Living Planet Report: un animale su due è già scomparso

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L’impronta ecologica non cessa di aumentare anche in Svizzera
L’ultimo Living Planet Report del WWF dimostra come la natura stia scomparendo a un ritmo molto più veloce e drammatico di quanto si pensasse: le popolazioni di animali incluse nel rapporto si sono dimezzate rispetto a quaranta anni fa.

Particolarmente grave è la situazione in America Latina, dove tale riduzione ha raggiunto un tasso dell’80%. Mentre il numero delle popolazioni è in calo, l’impronta ecologica non cessa di aumentare – anche in Svizzera. Oggi come oggi, ormai, consumiamo le risorse di tre pianeti.

Oggi viene pubblicato il nuovo Living Planet Report (LPR) sull’attuale stato della natura e sul consumo mondiale delle risorse (v. riquadro). Nel rapporto vengono prese in esame oltre 10 000 popolazioni allo stato brado di 3000 specie di vertebrati in tutto il pianeta. Il risultato? Negli ultimi 40 anni le popolazioni analizzate sono diminuite del 52%. Sinora tale perdita di natura era stata sottovalutata. Particolarmente drammatica è la situazione in America Latina. Qui tra il 1970 e il 2010 è stato registrato un calo dell’83%.

Anche in Svizzera almeno il 40% delle specie animali conosciute sono attualmente sulla Lista Rossa. In testa a questa tragica classifica vi sono rettili e anfibi.

 

Tutto ciò ha notevoli ricadute negative anche sul piano finanziario: si stima che i costi derivanti dai danni ambientali ammontino, a livello mondiale, a oltre 6000 miliardi di euro, una cifra che corrisponde a oltre l’11% del prodotto lordo globale. Le perdite più gravi a livello mondiale si sono avute tra le specie di acqua dolce, come pesci e anfibi, che hanno fatto registrare – negli ultimi 40 anni – un calo del 76%. Tra le cause principali vi sono la pesca eccessiva, la scomparsa di preziosi habitat e il mutamento climatico. A risentire in modo particolare di tutto questo sono state ad esempio alcune specie di rane che popolano le foreste tropicali di Porto Rico: nel giro di pochi anni tre di queste specie si sono estinte e ben otto popolazioni sono gravemente minacciate. Anche in Svizzera almeno il 40% delle specie animali conosciute sono attualmente sulla Lista Rossa. In testa a questa tragica classifica vi sono rettili e anfibi. Nelle zone protette, e qui sta la buona notizia, spariscono solamente la metà degli animali rispetto alle zone non protette. In Nepal il numero delle tigri è addirittura aumentato di due terzi grazie a serie misure di protezione.

Viviamo al di sopra delle nostre possibilità

Di fronte alla problematica della povertà che colpisce molte parti del pianeta, la protezione delle specie sembra essere un lusso. È tuttavia vero il contrario, come sostiene Damian Oettli, responsabile del settore Consumi ed economia presso il WWF Svizzera: «Se vogliamo combattere la povertà, dobbiamo assolutamente evitare di distruggere le basi naturali della vita». Ma è proprio questo che sta accadendo, in particolare nei paesi ricchi. Se, ad esempio, tutti vivessero come viviamo qui in Svizzera, occorrerebbero le risorse di 3 pianeti. Nell’ultimo Rapporto del 2012 la Svizzera aveva ancora un’impronta ecologica di 2,8 pianeti. Nella classifica internazionale il nostro paese ha perso ben tre posizioni ed è scivolata al 18° posto, entrando così a far parte del gruppo dei venti paesi con il maggior consumo pro capite al mondo (v. lista). Questa ingloriosa graduatoria è guidata dal Kuwait, che per mantenere il proprio stile di vita necessita di 6 pianeti. Inoltre, nonostante molti paesi in via di sviluppo registrino un consumo delle risorse assai ridotto, l’impronta ecologica mondiale si attesta già attorno a 1,5 pianeti. Seppure si registrino alcuni successi negli sforzi per sganciare il consumo di risorse dalla prosperità, essi risultano purtroppo insufficienti. „Rischiamo un burn-out del nostro Pianeta. Tutti noi, economia, politica e società dobbiamo cercare di raggiungere un equilibrio tra natura e consumo”, conclude Damian Oettli del WWF Svizzera.

Cosè il Living Planet Report

Il Living Planet Report è la più importante pubblicazione del WWF: in essa vengono elaborati i dati raccolti durante 40 anni, ossia tra il 1970 e il 2010. Il rapporto fornisce un quadro su cui possono essere basate le decisioni prese dai governi, dalle aziende e dalla società civile in tutto il mondo. Esso viene pubblicato con cadenza biennnale, tradotto in 18 lingue e presentato in tutti i paesi del pianeta. Alla sua stesura collaborano oltre 120 istituzioni scientifiche, tra cui la Società zoologica di Londra (ZSL) e il Global Footprint Network (GFN). I dati utilizzati provengono da ben 2337 fonti. Lo studio descrive la perdita di biodiversità, l’impronta ecologica di 152 paesi rispetto alla loro biocapacità nonché l’impronta idrica dell’umanità.

L’impronta ecologica è uno strumento per misurare il consumo delle risorse di un paese o dell’intera popolazione mondiale. Un’impronta di 1 significa che consumiamo tante risorse quante la terra riesce a fornirne sul lungo periodo, senza peraltro intaccare la sostenibilità ambientale.


L’impronta ecologica di alcune nazioni (in numero di pianeti)

Kuwait 6
Qatar 4,9
Emirati Arabi Uniti 4,5
Danimarca 4,3
Belgio 4,3
Trinidad e Tobago 4,3
Singapore 4,1
USA 4,0

Svizzera 3
Germania 2,6
Giappone 2,3
Brasile 1,7
Cina 1,3
Albania 1
Cambogia 0,6
Eritrea 0,3


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