“È dalla normalità che viene il male”

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Padre Camillo de Piaz, uomo di frontiera
Oggi, martedì 31 gennaio, ricorre il secondo anniversario della scomparsa di Padre Camillo de Piaz.

Rileggendo i suoi articoli pubblicati sul mensile L’AlterNativa Locale, mi tornano alla mente le sue telefonate, fatte di silenzi, di ascolto, di aiuto e, più che di consigli, di parole che emanavano una saggezza cauta, lucida. Ricordo la non-rassegnazione per la sua vista, che non gli permetteva più di leggere e di scrivere.

“Il pericolo non sta nella gravità della situazione politica: sta nella indifferenza con cui ciascuno di noi, e noi tutti insieme, ci rassegniamo alla eventualità della catastrofe”. Era il 26 marzo 1946 quando Camillo de Piaz scriveva questa verità; era febbraio 2009 quando il mensile da me diretto gli dedicava il numero di febbraio, in onore dei suoi 91 anni. Un numero dove sono intervenuti con scritti toccanti i suoi amici Alda Merini, Piergiuseppe Magoni, Giorgio Luzzi, Aldo Bonomi, Valerio Righini… Lui non era mancato con la sua rubrica, “il crocevia”, dettata ad Ivana, dove sempre con rara lucidità aveva analizzato la situazione politica italiana non senza riportarsi a fatti storici ancora attuali.

Mi piace ricordare Camillo come un grande uomo, un uomo di fede, “è vita Camillo – avevo scritto nell’editoriale – come se ti desse la forza di continuare, come una serenità che si percepisce in modo… dolce, ecco. Lui, che dice e non giudica mai”. Adesso, a due anni dalla scomparsa, mi viene da dire che quella serenità Camillo l’aveva conquistata non senza dolori, non senza sconfitte, sempre in difesa di alti ideali. È prezioso ricordarlo attraverso le sue parole nel corso di una bella conversazione…

“Mi sento parte della storia, non la giudico da fuori, puntando il dito. Uno dei miei pensieri costanti in questo periodo è quello che sta succedendo in Italia, nella stessa reazione della gente: la gente deve sempre pigliarsela con qualcuno, ma si dovrebbe prendersela con se stessi! Ci vorrebbe un’autocritica collettiva, anche quando succede qualcosa di efferato… È dalla normalità che viene il male, non è di altri, è nostro. Non giudicherei mai l’essere umano, non potrei farlo. Chi dovrei accusare per l’essere umano? Dio, ma io non arrivo fino a tanto (…)”


… Ed è bello ricordarlo nelle parole dei suoi amici, tra cui Alda Merini: “Dica a Padre Camillo di chiamarmi”, mi aveva detto Alda Merini raggiunta al telefono…

Abbiamo pianto tanto per la nostra Milano

Sono passati molti anni dal mio incontro con Padre Camillo, posso dire poco di lui, solo che con Padre Turoldo hanno ricostruito Milano, erano due fratelli ideali, esenti dal peccato, se posso dirlo. Il loro coraggio è stato sottovalutato, soprattutto dalla Chiesa.

Padre Camillo mi ha sposato con mio marito, il panettiere, panettiere lo dico volentieri perché era un uomo semplice, che mi ha regalato quattro figli, la più grande gioia per una donna… Non mi sono mai innamorata di Padre Camillo, tutte le donne si innamoravano di lui, era un uomo bellissimo, molto più di quei pezzi da copertina.

So che Padre Camillo ci vede poco, anch’io ci vedo poco… abbiamo pianto tanto per la nostra Milano… Padre Camillo e Padre Davide sono due eroi del cristianesimo. So che Camillo ha bisogno di soldi, come tutti gli anziani, le malattie costano ma io non posso aiutarlo, sono vecchia e malandata… Ma questa esplosione di bellezza e di fede… Io, Camillo e Davide, tre poeti maledetti, ma benedetti da quel grande bacio spirituale che è la presenza divina. Fuori dalle righe, tutti e tre.

(Alda Merini, l’AlterNativa Locale, febbraio 2009)




Cristina Culanti