Il violoncello

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Il violoncello nella storia… e nella mia storia

Vorrei per un momento ritornare con la memoria ai miei primissimi ricordi di incontro con il mondo della musica; ovvero quando bambina di 5 anni aspettavo con desiderio e curiosità il permesso di ascoltare le prove di quartetto in casa dello zio violinista al piano di sopra con l’obbligo di stare nel più assoluto silenzio, pena il ritorno repentino ai piani inferiori e – ahimé – l’ascolto lontano della musica di Borodin, di Haydn… senza la visione dei quattro suonatori alle prese con quegli strumenti così brillanti nelle loro vernici, così affascinanti nelle forme sinuose che riproducendosi uguali si allungavano, si dilatavano dal violino alla viola fino al violoncello, suscitando un gioco dell’occhio e dell’orecchio che dallo strumento piccolo e acuto passava via via al più grande e più grave per ritornare di nuovo al più piccolo. E la mia attenzione si fermava a lungo su quello più grande: il violoncello! Come se all’interno di quell’unico strumento che è appunto il quartetto d’archi nella sua realizzazione più alta il violoncello contenesse tutta la tensione dell’estensione dei registri dei quattro strumenti, mi appariva un essere più che uno strumento, con testa, collo, polmoni, fianchi, gambe in una relazione animata con il suonatore.

 

 

“Tu suonerai il violoncello” un bel giorno quindi decretò lo zio per la sua nipotina che da tempo seguitava a domandare di poter suonare uno strumento… e così la mia storia incrociò la storia del violoncello! Sì perché ognuno di noi nel momento in cui si dedica alla pratica di uno strumento raccoglie, attraverso gli insegnamenti del proprio maestro, la tradizione, il passato e il presente di quell’arte, potendo a nostra volta, pur nel nostro piccolo, continuare questa trasmissione di conoscenza. Significa dunque essere consapevoli che tutte le nostre attuali conquiste sullo strumento sono radicate in un passato di appassionante ricerca da parte di molti artisti-ingegni umani, nel “cavare, estrapolare”, nuove potenzialità dal violoncello come da ogni strumento musicale. Una ricerca che noi insegnanti con altrettanta passione dobbiamo ripercorrere e stimolare nei nostri allievi a partire dai primissimi momenti in cui il bambino, il piccolo allievo, portandosi il violoncello al petto si chiude in un “abbraccio vibrante” unico, emozionante come lo fu per quei coraggiosi che in tempi remoti fecero scendere dal braccio gradualmente fino alle ginocchia una cassettina di legno che si andava a sua volta modellando in linee curve, arcuate per adattarsi al movimento sempre più sofisticato delle braccia di sconosciuti artisti.

Suonatore di Ribeca, dal Rebab degli orientali che significa legare, infatti con l’arco possiamo produrre suoni continui, legati. La Ribeca è il precursore della famiglia delle viole dalla quale si differenziano a partire dalla metà del ‘400 il violino, la viola, il violoncello.

 

 

Tolosa 2010: un moderno suonatore di Ribeca

 

Ricordo il primo violoncellista Petronio Franceschini (1650-1681) riconosciuto come tale, ingaggiato con contratto presso la cappella di S. Petronio in Bologna, Giuseppe Jacchini (1700) che si ritiene il primo compositore di concerti per violoncello: “concerti per camera a tre e quattro strumenti, con il violoncello obbligato” (1701), il geniale Antonio Vivaldi che ci ha dato i primi concerti per violoncello solista, Benedetto Marcello (1686-1739) contribuisce al repertorio per violoncello con le Dodici Sonate per violoncello e basso continuo significative per l’inventiva anticipatrice. Si deve poi al virtuoso Francesco Alborea (1691-1739) napoletano, conosciuto universalmente con il soprannome di “Franciscello” il merito di far conoscere l’arte del violoncello in tutta Europa.

 

 

 

 

 

 

 

E proprio da questo fervore di compositori e violoncellisti italiani del ‘600 e ‘700 poté emergere ed eccellere Luigi Boccherini (1743-1805), una figura chiave nello sviluppo dell’arte di suonare il violoncello, colui che apre nuovi orizzonti alle composizioni per violoncello con l’uso dei registri più acuti dello strumento, utilizzando il pollice della mano sinistra come capotasto.

Continuerà su questa linea di virtuosismo trascendentale l’artista A.F. Servais (Bruxelles 1807-1866) detto il “Paganini del violoncello”.

Antonius Stradivarius Cremonensis – faciebat Anno 1690

 

Facciamo ora un balzo in avanti nella storia e andiamo al periodo romantico: vi invito ad ascoltare il concerto in la minore op. 129 per violoncello orchestra di R. Schumann, in questo concerto, ritenuto uno dei più belli in assoluto per strumento solista e orchestra, il fascino intenso e viscerale del violoncello vi stregherà!

La grande e indimenticabile Jacqueline du Pré

 

Francesca Vignato, insegnante di violoncello presso la Scuola Musicale Poschiavina.


>> Visita il sito web della Scuola Musicale Poschiavina