Il Premio letterario grigione ad Andrea Paganini

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In meno di dieci anni una produzione già ricca
Serata particolarmente piacevole, quella a cui abbiamo potuto assistere, mercoledì scorso 8 febbraio, in occasione della consegna del Premio letterario grigione ad Andrea Paganini. [di Luigi Menghini]

L’atmosfera al secondo piano della Biblioteca cantonale era particolarmente calorosa, risuonavano infatti voci prevalentemente italiane; situazione alquanto infrequente nel contesto di questo premio, che ha visto la luce nel 1999 e che è stato elargito per la 14ª volta, quest’anno. Prima di Andrea Paganini, Cesare Santi nel 2004 e Vincenzo Todisco nel 2005 ebbero l’onore di esserne laureati, quali italofoni.

A dare una rifinitura di unicità all’evento è stata certamente la laudatio tenuta dall’emerito professore dell’Università di Zurigo, dr. Georges Güntert. Alternando l’italiano al tedesco, il prof. Güntert ha dapprima sottolineato che “una delle grate soddisfazioni di un anziano docente consiste nel veder crescere i talenti che abbiamo intuito nei nostri allievi”, citando alcuni esempi di suoi studenti che nel frattempo hanno fatto carriera in disparati ambiti. Dopodiché si è addentrato nei meandri delle rimembranze, ricordando gli incontri avvenuti con Paganini ai tempi dei suoi studi, appassionato di “letteratura dall’orientamento etico”. Grazie a Paganini, Güntert ha scoperto lo scrittore cattolico Igino Giordani e potuto percepire la passione del laureato per Dante. Dopo aver ottenuto la licenza, infatti, il progetto di dottorato di Paganini verteva sul “sommo poeta”; al ché, come è solito fare di fronte a questo genere di studente “indipendente”, Güntert gli ha richiesto di soffermarsi e riflettere attentamente e poi di presentargli un progetto particolareggiato.

Il ritrovamento nella soffitta della Tipografia Menghini, con la biblioteca di don Felice Menghini e una notevole mole di corrispondenza, ha cambiato il corso delle cose, “rivelandosi una scoperta sensazionale” per Paganini. Attraverso quest’attività di ricerca attorno al Fondo Menghini, il laureato è entrato di volta in volta nei panni dello storico, del filologo, dello scrittore e nientemeno che dell’editore. I libri pubblicati dal laureato hanno sicuramente un valore che supera l’ambito storico locale. “Il merito principale del lavoro di ricerca di Paganini”, così Güntert “è a mio avviso di carattere storico culturale, che non riguarda solo la Valle di Poschiavo, bensì tutta la Svizzera italiana. Chi in futuro vorrà occuparsi dei rapporti tra la Svizzera e l’Italia durante la Seconda Guerra mondiale non potrà fare a meno delle pubblicazioni di Paganini.

Güntert si è soffermato quindi sul valore letterario delle scoperte di Paganini, che devono essere valutate caso per caso: “non tutto convince, non tutto raggiunge lo stesso livello”; ci sono pubblicazioni di don Felice Menghini che sollevano contraddizioni, come ad esempio le traduzioni di Rilke. Nella Tipografia Menghini “si incontrano scritti di carattere provinciale e opere di vero valore culturale”, di cui fanno parte le primizie di autori che si affermeranno in seguito, come Fasani. Paganini, occupandosi con “ammirevole pazienza e irriducibile zelo” di questi autori e delle loro opere, si è procurato notevole merito nel Grigionitaliano e nel Cantone. Tutti gli scrittori trattati hanno un denominatore comune: la responsabilità etica, il loro impegno e l’intendere la letteratura non fine a sé stessa, ma come mezzo comunicativo tra le persone.

Una delle cose più belle che di Paganini abbia letto”, ha chiosato Güntert, “è il saggio dedicato a Silone”, apparso nella Relazione d’esercizio 2009 della Banca Popolare di Sondrio, in cui l’elemento più coinvolgente è “la partecipazione emotiva di chi osserva e giudica la vicenda esistenziale dello scrittore, cercando di «mettersi nei suoi panni». In certi momenti di questo vibrante saggio si crede quasi di percepire il respiro di Paganini, si sente il tono fervido della sua voce e si è coinvolti dalla passione di chi difende, convinto, prima ancora dell’opera letteraria, l’uomo Silonee ha conclusosiamo di fronte a un esempio di critica appassionata, ma convincente nel modo di argomentare e basata sulla conoscenza dei fatti. Ho raramente avuto un tale piacere leggendo un saggio critico su Ignazio Silone”.

Il premio non suggella una produzione, ma contribuirà a che ulteriori possano vedere la luce.