Decidiamo noi di noi stessi!

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Previdenti quegli anziani che decidono da soli il loro domani, prima che lo facciano altri
Bazzicando all’interno di una casa anziani inevitabilmente vedi gente in carrozzella, altra che cammina a stento, altra con evidenti conseguenze dell’età, ma sorprendentemente vedi anche persone in buono stato fisico.


Uomini ben vestiti, che leggono i giornali, che partecipano all’attività della casa, che escono e entrano; donne, se pur di età avanzata, ancora di bella presenza, ben vestite, con evidenti sedute settimanali dal parrucchiere, che escono e entrano nelle varie ore della giornata e a queste constatazioni ti chiedi: chi le ha mandate nella Casa di riposo, o più precisamente, nella Casa Anziani? Preciso nella Casa Anziani che non è l’ospizio, che non è il ricovero, che non è nemmeno la casa di riposo, ma quella che a quel punto viene considerata la loro casa.

È luogo comune che chi si trova in queste case sia stato costretto dalla famiglia, o da qualche ente. Invece, nella pratica vanno smentiti questi pregiudizi. Infatti poi parlando, senza la pretesa di fare una indagine, ti rendi conto che sono persone, pur sempre anziane, ma previdenti, che valutando la situazione, specialmente nel caso che siano rimaste sole, decidono di propria iniziativa di scegliere la Casa Anziani. Non sono persone fuggite dalla famiglia e nemmeno dalla società, ma d’accordo con i figli e valutata la situazione, cercano e scelgono l’ambiente che possa garantire loro una vita in strutture adatte, anche se oggi sono in buone condizioni, perché destinate per natura a peggiorare con il tempo. Si garantiscono un avvenire sereno senza impegni e senza essere di peso sulla famiglia.


L’opinione pubblica vuole che l’anziano resti nella sua casa e nella sua famiglia e siamo d’accordo, ma in condizioni normali, ossia fino a quando regge la coppia e sono ambedue sufficienti, ma non è da tutti. Basta guardare nella pratica. La casa, la famiglia va bene, per gli anziani fino a quando vivono marito e moglie. Può andare bene anche quando vive uno dei due, purché autosufficiente. Da esperienze, comincia a essere una mezza tragedia quando uno dei due diventa invalido. È vero che ci sono i figli, ci sono gli aiuti sociali, ma il peso più grande rimane per i due. La moglie o il marito che si deve prendere peso del compagno direttamente; per l’invalido che oltre al male, sente il peso dell’altro coniuge. Difficilmente ha nella casa privata le strutture adatte alla situazione. Si chiede alla famiglia l’obbligo del sostegno? Ma a ottant’anni (e chi mi legge sa che scrivo solo per esperienze), guardandosi attorno ci si domanda: “Dove è la famiglia sulla quale poter contare?”

Della propria, metà generalmente, a quel punto se ne è già andata per il proprio destino. Fratelli o figli, per solito sparsi in giro per il mondo e se in paese o nelle vicinanze hanno tutti un carico proprio da portare avanti. I nonni sono preziosi ammesso che siano autosufficienti, in caso contrario è un problema da ambo le parti. Non è una felice soluzione quella di inserire l’anziano in una nuova casa, all’interno di una nuova famiglia, e peggio ancora se in un altro paese. La Casa Anziani, quando scelta personalmente e prima che siano gli altri a decidere, a nostro parere è quindi l’ideale, se fatto per tempo dall’interessato; la soluzione giusta da ambo le parti.



Certo una vita comoda, senza impegni, con tutte le strutture adatte, ha anche dei costi, quindi non accessibile a tutti, ma quando c’è l’accordo in famiglia, e l’anziano è previdente, si trovano soluzioni possibili. C’è chi cede l’attività di famiglia ai figli e si assicura la rendita necessaria per la sua pensione o cerca altre soluzioni possibili. È vero che oggi tutti abbiamo una pensione vecchiaia, ma attenzione che va bene se si vivacchia da sani nella propria casa, ma non si va più in là, senza la pretesa di una indagine. La scelta personale in questa direzione, se appena accessibile, risparmierà se non altro il dolore, la rabbia di dover pensare che si è stati messi per forza nella Casa Anziani, come rifiutati della famiglia. Quindi la disposizione personale è già garanzia di successo.

È quello che auguro a me stessa e a chi si trova nella situazione di decidere del proprio avvenire. Da ricordare un verso di Quasimodo: “Ognuno sta solo sul cuore della terra”. Anche chi è nato in famiglie numerose. E allora, se è il caso, decidiamo noi di noi stessi, fin dove si può.


Luisa Moraschinelli