Pausa caffè dai sapori lontani

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Simona Crameri e Raffaella Gurini, classe ’97, quest’estate hanno deciso di trascorrerla in modo un po’ diverso. Niente Ibiza, Sharm el Sheikh o Rimini, bensì Dar es Saalam, Tanzania. Curiose e motivate a scoprire una nuova realtà, hanno fatto del volontariato in una scuola. Tornate tra le nostre montagne da ormai quasi due mesi, sentiamo cosa si sono portate con loro da questa terra lontana.

Simona Crameri

Raffaella Gurini

 

Cosa vi ha spinto a fare quest’esperienza?

Avevamo voglia di trascorrere le vacanze estive in modo diverso dal solito, volevamo impiegare il nostro tempo rendendoci utili e metterci alla prova facendo un’esperienza che ci segnasse e che avesse uno scopo. Partire e farci sorprendere dall’avventura, conoscere più da vicino una realtà a cui noi non eravamo abituate. Abbiamo perciò pensato che partire per una terra di missione fosse proprio quello che stavamo cercando.


È stato difficile concretizzarla?

Concretizzare il tutto non è stato molto difficile, è bastato organizzarci con le suore che gestiscono la scuola, riservare il volo e fare una visita medica. Ciò che inizialmente ci ha ostacolato è stata l’incognita di non sapere cosa ci aspettava se accettavamo la sfida, ma appena superato quel momento di incertezza direi che è stato piuttosto facile… basta volerlo!

 

Perché proprio in Tanzania (Dar es Salaam)?

La meta oserei dire che è stata un po’ casuale. Per noi era importante scegliere il genere della nostra avventura e non il posto. Tramite conoscenti abbiamo saputo che c’era questo quartiere povero nella periferia di Dar es Salaam dove era presente una scuola gestita dalle suore e abbiamo subito capito che era ciò che faceva al caso nostro.

 

Quali erano i vostri “compiti?” E una vostra giornata tipo?

Il nostro compito principale era andare a scuola tutti i giorni, mattina e pomeriggio. Cosa facevamo variava di giorno in giorno… abbiamo passato del tempo con i bambini in classe, scritto lettere per tutte le persone che sostengono la scuola e poi fatto dei disegni con i bambini. Inoltre preparavamo loro quasi tutti i giorni i compiti da fare a casa. E nel tempo libero giocavamo con loro con una palla, con le carte o semplicemente cantando e ballando. Alcune volte siamo andate con le suore in casa di gente malata o bisognosa a portare un po’ di riso o farina, oppure semplicemente a vedere come stavano e se avevano bisogno di qualcosa. Quelli sono stati i momenti dove abbiamo visto l’altra faccia della medaglia. Non la Tanzania dei parchi nazionali, i safari e le spiagge bianche ma la povertà, la gente malata o malnutrita e le loro case che non si avvicinano lontanamente alla nostra idea di casa.

 

Dovendo sintetizzare le mille emozioni di quel mese, cosa ci dite?

A parole sicuramente non è possibile descrivere ciò che abbiamo vissuto; per capire veramente tutte le emozioni che abbiamo provato durante quel mese sarebbe necessario (ri) fare quest’esperienza. Sicuramente non dimenticheremo mai tutti i magnifici sorrisi regalatici da quei bambini, il loro modo di fare così familiare e quella felicità che portano sempre con sé e che trasmettono a chi li circonda.

 

Siete tornate tra le montagne di casa da ormai quasi due mesi, cosa vi è rimasto di questo viaggio?

È difficile descriverlo, come d’altronde è difficile descrivere ciò che abbiamo visto e vissuto. Tante cose, anche se spiegate bene, non si avvicinerebbero comunque alla realtà. Abbiamo visto un posto diverso da ciò che eravamo abituate, lingua diversa, cultura diversa. Sicuramente è stata un’esperienza unica. Mi sono rimasti impressi i sorrisi dei bambini appena ci vedevano entrare a scuola, la semplicità e l’umiltà delle persone che, pur non avendo nulla, erano gentili, sorridenti e generose. Una delle cose che più mi ha impressionato positivamente è la convivenza fra religioni diverse. Penso che quest’esperienza ci ha aperto la mente, ci ha insegnato ad apprezzare ciò che abbiamo e ci ha fatto provare emozioni uniche. Ci sarebbero ancora mille cose da dire e altre mille che in questo momento non mi vengono in mente. Ma una cosa è certa, sicuramente è stata una lezione di vita, una bella lezione di vita!

 

Consigliereste quest’avventura?

Certamente, è stata un’avventura che ci ha cambiato e ci ha fatto capire quanto noi siamo fortunati. Quest’esperienza ci ha dato modo di capire alcuni valori della vita che, se fossimo rimaste a casa, probabilmente non avremmo mai potuto cogliere.

Matilde Bontognali