Nuova sede per la SAPA: “A Campocologno si sta bene”

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Approfondimento e intervista
Di recente, la ditta SAPA Prodotti Plastici Sagl di Campocologno si è trasferita nel nuovo stabile, a poche centinaia di metri dal precedente. A colloquio con IL BERNINA, il direttore Giorgio Cantoni ci parla dei motivi del trasferimento, della volontà di rimanere in Valle e delle caratteristiche della nuova struttura.

La ditta SAPA di Campocologno, dai primi giorni del nuovo anno, si è spostata nel nuovo stabilimento, a poca distanza dall’edificio nel quale, per 24 anni, ha avuto la sua sede. La ditta, ora di appartenenza della società multinazionale Baxter che conta oltre 50’000 dipendenti in tutto il mondo, è nata nel 1990 per opera di Francesco Siccardi, già proprietario della Bieffe Medital di Grosotto.

Nella sede di Campologno venivano realizzate le macchine utilizzate poi nella sede valtellinese, dove si realizzavano i contenitori sterili in plastica per uso medicinale. Nel 1997, la multinazionale statunitense, leader nel campo farmaceutico in America, ha acquisito la Bieffe Medital e, con essa, la SAPA. Da allora la sede di Grosotto è diventata stabilimento di sola produzione e la SAPA ha iniziato a costruire macchine, non solo per la Bieffe, ma per tutti gli stabilimenti Baxter, attualmente presenti in tutto il mondo.

In Svizzera, la Baxter è presente in altri tre paesi: a San Vittore si trova una fabbrica di produzione del film plastico, a Neuchâtel viene realizzato un prodotto per l’emofilia e a Zurigo si trova il quartier generale europeo e una farmacia.

In occasione dell’insediamento nella nuova sede, IL BERNINA ha incontrato il direttore Giorgio Cantoni per capire quali sono i motivi del trasferimento, le migliorie apportate e i progetti per il nuovo anno.

 

L’intervista

Da alcuni giorni, sulla vecchia sede della SAPA, campeggia un cartello con la scritta vendesi e, a poche centinaia di metri, spicca uno stabile di recente costruzione, che ospita la nuova sede della ditta. A cosa si deve questo trasferimento?

Innanzitutto voglio precisare che non siamo noi, quali SAPA, ad aver messo in vendita lo stabile. Noi eravamo affittuari come lo siamo ora, nel nuovo edificio. Gli accordi presi con l’attuale proprietario ci hanno però permesso di realizzare l’attuale sede secondo le nostre esigenze, creando degli spazi adeguati ai nostri bisogni; ciò non era invece possibile nel vecchio stabilimento. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di trasferirci. Per la SAPA era importante poter avere una struttura maggiormente idonea a realizzare tutte le fasi di lavorazione delle quali ci occupiamo, ossia progettazione, realizzazione e installazione della macchine. Inoltre, secondo gli standard di Baxter, era per noi importante realizzare un ambiente più curato, più vicino al campo farmaceutico e meno industriale. Con gli spazi presenti nell’attuale sede è possibile realizzare in toto i macchinari e poi installarli, seguendo gli stessi procedimenti per ambedue i processi di costruzione.

Quali sono i motivi che hanno spinto SAPA a rimanere in Svizzera, ed in particolare a Campocologno?

Qui a Campocologno ci siamo sempre trovati molto bene e le relazioni con il Comune di Brusio sono ottime. Inoltre, la gestione di un’azienda è molto più semplice in Svizzera di quanto non sia in Italia. C’è meno burocrazia e questo permette di concentrarsi maggiormente sugli aspetti più importanti del lavoro e dello sviluppo economico. Nondimeno, SAPA, rimanendo in Svizzera, può continuare a vantare la possibilità di esportare macchine “Swiss Made” oltre a rispettare pienamente i requisiti di marcatura CE. Anche per quanto concerne il personale, l’attrattiva di un posto di lavoro in Svizzera a condizioni salariali vantaggiose e con un elevato livello di applicazione delle nuove tecnologie, ci permette di avere collaboratori competenti e con spiccate qualità, a cui possiamo offrire opportunità di crescita e di miglioramento. Non nego che si sono valutate anche altre possibilità, sia in altre zone della valle che fuori, ma la grande presenza di lavoratori frontalieri ci ha convinti a restare vicino al confine.

Quali sono le principali migliorie apportate alla nuova struttura rispetto alla precedente?

L’ottimizzazione dei vari reparti è il fiore all’occhiello del nuovo edificio. Nel precedente stabilimento non erano ben definiti i reparti e non era dato loro il giusto risalto. Nella nuova sede si trova, a pian terreno, l’officina; questa è suddivisa in due parti ben distinte: la zona di realizzazione dei componenti, attrezzata con le macchine utensili, e la zona di assemblaggio e di realizzazione dei test sulle macchine. In un piano rialzato si trova il magazzino, efficacemente collegato sia con la zona di produzione che con gli uffici che si trovano al primo piano. Oltre ai vari uffici si trova un’ampia sala riunioni, una sala training e una caffetteria con annessa cucina, per garantire un maggior comfort per dipendenti e visitatori. Gli ambienti sono più stimolanti. Ci sono grandi vetrate, spazi aperti e molta luce per rendere più accogliente e piacevole il luogo di lavoro. Si è lavorato molto anche sul discorso delle energie rinnovabili, utilizzando l’acqua di falda e un sistema di termopompa per gestire il riscaldamento e il raffreddamento degli spazi. Molte ditte della valle sono state impegnate nei lavori di realizzazione dello stabile e si sono adoperate affinché fosse terminato nei tempi previsti. Sono molto soddisfatto del risultato raggiunto.

Nei prossimi mesi ci sarà l’inaugurazione ufficiale, sia per presentare al pubblico la nuova sede che per festeggiare i 25 anni di attività di SAPA in Valposchiavo.

 

Catia Curti