“Vacantis Apostolicae Sedis”

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Riflessioni di una ex-guardia svizzera pontificia
“Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice Benedetto XVI e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa (…)

(…) Assumo del pari questi impegni riguardo al Sacro Collegio dei Cardinali per la durata della Sede vacante. Prometto inoltre al Capitano Comandante e agli altri miei Superiori rispetto, fedeltà e ubbidienza. Lo giuro. Che Iddio e i nostri Santi Patroni mi assistano.”

Dalle ore 20:00 di questa sera la Cattedra di Pietro sarà vacante: una notizia che ha suscitato lo stupore, il plauso e la perplessità del mondo intero. Tuttavia, chi ha un po’ di dimestichezza con gli scritti di Benedetto XVI pubblicati fuori della produzione magisteriale, oggi, con il senno di poi può dire che il Santo Padre nel libro-intervista, curato dal giornalista Peter Seewald, “Luce del mondo”, pubblicato nel 2010, aveva in qualche modo presentato la possibilità e anche il dovere, per il Papa, di una scelta simile qualora se ne fossero presentate le circostanze. L’annuncio delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, dopo un primo smarrimento, mi ha fatto subito pensare alla formula del giuramento da me pronunciata, ormai tanti anni fa, giovane ed entusiasta Guardia Svizzera Pontificia. Come ogni anno, tale formula é stata usata il 6 maggio 2012, durante la cerimonia del Giuramento dei nuovi Alabardieri.

Se sono particolarmente vivi nella mia memoria i sentimenti e le emozioni di quella cerimonia, non posso dimenticare quanto abbia significato quel giuramento nella mia vita: “Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa”. Inoltre, prosegue la formula, la Guardia si impegna a proteggere con la stessa fedeltà, solerzia e totale disponibilità anche il Collegio dei Cardinali per la durata della Sede vacante.

Dall’esistenza del corpo militare, fondato nel 1506, non era mai successo che il servizio di sicurezza potesse programmarsi in anticipo a motivo di una Sede Vacante del tutto straordinaria. Ancora più straordinario, però, sarà il fatto che, prossimamente, in Vaticano, risiederà sia il Papa emerito Benedetto XVI sia il suo futuro successore. Come si garantirà la sicurezza e la discrezione di una situazione tanto particolare? Certamente sarà un bell’impegno per la Guardia! Tuttavia, ciò che voglio esprimere in queste righe è anzitutto la mia profonda riconoscenza a Papa Benedetto XVI. Io ho prestato servizio durante il pontificato del Beato Giovanni Paolo II e ho conosciuto in quel periodo il Cardinale Ratzinger quale umile e schietto servitore della Chiesa ma dalle grandi risorse umane. Dal primo giorno della sua ascesa al soglio pontificio, mi ha insegnato ancor più ad amare la Chiesa e la bellezza dei suoi insegnamenti. Non ha esitato, nonostante le critiche di molti, ad indicarmi il cammino necessario per nutrire la mia fede in Cristo attingendo alla fonte perenne della Tradizione della Chiesa.

La sua prima enciclica “Deus caritas est” mi ha ricordato ciò che è il cuore del cristianesimo e della mia fede: l’amore. Solo l’amore è credibile!. Nell’omelia della Messa di inizio ministero, interrotta dagli applausi ben 37 volte, il Papa delineava quale sarebbe stato il suo programma di Pontificato: “Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire le mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia”. (24 aprile 2005).

Parole straordinarie che mi insegnano continuamente a camminare con la Chiesa e nella Chiesa alla sequela dell’unico Signore. La mia esperienza forse interesserà poco, ma ho potuto constatare durante i tre anni vissuti a servizio del Successore di Pietro, in tantissime visite alla Città eterna e nei numerosi viaggi che mi hanno portato in diversi paesi del mondo, che dove Vescovi, sacerdoti e laici sono fedeli al magistero del Papa, e in modo speciale in questi anni di pontificato di Papa Benedetto XVI, la Chiesa è viva, giovane e militante. Dove invece, purtroppo, si seguono le fallaci ideologie di pastori disobbedienti o di sacerdoti poco lungimiranti, si nota una cappa di tristezza sulla vita della Chiesa.

Inoltre, i luoghi sacri, vengono spesso banalizzati da decorazioni improprie e impoveriti della loro sacralità. A tal proposito, partecipando sia come Guardia sia come semplice fedele laico alle liturgie papali ho imparato a gustare la bellezza della liturgia, tema sul quale Benedetto XVI è stato ed è maestro indiscusso. Nel “mirino” del Papa, infatti, sia prima che dopo la sua elezione, c’è stato in primo luogo il chiarimento del concetto di “creatività liturgica”: è parso infatti spesso, in questi ultimi decenni, che ogni comunità, ogni singolo sacerdote, fossero chiamati a “inventare” le forme del culto secondo la propria sensibilità. In una intervista del 5 settembre 2003 l’allora Cardinale dichiara: “In generale, ritengo che la riforma liturgica non sia stata applicata bene, perché si trattava di una idea generale. Oggi la liturgia è una cosa della comunità. La comunità rappresenta se stessa, e con la creatività dei preti o di altri gruppi si creano le loro liturgie particolari . Si tratta più della presenza delle loro esperienze ed idee personali, che dell’incontro con la Presenza del Signore nella Chiesa; e con questa creatività e questa auto-presentazione della comunità sta scomparendo l’essenza della liturgia. Con l’essenza della liturgia noi possiamo superare le nostre proprie esperienze e ricevere ciò che non deriva da esse, ma che è un dono di Dio. Così penso che dobbiamo restaurare non tanto certe cerimonie, ma l’idea essenziale della liturgia – capire che nella liturgia non rappresentiamo noi stessi, ma riceviamo la grazia della presenza del Signore nella Chiesa del cielo e della terra.

Gli otto anni di pontificato di Papa Benedetto XVI si potrebbero riassumere con una massima che dice tutto: Lex orandi, lex credendi ossia: “la Chiesa crede come prega“. Il suo esempio nelle celebrazioni liturgiche, curate in ogni particolare, testimonia quella bellezza rispettosa del Mistero così necessaria per innalzare l’anima a Dio. Benedetto XVI ha saputo ripristinare, nella logica dell’ermeneutica della continuità, quanto si era superficialmente liquidato a proposito dell’uso della lingua latina, dell’orientamento della celebrazione verso oriente, della attiva partecipazione dei fedeli alla liturgia e dell’aspetto della comunione data in ginocchio dal Santo Padre e distribuita in bocca per mettere in evidenza la dimensione del Mistero, la presenza viva di Gesù nella Santissima Eucarestia.

Molti, ancora oggi, sono persuasi che il Concilio Vaticano II abbia decretato la soppressione della lingua latina nella Messa a favore di quella volgare. Si resta invece colpiti nel leggere, all’inizio del n. 36 della costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium, la perentoria affermazione: “L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. Per non dimenticare che il 10 novembre 2012, con una lettera apostolica in forma di Motu Proprio, Benedetto XVI ha istituito la Pontificia Accademia di Latinità, in quanto il Santo Padre ha ritenuto urgente sostenere l’impegno per una maggiore conoscenza e un più competente uso della lingua latina, tanto nell’ambito ecclesiale, quanto nel più vasto mondo della cultura. Alla scuola di Benedetto XVI si sono formati tanti giovani “Papaboys” e sono cresciute generazioni di nuovi sacerdoti: auguriamoci che sappiano seguire il suo stile cercando di eliminare dalla liturgia quelle incrostazioni di soggettivismo in cui l’io individuale vuole porsi come centro e punto di riferimento.

Grazie, Papa Benedetto per questi preziosi insegnamenti! Grazie per il dono del tuo esempio e della tua umiltà! Vent’anni fa quando ero in servizio in Vaticano, si diceva che tanta gente veniva nella Città eterna per “vedere” il Papa, ma negli ultimi otto anni la gente è accorsa al cospetto di Pietro per “ascoltare” il Successore degli Apostoli.

Come il Santo Padre ci chiede, in questo momento epocale, uniamoci in preghiera sostenendo il Sacro Collegio dei Cardinali nella scelta di un degno successore dell’Apostolo Pietro, soprattutto di un pastore secondo il cuore di Dio.

GRÜSS GOTT

 

Graziano C. Rossi, ex-guardia svizzera pontificia