Ivan Pola: “La Svizzera deve restare uno Stato di diritto”

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Si parla dell’iniziativa per “l’attuazione”
Ivan Pola: “Premetto che il movimento PoschiavoViva si impegna per una politica aperta e propositiva in Valposchiavo e che raramente si pronuncia su temi di ispirazione nazionale e cantonale a meno che non abbiano un influsso diretto sulla nostra regione. In questo caso, perché sollecitato, esprimo il mio parere personale supponendo che a grandi linee rispecchi l’opinione comune del gruppo”.

La Svizzera è un paese democratico che basa i suoi principi sulla Costituzione federale, sulla partecipazione attiva del cittadino alla vita politica e che garantisce la separazione dei poteri.
Vanta inoltre una lunga e radicata tradizione umanitaria. Cito l’introduzione alla Costituzione federale: “La Costituzione federale svizzera pone i fondamenti per il nostro Stato di diritto liberale, per lo Stato sociale, la democrazia diretta e il federalismo. Garantisce i diritti fondamentali dell’essere umano proteggendolo da ingerenze arbitrarie.”

L’iniziativa per “l’attuazione”, come dice il nome, vuole sostituirsi al Parlamento per decidere come attuare l’iniziativa lanciata dall’UDC “sull’espulsione” di stranieri che commettono reati, approvata dal popolo nel 2010. Il Parlamento federale, per mettere in pratica l’automatismo dell’espulsione, nella legislatura scorsa, ha faticato a trovare una soluzione che rispettasse i diritti umani. Con questa nuova iniziativa si intende scavalcare il lavoro parlamentare, la cui legge d’applicazione entrerà in vigore se il popolo respingerà l’iniziativa in votazione il 28 febbraio, togliendo ogni margine di manovra ai giudici, ponendo la volontà popolare al di sopra di ogni considerazione.

L’iniziativa va ben oltre la semplice attuazione dell’iniziativa accettata dal popolo nel 2010, non riguarda unicamente i criminali, ma tocca tutta la popolazione straniera residente in Svizzera (almeno il 25% della popolazione). Un esempio: anche gli stranieri nati in Svizzera, i cosiddetti “secondos” o che vivono qui da tempo, in caso di recidiva, per dei delitti minori sarebbero espulsi verso i loro paesi d’origine.

Sostituendosi al legislatore e privando i tribunali del loro margine di manovra, il testo dell’iniziativa viola due volte il principio fondamentale della separazione dei poteri. In caso di accettazione si verificherebbe una grave scollatura del sistema giuridico e politico, il popolo deciderebbe al posto dei giudici e del Parlamento privando questi di ogni possibilità di interpretazione e apprezzamento.

L’iniziativa mette in discussione il diritto di ogni individuo di vedere il proprio caso analizzato in quanto tale, per le sue caratteristiche proprie, creando una società a due categorie poiché nella stessa situazione svizzeri e stranieri sarebbero trattati in modo diverso, anche per dei reati minori. La parità di trattamento non sarebbe più garantita sul suolo svizzero: “tutti gli esseri umani sono uguali davanti alla legge”.

È un diritto inequivocabile proteggere le vittime, ma nella stessa misura gli autori di un reato vanno giudicati in modo equo e conformemente all’entità della loro colpa. Data la separazione dei poteri, la giurisprudenza deve restare indipendente, non può essere strumentalizzata a fini politici.

L’iniziativa per “l’attuazione” mira a iscrivere l’automatismo delle espulsioni nella Costituzione federale, benché un simile meccanismo sia contrario ai diritti umani e ai principi fondamentali della Svizzera, Stato che vanta una lunga tradizione umanitaria.

Come recita la Costituzione federale (Preambolo): “Consci che libero è soltanto chi usa della sua libertà e che la forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri”, la Svizzera deve restare uno Stato di diritto.

Ivan Pola