Impegno forte e convinto a difesa della nostra lingua

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Deputazione Grigionitaliana
Forte e convinto: così è stato l’impegno della Deputazione grigionitaliana nel Gran Consiglio a difesa dell’italiano come lingua di insegnamento nella scuola pubblica grigionese; un ruolo che si sarebbe voluto ridurre, se non addirittura cancellare, per far posto all’inglese.

I nostri rappresentanti hanno fatto sentire la loro voce già nel dibattito d’entrata in materia, ma soprattutto al momento dell’esame dell’articolo 30, quello riguardante l’insegnamento delle lingue straniere, e cioè che “la prima lingua straniera nelle scuole elementari di lingua tedesca è l’italiano” e il suo insegnamento “inizia nella terza classe elementare”.

Pubblichiamo passaggi degli interventi di alcuni parlamentari grigionitaliani, cominciando proprio dal presidente della Deputazione.


Maurizio Michael (Bregaglia)

Io ho un sogno… In questo sogno vedo la popolazione del nostro Cantone che riconosce e apprezza la realtà linguistica e  culturale dei Grigioni, che si sente parte integrante di questa grande e unica realtà. Nel mio sogno i Grigioni tutti, anche quelli di lingua madre tedesca, condividono e difendono la nostra varietà culturale e linguistica, la vedono come elemento basilare e fondamentale per la propria esistenza e per il proprio sviluppo, ma soprattutto la vedono come elemento caratterizzante e di differenziazione nei confronti degli altri. Nel mio sogno il concetto di sostenibilità al quale spesso vien fatto riferimento non è un concetto vuoto e materialistico, privo  di contenuti veri, ma tiene conto, oltre ai fattori ambientali ed economici, di fattori sociali, culturali, storici e identitari.


Rodolfo Fasani (Mesocco)

Soprattutto è nella scuola che l’italiano va difeso, arricchendo il lessico poverissimo dei nostri allievi dando loro sicure competenze grammaticali e sintattiche, evitando con ciò un probabile analfabetismo di ritorno. E poi, occorre far conoscere e amare la cultura italiana. Perché una lingua non è nulla senza la cultura alla quale ha dato la vita e nella quale si è espressa. Fino a quando non ci si renderà conto che le lingue minoritarie fanno parte della nostra identità e della nostra cultura, fino a quando potrà succedere che una persona che si trovi a parlare in luogo pubblico non venga ritenuta come uno straniero, ma semplicemente un grigionese che viene da un altro luogo e che parla italiano. Dobbiamo ricevere il rispetto che meritiamo e per questo il ruolo della scuola è fondamentale, perché può contribuire a creare e promuovere quella conoscenza reciproca che altrimenti viene a mancare. Solo così il nostro Cantone cesserà  di essere ufficialmente trilingue con una popolazione che però non è. Il compito di superare le barriere linguistiche va assegnato innanzitutto alla scuola, chiamata sempre più a risolvere l’intercomprensione linguistica, così da avere una vera convivenza tra i gruppi linguistici.


Dario Monigatti (Brusio)

L’inglese, anche se considerato indispensabile, rappresenta una minaccia latente per l’italiano che si vuole sempre più marginalizzare. Battiamoci a favore delle lingue ufficiali perché sono un bene prezioso per la cura dell’identità multilingue che si regge grazie all’apprendimento reciproco delle lingue grigionesi nelle nostre scuole obbligatorie. L’italiano appartiene ai Grigioni. La nave linguistica attuale sulla quale navighiamo ha posto in special modo per tre lingue: tedesco, italiano e romancio. Se vogliamo fare un inchino all’inglese facciamolo lontano dalla costa per evitare conseguenze dai risvolti incomprensibili. Eviteremo così tensioni che le prossime generazioni non ci perdoneranno. Ritroviamo l’orgoglio di essere Grigionesi evitando il funerale dell’italiano nelle scuole tedesche e lasciamo lo status quo del concetto linguistico discusso ampiamente in lungo e in largo nel 2008 in Gran Consiglio. Mantenere e coltivare l’italiano è infine una dimostrazione di rispetto verso la popolazione italofona, che non manca mai a sua volta di rispettare le altre lingue ufficiali del nostro Cantone.


Paolo Papa (Calanca)

Posso assicurarvi che da noi, nel Moesano, le simpatie per i Grigioni aumentano. Lo provano i  numeri di allievi in costante aumento che si iscrivono alla Scuola cantonale di Coira e che ne apprezzano la qualità. Proprio alla Scuola cantonale avviene l’incontro dei futuri quadri del Cantone, che imparano il rispetto reciproco tra le diverse diversità linguistiche e culturali; e imparano pure ad apprezzare che una diversità linguistica è una ricchezza anzitutto a livello personale e che lo Stato, a lunga scadenza, non può che approfittare se i cittadini sono più formati linguisticamente e culturalmente, non perché lo dice la legge ma perché ci credono. Ed è anche per questi motivi che credo fermamente nel valore della scuola pubblica come officina che forma i futuri cittadini. Se si vuole mantenere l’insegnamento di una lingua cantonale ai nostri figli è anche per un arricchimento culturale e per far capire loro l’importanza della nostra volontà di convivenza e di accettanza reciproca tra le nostre culture e le nostre regioni. Gli allievi germanofoni hanno difficoltà ad apprendere la lingua italiana o romancia, tanto quanto i nostri figli di madrelingua italiana hanno difficoltà ad apprendere la lingua tedesca. Il problema certe volte è nei genitori e negli insegnanti. Se già loro si dimostrano scettici e critici verso la lingua italiana, come possiamo convincere gli allievi stessi della bontà e del risultato finale che si vuole raggiungere!


Cristiano Pedrini (Roveredo)

Questa sessione straordinaria è senza dubbio la dimostrazione di come il Parlamento e il Governo abbiano a cuore e prendano sul serio la nostra scuola (e ci mancherebbe altro…).  Già in fase di procedura di consultazione e delle varie riunioni dei partiti abbiamo potuto constatare che praticamente tutti i parlamentari si sono chinati seriamente sulla tematica, hanno avvicinato o sono stati avvicinati da membri delle più importanti e autorevoli associazioni in ambito scolastico. L’articolo 30 è stato uno di quelli che ha sollevato più discussioni e che ha fatto riscaldare particolarmente gli animi, anche all’interno delle varie frazioni. Personalmente sono convinto che la proposta del Governo e della Commissione per la formazione e la cultura (decisione presa all’unanimità, dato da sottolineare) sia senza dubbio la migliore per la nostra scuola e per il nostro Cantone; per questo va fortemente sostenuta.



Marco Tognola