l’attuale buona collaborazione con le Autorità del vicino Comune di Brusio, si è giunti, a mio modo di vedere, ormai al punto di prendere in seria considerazione la fusione dei due comuni“, pronunciate da Tino Zanetti durante la sua ultima allocuzione in occasione della festa del 1° di agosto?

In sede cantonale la sopravvivenza di comuni estremamente piccoli con 50/80 abitanti (a causa di ingenti sussidi dovuti dal Cantone) può essere discussa. Ma ciò non è il caso dei due comuni valligiani. Il continuo parlare di fusione oggi corrisponde al trend della globalizzazione e centralizzazione, cioè a una moda o mania odierna paragonabile a una malattia contagiosa che si può ben denominare “fusionitis”. Come se i problemi dei nostri cittadini e dei nostri comuni li risolvessimo con le fusioni!!

È vero nei “corsi e ricorsi della storia” come diceva Gianbattista Vico, a tutte le latitudini si son conosciuti momenti più o meno forti di aggregazioni e di disgregazioni. Basti pensare alla recente storia: dei tentativi di unificare l’Europa, prima con Napoleone, poi con Hitler e oggi… con l’Unione Europea o l’Est-europeo e da ultimo i paesi “ben uniti” del Nord-Africa, dall’Egitto alla Tunisia, alla Libia, alla Siria eccetera. E qui si potrebbe continuare per analogia alle aggregazioni e disgregazioni di comuni.

Le questioni di fondo sono però quelle della libertà dell’uomo e della sua appartenenza. E questo vale anche per i comuni e non è vero quanto ci vorrebbero far credere i teorici di Coira unitamente ai professori ultraliberali di Zurigo (che hanno preparato le basi per il messaggio cantonale di riforma territoriale) che dopo i movimenti dei secoli 15mo/16mo di libertà dei comuni, oggi ci sarebbe una svolta epocale con voglia e necessità di unificare di nuovo Comuni di Valle per aggregarsi eccetera. Gli esempi, i segni dei tempi in Europa e nel mondo sopraccitati dicono esattamente il contrario: la gente vuole la libertà a costo di enormi sacrifici e anche a costo del proprio sangue!

Invece per i fautori delle aggregazioni la questione è quella unicamente economica e del relativo potere centralizzatore, cioè del potere di pochi, vale a dire dell’oligarchia! Questo procedere non è un servizio ai cittadini, bensì il contrario, perché si può ben dire che l’uomo non vive di sola economia e di potere: infatti la recente Unione Europea (UE), basata solo su questi principi, si sta sfasciando!

E qui, fra altri si può citare per esempio quanto scrive Calcagnini di Buchen in Prettigovia: “Non è certo il numero di abitanti che rende un comune “forte”, bensì la sua vicinanza ai cittadini, le svariate possibilità degli stessi di partecipare attivamente alla gestione della comunità, la capacità di trasmettere agli abitanti un senso di sicurezza e di permettere loro d’identificarsi. Le strutture a piccole dimensioni e la democrazia diretta si sono affermate nel corso della storia e sono la base del benessere e della stabilità di cui godiamo. Piccolo ma indipendente, è questo il nostro punto di forza!” (cfr. Il Grigione Italiano 17.03.2011)

Il Viadotto di Brusio fresco di restauro



Pensa che la fusione fra i due comuni valligiani sia utopia o realtà?

Ritengo che una tale fusione sia un’utopia.

Quali fattori hanno secondo lei impedito fino ad oggi una fusione comunale in valle?
Credo che dopo 300 anni di lotta di liberazione di Brusio da Poschiavo e oltre 150 anni di autonomia, Brusio non abbia mai avuto né il desiderio né sentito la necessità di ritornare sotto il dominio predominante di Poschiavo.

Quali i vantaggi di una fusione comunale in Valposchiavo secondo lei?
Non ne vedo.

Quali gli svantaggi?
Più ci penso e più scorro le esperienze non solo di tempi passati ma anche quelle recenti (quasi ogni mese una nuova esperienza negativa, di recente per esempio quella degli appalti pubblici!), e più vedo solo svantaggi per Brusio!

Pensa che raggiungeremo la fusione dei comuni di Poschiavo e Brusio nei prossimi anni? Se sì, entro quale anno approssimativamente? Dove dovrebbe situarsi la sede amministrativa del nuovo ed unico comune? Che nome darebbe al nuovo ed unico comune valligiano?
In seguito alle risposte date dall’articolo citato e da quelle sopra riportate, queste ultime domande sono superflue.

 




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