In memoria di Eugenio Corti

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Ci ha lasciato il 4 febbraio 2014
Lo scrittore brianzolo Eugenio Corti, autore de Il cavallo rosso, proposto per il premio Nobel, al quale anche i QGI hanno dedicato attenzione in più occasioni, è da poco scomparso. Riceviamo e pubblichiamo il necrologio di Angelo Cannizzaro, inviatoci dal nostro abbonato Massimo Lardi.

E così anche Eugenio Corti ci ha lasciato! La triste notizia mi ha procurato un profondo senso di smarrimento come per la perdita di un grandissimo caro amico. Sì, è pur vero che aveva un’età avanzata (oltre novantadue anni), è pur vero che negli ultimi anni la salute si era fatta un po’ malferma, è pur vero, infine, che la sua bella anima – instancabilmente protesa a servire nostro Signore sin da quando, giovanissimo ufficiale scampato alla sacca russa nel terribile inverno 1942-43, fece la solenne promessa di dedicare la propria attività di scrittore all’insegna di “Venga il Tuo Regno” – avrà adesso la meritata felicità eterna, sì, tutto ciò è vero ma… lasciatemi piangere la perdita di un grande amico. Del resto, anche Gesù pianse di fronte alla tomba di Lazzaro.

Grande scrittore, grande cattolico e grande uomo, Eugenio Corti!

Solo vent’anni fa ne ignoravo l’esistenza. Devo alla cortesia di un’amica, che mi fece conoscere Il Cavallo Rosso, l’inizio di un rapporto che si é prolungato nel tempo per sfociare in una vera propria amicizia.

Sì, perché Eugenio Corti, la cui fama si deve al tam-tam dei lettori entusiasti e non al battage pubblicitario (i suoi libri sono editi da una piccola casa editrice che, nel corso degli anni fu “costretta”, almeno per quanto riguarda il Capolavoro a stampare diverse decine di edizioni, stante l’elevato numero di richieste che si andava via via formando) aveva anche questa caratteristica: il rapporto costante con i propri lettori, non disdegnando di rispondere alle loro lettere che da ogni parte d’Italia (e del mondo) gli inviavano perché – dopo la lettura dei suoi romanzi e, soprattutto, del Capolavoro – sentivano l’imperiosa esigenza di esprimergli la propria ammirazione, il proprio consenso, la propria condivisione…

Valga per tutte la testimonianza di un’insegnante, già comunista convinta e “sessantottina”, fautrice dell’aborto, del divorzio, della laicità nella scuola che gli scriveva, tra l’altro: “Leggendo il suo libro mi sono sentita piombare addosso di nuovo tutti i miei sbagli, gli anni di dolore, di disperazione ma mi è servito per ringraziare ancora una volta il nostro Dio”.

Che altro dire? Lo ricordo in occasione di diversi incontri, pubblici e privati, con la sua semplicità, oserei dire con il suo candore, quando argomentava di eventi terribili che lo avevano visto protagonista, o di accadimenti recenti che mettono in crisi la società cristiana, la sua tradizione, la sua aderenza al Vangelo… Così come non posso dimenticare la bella serata dell’ottobre 2000 allorché, a Bassano del Grappa, gli fu conferito il Premio Internazionale per la cultura cattolica.

Ora che se n’è andato in Paradiso a godersi il meritato Premio, ci lascia un’ eredità incommensurabile con le sue opere, i suoi romanzi, i suoi scritti: valga essa a lenire un poco l’immenso dolore di Vanda e dei numerosi lettori sparsi in tutto il mondo.

Non posso, tuttavia, tacere la mia amarezza nel constatare che tanto Genio cristiano non ha avuto il pubblico riconoscimento che avrebbe sicuramente meritato: penso al premio Nobel per la letteratura od allo scranno di Senatore a vita…

Ma forse Eugenio Corti è stato troppo pulito, troppo cristiano per meritare quel Nobel che è stato assegnato persino ad un giullare di regime, o troppo equilibrato – vorrei dire non sbilanciato a sinistra – per “meritare” quella nomina a senatore a vita di cui peraltro il Presidente è stato prodigo, pur in tempi di ristrettezze quali gli attuali.

Ma bando alle recriminazioni ed onore a Eugenio Corti! I suoi insegnamenti, le sue opere, Il Cavallo Rosso in particolare, supereranno i confini del tempo e si manterranno integri per additare il giusto cammino e confortare noi e le generazioni future.



 

Angelo Cannizzaro