«La musica ti mette alla prova»

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La parola ai giovani • Fabio Pola, 22 anni di Brusio, sta dedicando buona parte della sua vita alla musica. Conseguita la maturità presso la Scuola cantonale di Coira e dopo una parentesi nella banda militare durante la scuola reclute, Fabio si iscrive al conservatorio di Lucerna. Studia l’eufonio – strumento musicale appartenente alla famiglia degli ottoni – e frequenta corsi di specializzazione in direzione d’orchestra. Oltre che compagna, la musica è per lui maestra di vita.

Fabio Pola

Come mai hai deciso di dedicarti completamente alla musica?
La musica mi accompagna da sempre nella vita. Dopo la scuola cantonale non ho scelto una professione, bensì ho deciso di continuare a seguire la mia passione: suonare e creare musica.

Una passione di cui non hai mai dubitato…
La musica ha sempre avuto un valore immenso per me, su cui ho sempre puntato la mia attenzione. È una passione che mi porto nel cuore dall’infanzia e quindi non ho mai avuto dei dubbi se seguire il cammino che mi indicava il cuore. Anche se ho vissuto dei momenti difficili, non ho mai avuto dei ripensamenti. Oggi la musica è la base della mia crescita personale.

Un’unica strada che ti ha portato a diventare la persona che sei oggi. Quando hai capito che la tua passione poteva trasformarsi in professione?
La musica e la mia vita sono tutt’uno, seguono lo stesso percorso e assieme mi permettono di crescere, di maturare esperienze e risolvere le sfide personali. È stata una situazione che mi ha aiutato molto, soprattutto nei momenti di difficoltà, e mi ha spinto a non mollare mai. Per ora, però, non posso ancora sapere se questa passione diventerà davvero la mia professione.

© Tobias Epp

La musica, vissuta così intensamente, ha un lato nascosto?
Io vedo la musica come uno specchio della vita, nel quale ti rifletti ogni giorno, e che ti permette di confrontarti con la vera persona che c’è in te. Quando crei musica, tutto il resto svanisce. Quando suoni in pubblico, ti rendi conto che gli ascoltatori vivono e sono lo specchio dei tuoi sentimenti, delle tue paure. In quel momento ti accorgi chi sei veramente e che cosa sei in grado di cambiare, con volontà e determinazione.

La vita prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione; sbagli e in seguito apprendi una nuova e importante lezione. Cambiando qualcosa nel tuo modo di far musica, cambi automaticamente anche qualcosa in te stesso, riuscendo quindi a migliorare sia l’una che l’altro.

La musica è un modo per manifestare le emozioni; è espressione musicale, mezzo di comunicazione. Significa condividere con chi ascolta chi sei in quel preciso istante.

Il lato che meno apprezzi della tua professione?
La musica ti mette alla prova, sia sul palco sia a scuola. Sei costantemente osservato e giudicato dagli insegnanti e dal pubblico che cambia continuamente. Ti senti spesso sotto pressione e agitato. In fondo è un metodo molto efficace e veloce per capire dove ti trovi, dove si trova il problema, come migliorare te stesso e le tue capacità musicali.

Anche l’ampio ventaglio di possibilità che ti offre lo studio può, a volte, trasformarsi in un elemento «paralizzante».

Ho sempre accettato ogni sfida con la consapevolezza di avere l’opportunità di vivere delle esperienze indimenticabili come musicista, per esempio, al Tattoo Festival di Basilea, al KKL di Lucerna, all’estero con un gruppo di Brass Band o come direttore di un gruppo a cappella. Anche in valle vivo spesso forti emozioni grazie alla condivisione della mia stessa passione con gli amici.

La musica ti lascia del tempo per dedicarti ad altri tuoi interessi?
Dall’inizio del semestre ho trascorso tutti i fine settimana suonando; una situazione che annulla quasi tutto il resto. Così, a volte, capita che mi manchi il tempo per ritagliarmi dei momenti di pausa per vivere altre emozioni di cui non potrei fare a meno. Lo studio mi fa vivere nel presente; non so ancora cosa farò domani e men che meno fra un anno.

© Tobias Epp

Chi può diventare musicista?
Io non ho scelto di diventare musicista; è stata la musica a scegliere me. È stata una scelta scaturita da un’evoluzione personale a braccetto con la musica. Più andavo avanti e più cercavo di cambiare me stesso in modo da adattarmi a ciò che la musica e le persone con cui avevo a che fare richiedevano da me. In fondo non ci sono caratteristiche specifiche per diventare un musicista: bisogna crederci e amare ciò che si fa. Conosco musicisti d’eccellenza che non hanno mai preso lezioni di strumento.

Non basta saper solo suonare, servono probabilmente anche altre doti.
Sì, certo. Devi, per esempio, riuscire a lavorare bene in gruppo, essere simpatico per catturare l’attenzione e la stima del pubblico, riuscire ad accettare le critiche costruttive, saper svolgere il compito di direttore o capo di un gruppo. Inoltre, devi lasciare andare parte del passato per acquisire nuove abitudini che ti aiutano a crescere e a vedere altre prospettive di vita.
La dote più importante è quella che ti permette di far durare a lungo un «momento creativo». Il musicista riesce così a concentrarsi su una sola cosa: fare musica, dimenticando completamente pensieri, incertezze, sentimenti e problemi. È un continuo esercitare per ampliare questi momenti di creatività a tu per tu con te stesso, vivendo appieno il presente. È una cosa affascinante per tutti coloro che provano a viverla.

Quale consiglio dai a chi deve ancora scegliere tra studio e formazione professionale?
Ascolta il tuo cuore! Sdraiati sul tuo letto, stai un momento con te stesso e guarda dentro di te: chi sei e cosa desideri fare. Sicuramente se chiedi a te stesso e al tuo corpo, loro ti diranno quale strada seguire. Ricordati che avrai sempre la possibilità di fare ciò che tu reputi meglio per te.

Detto così sembra davvero semplice. È stato così anche per te?
Non è difficile trovare la risposta se si conosce la lingua del corpo e del cuore. Io non mi sono rivolto a un orientatore professionale e non ho chiesto aiuto a genitori e parenti, proprio perché sono dell’idea che loro non conoscono la mia persona come la conosco io. Per questo credo che 15 minuti di tregua e di riflessione sappiano dare le migliori risposte alle nostre domande.


La parola ai giovani • Che cosa farò da grande? La ballerina, la restauratrice, l’informatico, il macchinista, l’infermiera, il falegname o il prete missionario. Mille possibilità e altrettanti dubbi su un futuro tutto da disegnare. I giovani collaboratori de IL BERNINA vi fanno entrare, attraverso una serie di interviste pubblicate a scadenze regolari, nel mondo della scelta professionale, invitandovi a partecipare a un dialogo tra coetanei.


Foto in alto: © Tobias Epp


Natalia Crameri