Può un pezzo di muro a secco essere considerato un’opera d’arte?

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Se lo chiede Luisa Moraschinelli. Dalle la TUA RISPOSTA!
È una storia lunga, ma visto che ci sono persone e luoghi comuni, parliamone. Il tempo di bere un caffè è poco visto che dobbiamo andare oltre oceano, ma vada per un tè.

Partiamo dall’inizio, dal PEN Club che è una associazione di scrittori di tutto il mondo e che ogni anno tiene il suo Congresso in una differente Nazione. Nel 1987 fu la volta di Lugano. A capo c’era il nostro convalligiano Grytzko Mascioni. Il Congresso per solito dura una settimana. Io non ero del PEN ma dell’ASSI che a quei tempi andavano unite sempre sotto la guida di Mascioni. La delegazioni più combattiva a quel congresso era quella coreana che puntava per l’elezione dell’anno seguente a Seoul (e la vinsero).

Per solito alla fine del congresso offrono ai partecipanti una gita per far conoscere le bellezze paesaggistiche del posto. Nel nostro caso non poteva che essere il tipico giro: Ticino, Grigioni e Valtellina. Veramente io non avevo diritto a partecipare, ma Grytzko, senza tanti complimenti, al tavolo organizzativo del Palazzo dei Congressi, dove si tenevano gli incontri, ha preso i programmi e me li ha messi in mano dicendo che dovevo partecipare comunque a quel viaggio, anche perché oltre a essere del posto, scribacchiavo su i giornali della Valtellina.

Sorvolando sul Congresso, l’ultimo giorno, come da programma, si parte di buon mattino in pullman. Prima sosta alla Biblioteca di Malora; seconda St. Moritz, con pernottamento, terza Poschiavo ricevuti alla Casa Torre dalle autorità. Sempre in giornata, proseguimento verso la Valtellina con sosta a Teglio per proseguire sul lago di Como dove, in un grande Hotel avevano preparato un suntuoso pranzo, ma non c’è stato il tempo che per un frettoloso assaggio e poi rientro a Lugano. Ci sarebbe tanto da dire su questo viaggio, anche per la partecipazione di personaggi, fra i quali un premio nobel (che mi sfugge il nome), Mimma Mondatori e altri, ma fermiamoci a Teglio.


Teglio da ricordare anche per un brutto incidente; una partecipante americana ha fatto a rotoli la lunga scala del Palazzo Besta e tenuto conto che a quei tempi non era ancora attiva la Croce Rossa, ha dovuto occuparsene il nostro Grytzko, portandola all’ospedale di Sondrio. Evidentemente con grande dispiacere di tutti. Comunque non possiamo evitare la visita al Palazzo Besta anche perché l’oggetto di questo mio racconto parte da lì. Sempre a Teglio i partecipanti erano molto interessati al Palazzo. Guardavano, fotografavano dentro e fuori. Io ho visto fotografar anche il muro di cinta, ma pensavo fosse solo per inquadrare l’intero palazzo.

Rientrati a Lugano, il giorno appresso il Congresso si concluse con una serata, in un ambiente tipico di Lugano, offerto dai coreani felici di poter contare sull’assegnazione del seguente Congresso da loro a Seoul. Fra i coreani, già dall’inizio avevo stretto amicizia con una signora di Seoul, pittrice, scrittrice conosciuta anche per essere la traduttrice di Guareschi.

L’anno dopo, avvicinandosi il congresso di Seoul mis Min mi scrive informandomi che “se partecipo con il gruppo di Lugano al loro congresso mi offre ospitalità”. Un’allettante offerta, ma io non ero socia del PEN. “Semplice” mi disse l’organizzatrice ticinese, “ti iscrivi, paghi il viaggio (che si trattava pure di una buona cifra) e vieni con noi”. Dopo lunga riflessione, accetto. Un viaggio a Seoul non è da poco, sicuramente unico nella mia vita di quel genere e così distante. Siamo in cinque o sei della delegazione.

Ma non voglio qui descrivere il Congresso anche perché è già immagazzinato in “quattro viaggi con il PEN CLUB”, ma voglio ricordare che in anteprima abbiamo visto gli impianti per l’apertura delle olimpiadi di quel periodo (1988) e essendo mis Min impegnata in tante mansioni, vedi fotografa, organizzatrice eccetera, ho goduto del privilegio di essere un po’ dappertutto con lei. Percorrendo distanze immense e comodamente passando da un posto all’altro in quanto il marito costruttore aveva messo a disposizione della moglie il suo autista, che poi ci accompagnava anche all’hotel Schareton dove si tenevano gli incontri del Congresso, quindi avvantaggiata anche in rapporto alle mie colleghe per gli spostamenti.

Ma occupiamoci del soggetto di questo racconto. Finalmente dopo un lungo giro ci siamo. Fra le tante manifestazioni in programma, sia in occasione delle Olimpiadi che del Congresso del PEN, c’era una mostra di quadri in un grande hotel del centro di Seoul. Io oltre che invitata con la mia delegazione, ero presente come aiuto alla Signora Min che oltre a essere organizzatrice della mostra era anche l’autrice delle opere esposte. I quadri trattavano in prevalenza ingrandimenti fatti da lei sia a riguardo delle olimpiadi, ma anche d’altro e in particolare su viaggi incluso quello in Italia. Mi era pure passato per mano un pezzo di compensato di ca. un metro quadrato, ma non vi avevo fatto caso. Pensavo fosse di supporto a qualche altro quadro, ma quando ho visto assegnato il titolo, sono rimasta di stucco. Diceva: “Palazzo Besta di Teglio, Valtellina (Italia)” e nient’altro.

Ora ripropongo la domanda ai lettori, senza offendere le preferenze artistiche dell’autrice: “Può un pezzo di muro a secco costituire un’opera d’arte, tanto più ripreso nemmeno all’interno, ma dal muro di cinta esterna di un pur prestigioso edificio?”

Spero che non veda questo mio articolo l’amico Donchi di Teglio. Anche se magari potrebbe rallegrasi che un pezzo di muro del loro storico e prestigioso palazzo abbia avuto l’onore di essere esposto a una mostra in un grande Hotel di Seoul.



Luisa Moraschinelli