Valposchiavo in treno – La terza tappa: Brusio

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La terrazza sulla Valtellina
(di Chiara M. Battistoni)
Arrivo alla stazione in una mattina di primavera; a 780 metri l’aria è ancora frizzante, quasi fosse inverno e il cielo è striato di bianco: il tempo cambierà ma il mio viaggio, oggi, è breve e intenso.

 

Mi piace la stazione di Brusio: la chiesa di fronte, la Posta, l’edificio curato e ordinato che profuma di casa più che di stazione. Ho un po’ di tempo prima che arrivi il Regio e mi godo la sosta: tra le mani il libro “Storie Svizzere” di Urs Widmer, nato a Basilea nel 1938. Lo apro al capitolo “Grigioni”: si racconta di nonni dell’Engadina che evocano leggende sul passo del Bernina e la Valposchiavo. E’ la lettura giusta per rilassarmi ed entrare in sintonia con la valle, per rivitalizzare la sensibilità necessaria per cogliere l’atmosfera di quassù.

Con le sue contrade e le sue frazioni, Brusio è terra operosa; trasmette un’innata vitalità: pur nell’asprezza del territorio è tutto un susseguirsi di attività artigianali e di aziende, inserite oggi in un tessuto storico che racconta la storia di un Borgo dinamico, che fece della sua prossimità con la Valtellina uno dei punti di forza su cui sviluppare la propria storia. Avete notato quante chiese costellano il suo territorio? Tra chiese, chiesette e cappelle se ne contano ben dieci, dieci gioielli incastonati nei monti oppure nel mezzo del Borgo, solidi punti di riferimento per chi si orienta tra i sentieri e per chi cerca spazi di riflessione e quiete interiore.

“Sub hoc signo vinces” è il motto latino che campeggia sul vessillo di Brusium: “sotto questo segno vincerai”; messaggio chiaro, diretto, che comunica ottimismo e un pizzico di audacia, quell’audacia che ai primi del Novecento portò alla costruzione del celeberrimo viadotto circolare, uno dei simboli della Ferrovia del Bernina, patrimonio dell’Unesco dal 2008, ristrutturato nel 2011. Nove archi in pietra con campate da dieci metri, pendenza del 70 per mille per superare dodici metri di dislivello in un punto della valle in cui, se non ci fosse la sua elica, non si riuscirebbe a salire: il viadotto è la plastica rappresentazione della tenacia delle genti di quassù, manufatto unico nel suo genere, parte integrante del panorama, amato, fotografato, raccontato in tutto il mondo.

Ma il “segno” di Brusium va oltre il suo Viadotto; a qualche centinaio di metri c’è Casa Besta, edificio contadino poi trasformato in casa patrizia, per ospitare nel Settecento famiglie di nobili e dall’Ottocento passato al Comune. L’attuale museo narra una storia intensa di scambi costanti con la vicina Valtellina, di vite intrecciate, tra Grigioni e Valtellina.

Dò un’occhiata veloce all’orologio; appena il tempo di alzare lo sguardo e sento il suono, un po’ sibilo un po’ sferragliare, del Regio in arrivo. Ci siamo, il mio viaggio prosegue verso la prossima stazione, Miralago, per  godermi il periplo del lago, la quiete dello specchio d’acqua e una gustosa fetta di torta a conclusione della camminata.

Chiara M. Battistoni


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