Niente più centrale a carbone a Saline Joniche

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Con il ritiro della SEI S.p.A. il progetto è ormai giunto al suo capolinea (di P. Pola)
Con la rinuncia della società controllata da Repower di proseguire l’iter autorizzativo per la costruzione di una centrale termoelettrica alimentata a carbone, nei pressi di Saline Joniche in Calabria, il progetto ha subito una brusca frenata, per non dire la sua definitiva cancellazione. Nel contempo la stessa SEI ha comunicato l’avvio della procedura per la liquidazione volontaria della società.

 

La SEI S.p.A, società controllata da Repower con sede in Italia, ha comunicato la propria intenzione di rinunciare al procedimento per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio della centrale a carbone di Saline Joniche. Lo si apprende da un comunicato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico, con sede a Roma, lo scorso 18 novembre 2016.

Nella lettera della SEI, inviata allo stesso Ministero il 17 novembre 2016, la società conferma di non aver più alcun interesse nel proseguire l’iter autorizzativo avviato nel 2008 per la realizzazione del progetto di una centrale termoelettrica a carbone, in Calabria. Nel medesimo scritto si può altresì evincere che l’assemblea ordinaria della SEI, nella propria riunione dell’8 novembre 2016, ha deliberato di procedere alla definitiva chiusura della liquidazione volontaria della società.

Nel contesto ricordiamo che Repower aveva già da tempo deciso di ritirarsi dal progetto, perseguendo di fatto le proprie strategie, decise nel dicembre dello scorso anno, che contemplavano fra l’altro anche la definitiva rinuncia al carbone quale vettore energetico.

Come confermato al nostro giornale dal portavoce di Repower Werner Steinmann, nonostante la defezione di Repower, l’iter autorizzativo per la costruzione della centrale di Saline Joniche era ancora in corso, in attesa di una prossima conclusione. “La decisione presa nei giorni scorsi dalla SEI dovrebbe tuttavia aver contribuito a mettere definitivamente la parola fine sul progetto”, annota ancora Steinmann.