La Livera: un bosco malato

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Ne abbiamo parlato con l’ingegnere forestale Gilbert Berchier
Passando con la macchina sulla strada cantonale, appena sopra gli ultimi caseggiati di Brusio, si osserva la sofferenza del bosco de La Livera. L’occhio cade inevitabilmente su questi alberi spogli e rinsecchiti destinati a diventare legname. L’ingegner Berchier ha gentilmente risposto alle nostre domande su questo tema.



Ingegner Berchier, quello de La Livera è un bosco malato?

Sì.

Da quanti anni? Di quale malattia si tratta e quale specie di conifera è stata intaccata?
Il bosco ha subito l’attacco del bostrico del pino silvestre. La maggior parte dei pini è deperita durante il periodo 1996-2007.

In che modo agisce il bostrico all’interno dell’albero e quali danni provoca?
Il bostrico del pino silvestre è un insetto che perfora la corteccia principalmente nella chioma dei pini silvestri, per depositare le uova. Il danno provocato porta all’interruzione del trasporto linfatico nella chioma e poi al deperimento della pianta.

Cosa si può fare per bloccare questa malattia?
Non si conosce nessun modo per combattere questa calamità naturale. Dopo il 2007 abbiamo notato un rallentamento della malattia.

Ci sono in Valposchiavo altre zone che sono sottoposte allo stesso pericolo?
Sì, i boschi sopra Brusio-Campascio, quello sopra la strada cantonale per Viano e il bosco sopra Pagnoncini.

Potete fare qualcosa per prevenire l’instaurarsi della malattia?
L’unico sistema è di favorire la crescita di altre piante. Comunque si tratta di un ciclo naturale che prevede la lenta sostituzione del pino silvestre con altri alberi.

Avete tagliato gli alberi vicini alla linea ferroviaria. Temevate che potessero cadere sui binari?
Sì.

A quanto si osserva state lentamente disboscando il pendio. A cosa può servire il legname tagliato? E quale strada prenderà?
Il legname tagliato è di qualità scadente. Può essere utilizzato solo come combustibile. Verrà fornito in forma di cippato per il teleriscaldamento di Tirano.

Quali azioni avete in mente di compiere nel breve periodo per risanare il bosco?
Ora stiamo tagliando i pini secchi sul pendio in modo tale che il bosco novello di larici, frassini, tigli, abeti rossi, pini silvestri, querce, ciliegi, noccioli etc. possa crescere in maniera migliore. Comunque, questo è stato possibile grazie alla protezione degli alberi secchi che hanno garantito per un periodo di circa dieci anni un microclima di semi-ombra.

Quali saranno i progetti a lungo termine per rivitalizzarlo?
Abbiamo aspettato per tagliare i pini fino all’instaurarsi naturale di altre specie boschive. Ora questa giovane selva naturale è molto forte e, con il taglio dei pini secchi, lasciamo spazio alle nuove piante. Fra circa dieci anni si passerà al dirado del bosco novello per garantire una crescita forte e stabile. Dunque il nostro compito è di sfruttare lo sviluppo naturale e di accompagnarlo con gli interventi curativi di selvicoltura. In questo modo pensiamo di garantire al meglio la funzione di protezione di questi boschi importanti.