Uno svizzero quando parla italiano lo riconosci subito

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Gioele Mozzillo ha qualcosa da dichiarare.

Con il video dei pizzoccheri

Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la Pro Grigioni Italiano si propone di interrogarsi sui rapporti fra la Repubblica e la Confederazione elvetica. Da sempre le relazioni fra i due stati sono molto intense e in ambo le direzioni arricchenti, questo particolarmente nelle regioni di confine, dove gli incontri e gli scambi sono quotidiani.
Il progetto ”Qualcosa da dichiarare” ideato e sviluppato dalla Pgi Valposchiavo in collaborazione con i portali online IL BERNINA e Altarezia.info, si prefigge di dar voce ai tanti valtellinesi e valposchiavini che ogni giorno varcano la frontiera, come Gioele Mozzillo.



Nome e Cognome: Gioele Mozzillo
Anno di nascita: 1994
In Valposchiavo: dall’anno scolastico 2010/2011
Attuale impiego: 2010/2011 presso la Falegnameria Rezzoli a Brusio, ora presso una falegnameria in Italia
Domicilio: Bianzone
Durata tragitto casa-lavoro: 15/30 minuti


Da bambino per te la Svizzera era…

Quando da piccino andavo a Livigno con i miei genitori e per la strada li sentivo dire “quando torniamo in Italia…” mi chiedevo “e adesso dove siamo, scusate?”.

Come sei arrivato all’esperienza formativa in Valposchiavo?
La ritenevo una buona opportunità. Mi piaceva l’idea che si mettesse subito in pratica il lavoro per il quale si studia, applicare subito gli studi: un giorno di scuola e quattro o cinque al lavoro.

Qual è la cosa che più ti piace di quel che hai trovato in Valposchiavo?
La “precisione svizzera” che hanno nel fare e nell’affrontare le cose; il modo di fare che tante volte sembra rigido ma che aiuta la perfetta organizzazione.


Cosa ti sei portato da casa quando hai “attraversato” il confine?

Un po’ di brio e di spirito italiano, un po’ di vivacità, per affrontare gli atteggiamenti a volte troppo seri o silenziosi.

Ti è mai capitata una situazione particolare alla dogana?
No, mai niente di particolare. Ma le prime volte mi sentivo proprio osservato, quasi in modo sospetto. Invece poi avendo capito che passavo tutti i giorni per scuola e lavoro è diventata una cosa normale e mi facevano passare senza chiedere mai nulla.

Per te cambia qualcosa al di qua o al di là di Piattamala?
Noti la differenza! E penso a quanto siamo fortunati a vivere qui così vicini: posso andare in Svizzera quando voglio! Non tutti possono farlo! Per noi che abitiamo qui è normale, ma è qualcosa di particolare!

Quando hai pensato ”ma questi sono proprio svizzeri”?
A scuola con i professori, perché in classe eravamo in prevalenza italiani (su ventitré o ventiquattro alunni solo due o tre svizzeri) e i professori erano proprio svizzeri, nel senso che avevano polso. Intendo in modo positivo come metodo, che per l’insegnamento dà i suoi risultati. E poi il modo di parlare… uno svizzero quando parla italiano lo riconosci subito.

Puoi esprimere un desiderio: in Valposchiavo o in Valtellina ci metti o ci togli… ?
In Italia ci metterei proprio un po’ dell’organizzazione di oltreconfine e in Svizzera manca un po’ l’idea di “festa” e questa dovrebbero un po’ impararla da noi.

Ed infine: hai qualcosa da dichiarare?
Che con i miei colleghi si è instaurato proprio un bel rapporto, e poi è stato proprio il mio primo posto di lavoro e mi sono affezionato e ogni tanto mi mancano.



Nicoletta Cantoni