«Fra dieci anni mi vedo in un Paese bisognoso»

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La parola ai giovani • Terminata la scuola dell’obbligo, Simon Crameri svolge l’apprendistato di carpentiere presso una ditta engadinese e frequenta in lingua tedesca la scuola professionale a Coira. Con il diploma di carpentiere in mano, Simon decide di intraprendere un’altra strada. In questo momento frequenta il Liceo classico a Torino, alloggiando presso il seminario del Cottolengo. Il suo grande sogno è di dare una mano nei Paesi bisognosi.

Simon Crameri

Al termine del tuo apprendistato hai cambiato rotta professionale…
Inizialmente avevo intenzione di fare carriera nel mondo dell’edilizia, seguendo le orme di mio padre. Da sempre sono però attratto dalle missioni umanitarie. Le tre brevi esperienze in Ecuador, all’età di sei, tredici e quindici anni, mi hanno presentato un nuovo mondo. Inoltre, l’aiuto nei Paesi più poveri fa parte, da decenni, della nostra famiglia; due zii vivono da 40 anni in Kenya e un altro da 15 in Ecuador.
Così, dopo il mio primo apprendistato ho deciso di entrare in un seminario al Cottolengo per iniziare a orientarmi nel mondo della relazione d’aiuto.

La scuola è a Torino. Che differenze noti fra il sistema scolastico svizzero e quello italiano?
La scuola italiana è totalmente diversa. Sono molto meno sistematici e l’istruzione si basa maggiormente su nozioni culturali. In Svizzera, invece, si punta maggiormente sulle lingue straniere e sulla matematica.

Oggi faresti le stesse scelte professionali?
Credo che invece del carpentiere avrei fatto il muratore. Svolgere un apprendistato è stata una decisione azzeccata poiché il lavoro che ho imparato mi sarà sicuramente utile nei Paesi poveri.

La strada che hai scelto attira pochi giovani. Come te lo spieghi?
Credo che non siano disposti a lasciare tutto per fare le valigie e andare ad aiutare, senza sapere precisamente che cosa li attende. Inoltre, per alcuni lavori, in special modo quelli umanitari, serve anche la vocazione.

Dove ti vedi fra dieci anni?
Fra dieci anni mi vedo in un Paese bisognoso o, anche se i genitori al momento non sono molto felici di questa mia idea, in uno Stato in guerra ad aiutare come volontario per un’organizzazione umanitaria.


La parola ai giovani • Che cosa farò da grande? La ballerina, la restauratrice, l’informatico, il macchinista, l’infermiera, il falegname o il prete missionario. Mille possibilità e altrettanti dubbi su un futuro tutto da disegnare. I giovani collaboratori de IL BERNINA vi fanno entrare, attraverso una serie di interviste pubblicate a scadenze regolari, nel mondo della scelta professionale, invitandovi a partecipare a un dialogo tra coetanei.


Nicola Crameri