Nuove rinnovabili, vecchie polemiche

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Intervista a Felix Vontobel del 31 gennaio 2014
Il membro della Direzione di Repower Felix Vontobel risponde alle domande di Roberto Weitnauer.

Signor Vontobel, vorrei discutere con lei delle nuove energie rinnovabili, riprendendo alcuni temi già trattati in passato. A quanto sembra, le vostre considerazioni non sono sempre ben comprese né in Valle, né altrove. Le difficoltà di bilancio di Repower e il ‘niet’ alla centrale di Saline Joniche fanno ancora discutere.

Gli sviluppi nel mondo energetico sono complessi e qualche volta possono dare luogo a fraintendimenti. Per quanto ci compete, noi facciamo di tutto per rendere accessibili le informazioni specialistiche anche a persone che non appartengono al settore. Il nostro sito Internet offre indicazioni sulla nostra articolata attività di comunicazione e divulgazione. Per suo tramite, ad esempio, è possibile richiedere conferenze gratuite su vari temi d’interesse di oggi e di domani.

Dopo la questione delle energie alternative vorrei passare alla e-mobility, cioè alle automobili a propulsione elettrica. Mi pare un tema strettamente connesso con le rinnovabili e che state seriamente prendendo in considerazione.

D’accordo. Allora, cerchiamo dapprima di chiarirci le idee e di aggiornarci a proposito delle nuove rinnovabili. Si tratta di un tema cruciale per noi. Poi passeremo all’elettromobilità.


Nuove rinnovabili, vecchie polemiche

Alcuni critici insistono sul fatto che Repower non ha compreso l’importanza della svolta energetica e che ha perso l’occasione di entrare in un mercato redditizio, grazie alle generose politiche d’incentivazione statale e alla relativa pioggia di soldi. Avete alcuni impianti eolici e solari, ma secondo queste persone sarebbero troppo pochi.

Siamo abituati a questo rimprovero. Esso viene fatto spesso nei confronti di aziende del tipo della nostra. Penso ad esempio ad E.ON, RWE, Alpiq, Axpo e ad altre compagnie elettriche che, secondo alcune voci polemiche, avrebbero appunto tutte quante la colpa di aver perso il treno delle energie alternative senza avere un concetto chiaro del futuro.

Sarebbe un po’ strano che tutti quanti avessero preso un abbaglio.

Infatti non si tratta affatto di un abbaglio. Noi di Repower siamo certi di aver imboccato la via giusta per garantire la fornitura di energia ai nostri clienti e affrontare l’innovazione del prossimo futuro.

È ben noto a tutti coloro che hanno seguito attentamente ‘Il Bernina’ che voi sostenete con fermezza il modello delle quote e puntate invece un dito accusatorio contro l’attuale sistema dei sussidi che vi sta penalizzando.

Confermo questa posizione. Solo il modello delle quote, imponendo a ciascun produttore una percentuale minima di produzione verde, garantisce un mercato equo. Le remunerazioni per l’immissione in rete di talune tecnologie provocano invece gravi distorsioni nella dinamica della concorrenza.

 

Tuttavia, signor Vontobel, distorsioni a parte, con quelle remunerazioni Repower avrebbe forse potuto evitare le attuali difficoltà di bilancio. Perché lei è oggi ancor più certo di una volta che Repower si sia mossa nella direzione più opportuna?

Molte imprese che hanno investito nelle nuove rinnovabili sono andate incontro a perdite secche. E anche i sistemi-paese arrancano. L’ultimo esempio riguarda la Spagna, mentre il prossimo mercato sconfitto del settore sarà quello rumeno. Si tratta di nazioni che non sono più in grado di sostenere gli enormi costi richiesti da queste soluzioni nel quadro dell’attuale sistema di incentivi in cui tutti pagano e di cui pochi possono approfittare.

In effetti, signor Vontobel, in occasione dei nostri precedenti incontri lei aveva già accennato ad alcune di queste difficoltà a proposito della Germania. Ora sembra dunque che il problema si stia estendendo ad altri paesi europei.

Esattamente. La conclusione è che l’opzione delle nuove rinnovabili non sia poi così armoniosa com’è stata dipinta, non almeno con la regolamentazione attuale, ispirata dai pianificatori tedeschi. Non vedo per quale motivo una società come Repower avrebbe dovuto lanciarsi in un’impresa dimostratasi spesso fallimentare.

Mi sembra che sia in particolare il settore solare a soffrire di più.

Sì. Diversi produttori di pannelli solari sono spariti per la forte concorrenza dei paesi dell’est. Il business è diventato difficoltoso, come dimostra l’esempio svizzero di Edisun Power. Il fatto è che questa tecnologia è per certi versi equiparabile a un gadget.

Un gadget? In che senso?

Non mi fraintenda. Nel senso che non richiede particolari competenze, come invece avviene per il settore idroelettrico o quello delle reti distributive. Chiunque abbia una superficie adatta allo scopo può comprare un impianto prefabbricato, metterlo in opera e poi incassare senza alcun obbligo per il funzionamento del sistema.

 

E l’eolico?

Rispetto al fotovoltaico è una tecnologia che richiede elevate cognizioni specialistiche. Repower detiene un portafoglio di impianti eolici in Germania e in Italia formato da una quarantina di turbine eoliche per una potenza installata complessiva di 75 MW. Grazie agli incentivi, otteniamo risultati soddisfacenti. Si tratta della nostra seconda tecnologia nelle rinnovabili dopo l’idroelettrico. Abbiamo ormai maturato una competenza che ci pone nelle condizioni di progettare e realizzare impianti di qualità e di notevoli dimensioni.

Non è però che questa integrazione vi lasci intravvedere affari sensazionali.

No, nelle condizioni attuali la nostra strategia di fondo non ne risulta modificata. Va anche aggiunto che in alcuni paesi, come in Italia, gli incentivi si stanno esaurendo. Non si sa ancora cosa accadrà in seguito.

Queste soluzioni camminano dunque poco con le loro gambe.

Senza le remunerazioni decise dalla politica e dai pianificatori esse non risultano competitive sul piano economico rispetto allo sfruttamento delle fonti fossili o del nucleare. Viceversa, con le remunerazioni esse non offrono alcun contributo all’innovazione, dato che non richiedono particolari sforzi per imporsi sul mercato. Per non parlare dei posti di lavoro promessi che invece sono andati tutti in Cina.

A conti fatti, la svolta energetica non sembra un grande affare nei termini in cui è stata posta, ovvero con il modello dei sussidi caro ai tedeschi.

Già, non sembra proprio. Mi preme comunque ricordare che la svolta energetica è orientata a stimolare le risorse rinnovabili. Ebbene, l’energia idroelettrica, ciò che corrisponde al nostro retaggio storico principale, è a tutti gli effetti una fonte rinnovabile.

Sì, perché si basa sul ciclo dell’acqua che, a sua volta, dipende dall’energia solare. Tra l’altro, l’idroelettrico si contraddistingue per rendimenti molto elevati. Tuttavia, per vostra sfortuna, questo tipo di sfruttamento non è in alcun modo incentivato in Svizzera e in molti altri paesi europei, facendo eccezione per il mini-idroelettrico.

Si tratta proprio della dimostrazione che la politica sta sbagliando di grosso, mortificando uno sfruttamento di alta qualità. È un incredibile paradosso che indebolisce le regioni di montagna, ricche di questa risorsa pregiata.

Anche le nuove rinnovabili sono però considerate una fonte di alta qualità, forse non in termini di efficienza, come lei ribadisce, ma almeno in relazione alle questioni ambientalistiche.

Certo. Purtroppo, però, anche qui abbiamo un paradosso. A causa della politica degli incentivi e del conseguente calo dei prezzi per l’immissione in rete dell’energia elettrica, solo gli impianti a carbone possono ancora competere alla pari con le nuove rinnovabili. Proprio in Germania la costruzione di queste centrali e le relative emissioni hanno nel frattempo toccato nuovi record. Il risultato è che questa risorsa fossile sta vivendo una vera rinascita, azzerando tutti gli effetti benefici della nuova produzione rinnovabile.

 

In definitiva, Repower è lieta di aver evitato cattivi investimenti, soprattutto nel fotovoltaico, e di non essersi fatta coinvolgere in un mercato che dopotutto non ha nemmeno concorso a migliorare le emissioni in atmosfera.

Repower è riuscita a non cadere nella trappola di investimenti non duraturi. Tuttavia vorrei aggiungere che Repower prende in considerazione tutte le forme di produzione di energia, purché rispondano a criteri economici e ambientali.

Eppure, al di là della selva di piccoli imprenditori e investitori privati che speculano sugli incentivi, ci sarà pure qualche impresa di sostanza che ha potuto trarre buoni profitti dal fotovoltaico.

Qualcuna, può darsi. Sono tuttavia ben poche le società che hanno potuto ingrandirsi e stabilire piani industriali seri con questo tipo di business. Quelle poche che ci sono riuscite avevano, o si sono procurate in seguito, considerevoli disponibilità di superficie, sia sul suolo che sui tetti.

Repower non è attrezzata per affrontare investimenti di simile calibro?

Se l’Europa, o meglio ancora il mondo, facesse un passo serio nella limitazione delle emissioni di CO2, aumentandone il costo, il fotovoltaico potrebbe diventare economico anche senza sussidi. In questo caso Repower potrebbe valutare l’eventualità di un ingresso più deciso nel fotovoltaico.

Signor Vontobel, vorrei ora trattare brevemente una volta di più la questione ‘progetto Lagobianco’ che è indubbiamente connessa col discorso che stiamo facendo.

D’accordo.

L’impianto di pompaggio e turbinaggio di Camp San Martin si giustificherebbe proprio con l’opportunità offerta da un ampio sviluppo europeo delle nuove energie rinnovabili, come abbiamo più volte riferito su ‘Il Bernina’. Queste fonti sono per propria natura discontinue. Lo stoccaggio in quota di energia idrica risulterebbe allora opportuno nella regolazione della fornitura elettrica, ponendosi in modo redditizio tra l’offerta dei produttori e la richiesta dell’utenza.

Giusto.

Lei sta tuttavia tracciando un quadro fosco a proposito delle nuove rinnovabili. Da questo punto di vista viene da chiedersi se il progetto non sia messo in forse anche per questo motivo.

Vorrei che un aspetto fosse chiaro. Il progetto ‘Lagobianco’, come lei ha detto, è stato ispirato proprio dall’immissione nella rete europea di una cospicua aliquota di energia proveniente dalle nuovi fonti rinnovabili. Come avete scritto su ‘Il Bernina’, con la strategia del pompaggio vogliamo porci in modo complementare rispetto ad esse. Noi crediamo in questi nuovi sfruttamenti, purché sappiano reggersi in piedi da soli.

 

Questo è chiaro. È il modo in cui le nuove rinnovabili sono promosse che vi rende dubbiosi sul lungo termine che un progetto come ‘Lagobianco’ è chiamato a coprire.

È così. Il progetto è minato su due fronti: l’idroelettrico risulta penalizzato nella concorrenza e ci sono serie ipoteche sul futuro delle nuove rinnovabili. Ribadisco però che, personalmente, credo nelle fonti alternative. In particolare, vedo grandi opportunità nelle superfici che non sono ancora sfruttate con i moduli fotovoltaici.

Parla del settore edilizio?

Per esempio. In futuro si potrebbero realizzare coperture che fungano da copritetto o da facciata e che, contemporaneamente, convertano l’energia solare in elettricità. I numeri sarebbero davvero grandi alla lunga. Tuttavia, per colpa di sistemi di incentivazione sbagliati non si creano al momento le condizioni necessarie per uno sviluppo costante.

Immagino che lei alluda al giorno in cui gli incentivi verranno meno. Le risorse fossili torneranno alla ribalta, mentre le fonti alternative subiranno un drammatico ridimensionamento.

Potrebbe concretizzarsi un pericolo serio, qualora i politici non riformulassero saggiamente il tema dell’ambiente, del riscaldamento globale e dell’energia. Occorre una prospettiva più consapevole delle dinamiche economiche e di mercato. Invece che sugli incentivi è d’uopo focalizzarsi in modo diretto sul contenimento dei gas serra.

Si tratterebbe insomma d’imporre finalmente dei contingenti per la CO2 e di adottare il più volte menzionato modello delle quote.

Non c’è alternativa, a nostro parere. Con queste condizioni la produzione fossile diverrebbe automaticamente più costosa e salirebbe il prezzo dell’energia; prezzo che attualmente è tenuto basso in modo artificiale e dannoso. Ricordiamo a questo proposito che le remunerazioni per le immissioni in rete premiano i produttori che attingono alle nuove rinnovabili, ma alla fine sono sempre pagate dai cittadini.

Non sarebbe male, però, se nel frattempo, pur mantenendo l’attuale sistema di sussidi, anche l’idroelettrico ricevesse qualche aiuto. Non credo che Repower rifiuterebbe dei soldi solo per motivi di principio, ovvero solo perché non si tratta del modello delle quote. No?

Noi siamo convinti che mantenere l’idroelettrico, specialmente in Svizzera, sia fondamentale. Con una quota parte del 60% esso è una colonna portante della produzione nazionale, a prescindere da Repower. Se miniamo alla base questa risorsa rinnovabile mediante l’adozione di un sistema stupido di sussidi, bé allora non ci resta altro che sostenere anche questo sfruttamento, seppure esso abbia l’indubbia capacità di sostenersi da solo.

Preferireste insomma operare in un mercato concorrenziale in cui la CO2 fosse contingentata, magari per gradi crescenti, piuttosto che ricevere denaro per l’idroelettrico?

Sicuro. In un mercato in cui le fonti rinnovabili fossero trattate allo stesso modo l’idroelettrico potrebbe finalmente competere ad armi pari. Ma anche il fotovoltaico e l’eolico risulterebbero infine avvantaggiati. Questa condizione sarebbe benefica per il mercato preso nel suo complesso. Parallelamente, la politica potrebbe gestire la situazione, fissando le quote minime di energia verde che ciascuna azienda energetica deve distribuire in rete ai propri clienti.

 

Con limiti più decisi alla CO2 e con il modello delle quote lo sfruttamento delle fonti fossili verrebbe penalizzato e tutte quante le rinnovabili diventerebbero più convenienti.

Sì. Non sarebbe necessario che lo Stato o l’utenza mettessero mano al portafogli per garantire i sussidi. Gli installatori e i costruttori più capaci si farebbero largo da soli in un mercato stabile.

Mi pare che queste considerazioni ci consentano di ‘trovare la quadra’ a proposito di ‘Lagobianco’. In definitiva, se venisse applicato il modello delle quote, che voi ritenete a questo punto impellente, allora le nuove rinnovabili potrebbero sussistere nel lungo termine. Di conseguenza, gli impianti di pompaggio-turbinaggio si porrebbero come una scelta ottimale, sia in senso ambientale che economico. Il progetto ‘Lagobianco’, utile e conveniente nel tamponamento delle discontinuità erogative, tornerebbe rapidamente in auge.

Siamo effettivamente convinti che la reintroduzione di sani principi di mercato rilancerebbe il progetto ‘Lagobianco’.

Al di là delle speranze, quali sono le aspettative di Repower?

Ci aspettiamo che vengano adottati contingenti più severi sui gas serra. Ma non sembra che la decisione verrà presa domani. In uno scenario pessimistico potrebbe succedere che l’Europa, terminati i periodi d’incentivazione e i capitali stanziati, resti senza fondi e con molte aziende energetiche in crisi. In tale condizione gli impianti di sfruttamento delle fonti rinnovabili non potrebbero essere sostituiti dopo il loro arco ventennale di vita. Naturalmente, un progetto come ‘Lagobianco’ non avrebbe molte opportunità di essere realizzato.


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Roberto Weitnauer