Una grande passione per la montagna

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La parola ai giovani • Ivan Rastelli ha 21 anni e vive a Poschiavo. Dopo aver concluso l’apprendistato come cuoco ha cominciato quello per diventare selvicoltore. Da un paio d’anni coltiva una grande passione per la montagna e l’alpinismo.

Ivan Rastelli

Quando è nata la tua passione per la montagna?
Bene o male credo che sia una passione che ho sempre avuto. All’inizio non era certo passione per l’alpinismo, ma semplicemente per le camminate in montagna, poi in compagnia di mio nonno, ho iniziato a frequentare i primi ghiacciai facili e le alte quote, e man mano che passava il tempo ho scoperto la passione per l’alpinismo in alta quota, per lo scialpinismo per l’arrampicata su roccia e per quella su ghiaccio.

Che cosa ti ha ispirato?
Uno degli alpinisti di riferimento è stato, ed è, sicuramente Walter Bonatti, lui ha portato l’alpinismo ad un livello più alto, quando nessuno ci credeva. Mi ha fatto capire che con l’impegno, la testa e la passione si può superare qualsiasi ostacolo. Spero, un giorno di percorrere alcune delle sue vie.
Un altro fattore importante è stato la storia. La prima guerra mondiale mi ha sempre affascinato e leggendo libri sulle battaglie in alta montagna ho cominciato ad avere il desiderio di vedere questi posti, dove è stato scritto un pezzo di storia quasi completamente dimenticato. In alta Valtellina durante la prima guerra mondiale, si è svolta la più alpina delle guerre. Ancora oggi, grazie al freddo e ai ghiacciai, si possono trovare vari manufatti (come trincee, caverne oppure baraccamenti) ancora in ottimo stato e, cercando nei luoghi giusti si possono ritrovare ancora reperti molto interessanti.

Come ti alleni per mantenere la forma fisica?
Ogni tanto vado a correre ma non è che faccio un vero e proprio allenamento. Mi alleno con la pratica, andando in montagna il più possibile.

Quali scalate ti sono piaciute di più?
A dire la verità non ne ho una preferita, ogni giornata trascorso in montagna è bella a modo suo. La montagna del cuore è la Punta San Matteo, nel gruppo Ortles-Cevedale, montagna simbolo della guerra bianca. Le due salite che sicuramente posso annoverare fra le più significative direi che possono essere: il Monte Elbrus 5642 metri in Caucaso e il Kilimanjaro 5895 metri in Tanzania. Anche il tentativo, andato male per colpa di una bufera, di salire il Monte Fuji in Giappone è stata un esperienza positiva. Ci sono altre due giornate che ho trascorso in montagna che sono state particolarmente avventurose ed entusiasmanti. Durante la prima ora sono sceso la parete nord del Monte Pasquale con gli sci. Durante la seconda invece ho aperto la via Achtung chiodi volanti sulla parete nord-est del Piz Campasc assieme a Giacomo Rovida. La via si sviluppa per 200 metri ed ha difficoltà di VI+ grado.

Alba da quota 5700 metri sul kilimanjaro

Ci sono stati anche momenti difficili?
Si sa che la montagna non è un luogo in cui i rischi possono essere completamente azzerati, però si fa il possibile per cercare di renderli “accertabili”. In questi anni ho assistito ad alcuni incidenti, di cui uno purtroppo, mortale, che mi hanno insegnato a valutare meglio i rischi e i pericoli e ad andare in montagna con più testa.

Quali altre montagne ti piacerebbe scalare?
In particolare, spero di salire l’Ama Dablam 6812 metri, in Himalaya, montagna dalle forme perfette. Un altro obbiettivo sarebbe quello di salire le tre grandi pareti nord delle alpi che sono: quella del Cervino, quella dell’Eiger e quella delle Grandes Jorasses. Un altro obbiettivo, che però, per fattori economici, per ora sembra il più inarrivabile, è quello di salire le Seven Summit ovvero  la cima più alta di ogni continente, due delle quali le ho già salite. ( Elbrus-Europa Kilimanjaro-Africa)

L’alpinismo rimarrà un attività del tempo libero oppure pensi che lavorerai in questo campo?
Per il momento l’alpinismo voglio tenerlo come hobby. Preferisco concentrarmi sull’apprendistato di Selvicoltore, poi in futuro si vedrà. Sicuramente il sogno di diventare guida alpina, è uno di quei sogni che spero di non lasciare chiusi nel cassetto.


La parola ai giovani • Che cosa farò da grande? La ballerina, la restauratrice, l’informatico, il macchinista, l’infermiera, il falegname o il prete missionario. Mille possibilità e altrettanti dubbi su un futuro tutto da disegnare. I giovani collaboratori de IL BERNINA vi fanno entrare, attraverso una serie di interviste pubblicate a scadenze regolari, nel mondo della scelta professionale, invitandovi a partecipare a un dialogo tra coetanei.


Natalia Crameri


Daniele Isepponi