Colloquio banale ma non troppo

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Votazione federale del 3 marzo: Iniziativa Minder
Una stazione ferroviaria in un piccolo centro della Svizzera tedesca. Mattino presto e molte persone che si stringono il mantello alla vita. Il vento è freddo, impietoso e spazia attraverso le colline verso la capitale federale.

Si aspetta il treno e – a poco, a poco – un po’ si parla. Dei prezzi delle riviste per bambini che tengo in mano, dei costi della vita in generale. Esorbitanti nel nostro Paese, a tutte le sue latitudini. “No, io compero riviste solo oltre frontiera”, mi dice la signora dirimpettaia indicando con il mento il confine nord-ovest che ci sta di fronte. “Non compero mai oltre frontiera” replico “è importante sostenere l’economia svizzera”. Però, mi viene in mente… ”sì, ma dobbiamo votare l’Iniziativa Minder il prossimo 3 marzo!” mi sento dire. Il viso della mia interlocutrice si illumina letteralmente. “Oh, quanto sono felice di sentirglielo dire, sì, dobbiamo dire a tutti quelli che conosciamo di votare l’Iniziativa Minder, ho molta paura che non andranno a votare, eppure è assolutamente necessario, non è possibile che poche persone incassino tanti milioni ed altre si debbano accontentare di poco, sempre più poco. Questa non è più la Svizzera!” Il colloquio continua e la signora che pur non mi conosce, mi esorta a fare tutto il possibile per l’Iniziativa. Il treno è ormai giunto sul binario. Uscendo dalla stazione le prometto: scriverò! Lei, abbassando la voce ma entusiasta, quasi supplichevole dice: “lo faccia per favore”.

Seduta in treno mi interrogo. Quella signora apparteneva certo al ceto medio, era vestita propriamente, quasi elegantemente e tra i quaranta e i cinquant’anni d’età; non era una persona che desiderava farsi notare e quasi certamente non aveva nulla a che fare con un partito politico. Eppure avevo sentito vibrare così tanta indignazione nella sua voce e così tanta inaspettata veemenza nelle sue parole. La rispondenza immediata al nominativo Minder, la stessa vivacità della reazione non solita nei nostri amici confederati, mi diceva che alla votazione del 3 marzo, non avesse incominciato a pensare mentre aspettavamo il treno. Oppure si trattava anche del personaggio Minder, che da solo sta combattendo una battaglia che alla saggezza buona del popolo appare giusta. Ciò che si vede, si sente, si intuisce in lui, nel suo procedere serio e convinto, in quell’attitudine in fondo serena di chi è consapevole di stare facendo la cosa giusta. Una personalità che riscuote anche per questo rispetto e che va sostenuta.

Lo faranno gli svizzeri il prossimo 3 marzo? Come quella signora sconosciuta anch’io lo vorrei tanto. Il sì del popolo sarebbe una risposta anche all’arroganza, alla tracotanza di una classe economica che ci sta abituando ad un sistema perverso di privilegi, di mancanza di scrupoli, in un mondo del lavoro che con una mano licenzia e con l’altra compensa lautamente proprio coloro che determinano il disagio dei licenziati o dei sottopagati. È vero! Questa non è la Svizzera che vogliamo.

 

Nicoletta Noi-Togni