“Il parto è un viaggio agli estremi della vita”

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“Un parto per noi è un evento naturale, non una malattia.”
Se Serena Bonetti Bontognali propende per il parto all’ospedale, la famiglia Beti ha fatto un’altra scelta. Leggi la sua motivazione e poi partecipa alla discussione.


Allora Johanna e Otmaro, parlateci un po’ della vostra famiglia: in quanti siete?

Siamo in quattro. Oltre a noi due, i nostri figli Ismaele e Giacomo, venuti al mondo nel 2009 e nel 2011.

I vostri figli sono nati entrambi a Poschiavo, potete raccontarci come è andata?
Il nostro primo figlio sarebbe dovuto nascere a casa nostra. Durante il parto ci sono state delle complicazioni legate ad uno “stato passivo” (le doglie non proseguivano), e la levatrice responsabile, che mi seguiva al domicilio, ha deciso che era meglio recarsi in ospedale per concludere il parto stesso. In ospedale ci sono volute poi altre due ore per veder nascere Ismaele. Il nostro secondo figlio invece, Giacomo, è nato fra le mura di casa. Si è trattato di un parto molto bello.



Parlateci un po’ di questa scelta, da dove nasce quest’idea? Caso o frutto di una riflessione più profonda?
Un parto per noi è un evento naturale. Un parto non è una malattia, indifferentemente da dove avvenga, che sia in ospedale, in case adibite all’occasione (“Geburtshaus” in tedesco), o al proprio domicilio. Si tratta di un’esperienza che può portare una donna ai limiti delle proprie forze fisiche e emotive. Stiamo parlando di momenti caratterizzati da forti dolori seguiti da tanta felicità.

Ci teniamo a sottolineare che in Svizzera e in gran parte dell’occidente il parto sta perdendo molto in termini di naturalezza. Uno studio del 2008 dice che statisticamente in Svizzera ogni tre parti uno avviene tramite taglio cesario, un’operazione medica, che il più delle volte avviene in seguito ad un desiderio e non a un’indicazione medica ben precisa. Al tempo stesso viene messa in forte discussione la necessità del vivere tanto dolore durante il parto. Molte donne preferiscono chiedere preventivamente un’anestesia peridurale, che alleggerisce di conseguenza il dolore delle doglie fino a toglierlo completamente.

Come detto, per noi il parto rientra nel quadro degli eventi fra i più naturali della vita, e Johanna ha deciso di affrontare in maniera integrale il dolore che ne può derivare. In maniera emotiva e fisica ci abbiamo messo tutte le nostre forze. Forze che io, Johanna, come donna ho potuto sviluppare al meglio, in un posto dove mi sono sentita a mio completo agio, un luogo dove ho potuto sentire la fiducia necessaria.

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E come funziona esattamente? Esiste un’associazione di accompagnamento o ognuno si organizza come meglio crede?

Al momento in Valposchiavo non c’è nessuna levatrice che può seguire un parto a domicilio. Ci vuole un certificato a livello cantonale, e la levatrice deve trovarsi nelle condizioni familiari e personali ideali, in maniera da poter essere raggiungibile e disponibile in ogni momento (giorno e notte), a partire da tre settimane prima del termine previsto. Gerda Umenhofer, levatrice a Pontresina con molta esperienza, ci ha dato la disponibilità nell’accompagnamento del nostro parto a domicilio. Per entrambi i figli ha seguito tutti i controlli prenatali, era presente ai due parti, e ci ha accompagnato nelle settimane successive al domicilio. I risultati delle consultazioni li ha mandati al nostro medico curante a Poschiavo che ha anche effettuato un’ecografia durante l’arco della gravidanza. Egli sapeva della nostra intenzione di partorire al domicilio, e al tempo stesso erano informate anche le levatrici dell’Ospedale San Sisto. In seguito alle complicazioni durante il parto del nostro primo figlio, è bastata una telefonata e la levatrice di turno, accompagnata dal medico, ha proseguito lo svolgersi del parto direttamente all’ospedale. Sono state necessarie iniezioni di liquido stimolante per le doglie, procedura che una levatrice non può praticare al domicilio. Grazie al duraturo accompagnamento della levatrice al domicilio e alla buona collaborazione con il personale specializzato dell’Ospedale San Sisto, mi sono sentita sicura.

Perché non in ospedale, come fa la gran parte della gente?
La casa è la casa. Si tratta del luogo dove in assoluto mi trovo più a mio agio. Al tempo stesso non ho critiche da avanzare all’ospedale di Poschiavo, si tratta di un luogo accogliente, e lo spazio riservato al parto è simile a quello che si può trovare in una casa adibita al parto (“Geburtshaus”). Senza dubbio un posto sicuro dove scegliere di partorire.

E al domicilio, se ci fossero delle complicazioni durante il parto?
Come già detto, è successo durante il primo parto. Una complicazione, e per questo abbiamo fatto subito riferimento all’ospedale. Sono stati fatti studi che dimostrano al tempo stesso che un parto a domicilio è sicuro quanto un parto in ospedale. Ovviamente ci sono delle condizioni minime riguardanti per esempio la distanza dall’ospedale più vicino, la raggiungibilità eccetera. Le levatrici imparano il loro lavoro in tre anni di studio, e prima di poter seguire un parto a domicilio hanno accumulato parecchi anni di esperienza in un ospedale. Si tratta di persone che per prime sanno riconoscere un naturale e sano svolgimento del parto. Una buona levatrice che segue un parto a domicilio, alle prime complicazioni, non indugia assolutamente nel fare riferimento ad una struttura sanitaria. Chi potrebbe avere interesse che ne risentissero madre o bambino? Nessuno credo.

Una parte residua di rischio rimane comunque, ogni parto è un viaggio agli estremi della vita. Anche in ospedale possono esservi complicazioni con conseguenze gravi. Così è la vita, anche se di fronte alla tentazione di sicurezza e controllo totale, a volte ci scordiamo che siamo esseri umani. L’uomo non sarebbe umano se non fosse imperfetto. Se poi pensiamo a tutto ciò che riguarda le ecografie prenatali, i controlli e la tecnologia della quale disponiamo, credo si entri nel campo del dibattito e dell’etica. Cosa succede se scopriamo che il nascituro o la nascitura, dovessero venire al mondo con un handicap? Un tema complesso e che richiede sicuramente un approfondimento. Noi siamo dell’opinione che ognuno debba seguire le proprie ragioni. Nel nostro caso abbiamo accettato le sfide derivanti dalla gravidanza con estrema fiducia verso la vita. Il tutto è andato nel migliore dei modi.

Quali secondo voi i vantaggi e quali gli svantaggi di una simile scelta?
Per noi non ci sono vantaggi o svantaggi. Ci sono semplicemente quattro strutture dove si può partorire: ospedale, ospedale ambulante, case adibite al parto, domicilio. Una donna deve sentirsi sicura e sviluppare la fiducia necessaria in quanto sarà lei a mettere al mondo una creatura. Dal nostro punto di vista ogni donna dovrebbe avere la libertà di poter scegliere in piena consapevolezza cosa sia meglio per se stessa. Ciò possiamo permettercelo in questa parte del mondo, dove non vi sono elementi che dicono il contrario.

E la gente che vi sta attorno, come ha reagito alla vostra scelta?
Ovviamente nutriva qualche timore. Al tempo stesso ha rispettato pienamente la nostra scelta.

In termini economici, cosa comporta la scelta di partorire a casa? E la copertura assicurativa da parte della cassa malattia o altre assicurazioni?
Nel nostro caso l’assicurazione malattia ha assunto tutti i costi previsti. Sono stati assunti per esempio anche i costi di viaggio nostri e della levatrice. Credo in ogni caso che non si tratti di una scelta legata a questioni economiche. Per noi era importante il libero arbitrio, la possibilità di scegliere liberamente, in piena consapevolezza.

A chi consigliereste di seguire la vostra scelta? A chi invece proprio lo sconsigliereste?
Fortunatamente siamo ancora giovani per concederci di dare consigli. Mettere al mondo un figlio è un atto che comporta una grande assunzione di responsabilità e dovrebbe risultare una scelta personale e rispettabile nella soggettività di ogni individuo. Ogni parto dovrebbe essere accompagnato da un accadimento sicuro e da una piena fiducia. Dove una donna trovi queste condizioni, lo deve decidere lei. Ogni donna individualmente. Siamo però contrari al fatto che siano la società, con i propri usi e costumi, i medici oppure il senso comune a dettare una scelta tanto personale quanto intima.

Rifareste tale esperienza?
Per noi si è trattato di due esperienze di vita incredibili. Il secondo parto in particolare ci ha confermato che nel nostro caso il parto a domicilio è la scelta più azzeccata. E se dovesse arrivare un altro figlio, o figlia, ripeteremmo l’esperienza, insieme alla nostra levatrice, e pure agli aiuti medici necessari se richiesto dalle situazioni nelle quali ci ritroveremo.



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