Il paradosso della carne

0
7

Siamo ancora disposti a mangiare degli esseri viventi senzienti a cui possiamo legarci emotivamente? (di M. Travaglia)
Con l’avvicinarsi delle feste natalizie aumenta, tra le altre cose, anche il consumo di carne animale. La ricerca scientifica di questi anni ci svela i trucchi del pensiero che l’uomo usa per giustificare l’uccisione di questi essere viventi che molto spesso amiamo.

 

In una società come la nostra, quella occidentale, abituata al benessere economico, si fanno strada pensieri e ragionamenti che un tempo sarebbero stati impensabili. Un uomo costretto alla fame, per intenderci, non si sarebbe mai interrogato sull’eticità del gesto di mangiare un altro animale diverso da lui.

Le nuove ricerche scientifiche che indagano le caratteristiche delle altre specie ci hanno permesso di scoprire, per esempio, che i maiali sono animali molto intelligenti, capaci di azionare termostati posizionati nei porcili, giocare a rincorrersi o addirittura imparare semplici giochi con il computer.

Queste consapevolezze diventano determinanti nel momento in cui la nostra elevata capacità di diversificare gli acquisti ci permette oggi di fare delle scelte, come per esempio scegliere se consumare carne o meno. Siamo ancora disposti a mangiare degli esseri viventi senzienti a cui possiamo legarci emotivamente?

Al momento sembra proprio di sì. Secondo lo Swiss Union for Vegetarianism, all’inizio del millenno la percentuale dei vegetariani, in Svizzera, si aggirava intorno al 4%. Attualmente, negli Stati Uniti sono stimati tra il 3 e il 5% della popolazione.

Gli studiosi hanno chiamato “paradosso della carne” quella situazione, per usare le parole della giornalista scientifica Marta Zaraska, che si ha quando a qualcuno piace mangiare carne, ma non riesce a pensare agli animali che muoino per fornirla. Le persone, per sostenere questo disagio psicologico, mettono in atto diverse strategie:

  • ignorano il problema: non si pensa all’origine della carne
  • mettono in pratica un “cambio comportamentale percepito”: si compra solo carne di animali allevati e nutriti in modo “umano”
  • attuano un “mimetismo lingustico”: non si da alla carne il nome dell’animale corrispondente
  • praticano la “dissociazione”: si pensa agli animali come mero oggetto da consumare piuttosto che come esseri senzienti.

Grazie a diversi studi scientifici, ora siamo anche a conoscenza, per esempio, che il crescente consumo di carne non è ecologicamente sostenibile (il 51% delle emissioni del gas serra del pianeta sono dovute alla filiera dell’allevamento del bestiame) oppure che un eccessivo consumo di carne rossa e carni lavorate (per esempio i salumi) può causare malattie cardiache o aumentare il rischio di cancro.

Dati che, allo stato attuale, non sono in grado di cambiare i sistemi produttivi delle multinazionali e le nostre abitudini a tavola. Sarà così ancora per molto?


Articoli correlati: