Una seconda vita

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Quanta storia vera nell’apparente modesto libro di Alan Poletti
Quanta Storia e storia vera, in:” una seconda vita”, tenuto conto che ci siamo noi che a quel tempo degli anni 40 c’eravamo e ricordiamo benissimo quello che succedeva nei nostri paesi…

Storia vera quella raccontata dal neozelandese, ma oriundo di una famiglia della “Poleta” di Villa di Tirano, che non si è accontentato di raccogliere informazioni qua e là, ma è andato alla fonte sia al di qua della frontiera che al di là. Visto poi che il centro del racconto è riferito agli ebrei rifugiati all’Aprica, è venuto più volte anche da noi, ha preso contatto con chi li aveva ospitati ma anche con noi che allora ragazzi abbiamo giocato insieme ai figli degli ebrei, abbiamo fornito la legna, la verdura e prestato servizi vari alle famiglie, che non ricevevano come carità, ma pagavano regolarmente, anche se merce da pochi spiccioli.

Contatti diretti poi quelli di Alan Poletti anche con le autorità comunali e provinciali del posto. Inoltre i coniugi Poletti, come lo dimostra il libro pubblicato, non solo hanno percorso e studiato i sentieri che questi rifugiati hanno praticato nella fuga verso la Svizzera, dove si sono salvati grazie all’umana comprensione delle autorità in Svizzera, ma si sono spinti, nella ricerca all’interno della Nazione dove questi rifugiati hanno trascorso il resto della loro vita, non più da perseguitati, ma in atmosfera tranquilla e ritornati sani e salvi nei loro paesi d’origine (vedi elenco e foto annesse). Quindi non solo è una testimonianza del salvataggio, ma anche del lato umanitario ricevuto, sia da parte della popolazione di Aprica, ma anche delle Autorità svizzere e in particolare delle guardie di frontiera (vedi al proposito il mio recente articolo, avuto da testimone diretto; leggi qui).

 

Quindi ci sia permesso dire che va a onore nostro e siamo certi che si sono salvati visto che il dott. Poletti ha recuperato i nomi dai registri locali che vengono riportati anche sul libro. Una testimonianza diretta anche perché più di uno di questi ex rifugiati sono tornati all’Aprica a rivedere quei posti e personalmente ho avuto modo di partecipare anch’io a incontri ufficiali, e abbiamo anche assistito a coloro che hanno voluto rifare quel sentiero di fuggiaschi.

Ma ci piace sottolineare l’importanza storica del libro citato, anche per la ricchezza di notizie, al di fuori della nostra cerchia, ossia delle peripezie subite da quella gente prima di arrivare da noi all’Aprica. Si parla tanto della Germania, che ha pure fatto la sua parte nella persecuzione agli ebrei, ma quanto leggiamo da queste ricerche e testimonianze dirette, che poi è il resoconto dato a voce o per iscritto dai rifugiati prima di arrivare all’Aprica, fa raddrizzare i capelli.

Un grazie di cuore all’autore Alan Poletti e alla moglie Marcia che abbiamo visto sempre al fianco del marito nei loro viaggi, dalla Nuova Zelanda alla Valtellina, dove finalmente, dopo tanto lavoro hanno potuto produrre e diffondere il libro citato.

Luisa Moraschinelli


Precisiamo che il libro originale è scritto in inglese, la traduzione italiana è di Milva Genetti che è di casa a Poschiavo. Finanziato dal Comune di Aprica; Edizione; Museo etnografico di Tirano