Sermone 31.12.2016

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Esodo 13.20 – 22
Sermone del 31 dicembre 2016 Ultimo anno

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:

http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

20 Gli Israeliti, partiti da Succot, si accamparono a Etam, all’estremità del deserto. 21 Il SIGNORE andava davanti a loro: di giorno, in una colonna di nuvola per guidarli lungo il cammino; di notte, in una colonna di fuoco per illuminarli, perché potessero camminare giorno e notte.

22 Egli non allontanava la colonna di nuvola durante il giorno, né la colonna di fuoco durante la notte, dal cospetto del popolo.

Care sorelle e fratelli, nel lodare il Signore nell’ultimo giorno dell’anno ci ritroviamo insieme con delle sensazioni contraddittorie. Nutriamo opposti umori. Siamo divisi tra il volere dimenticare l’anno passato e gettarci nel nuovo, tra insicurezza e voglia di diverso. Valutando l’anno che sta finendo, ci chiediamo anche “come sarà domani?” “Il nuovo anno cosa porterà?”. Questa sera è come se fossimo sul picco di una montagna: possiamo guardare avanti e indietro. È un momento di riflessione, prima che inizi il grande spettacolo per salutare l’anno nuovo con gioia. Dall’alto del nostro monte, sostiamo prima di riprendere il cammino, guardando indietro e in avanti.

Per prepararci, ricordate gli avvenimenti negativi di quest’anno trascorso! Fate mentalmente un elenco degli avvenimenti personali o mondiali. Quest’anno com’è passato e cosa ricordiamo ancora? Quanta neve c’è stata lo scorso inverno? L’estate è stata calda e breve? E le alluvioni e i terremoti? Quali guerre hanno insanguinato la terra? Che cosa è avvenuto sulla scena politica? Che cosa è cambiato nella nostra comunità? Dal 1547 a oggi, 469 anni di vita, com’è vissuta e che cosa minaccia la nostra esistenza? Che cosa ha cambiato la mia vita? Chi abbiamo deluso, ferito, allontanato? Abbiamo avuto momenti tristi, di crisi? È vero o no che abbiamo dimenticato molti avvenimenti? È impressionante quanta fatica facciamo per riordinarli e mettere tutto in ordine.

Si dimentica perché, in noi e intorno a noi, accadono tante cose così velocemente che non possiamo elaborare gli avvenimenti o le notizie che ci arrivano. Così anche quest’anno è passato rapidamente, non abbiamo contato i nostri giorni per diventare più saggi e ci troviamo spesso a chiederci dove è rimasto il tempo. Siamo cambiati, non siamo più gli stessi e non abbiamo preso il tempo per riflettere e capire chi siamo diventati. L’abbondanza d’informazioni e i cambiamenti, spesso, non possono essere compresi del tutto, anche da chi pretende d’avere tutto sotto controllo. Il mercatino di chi offre oroscopi e previsioni, impazzisce in questo periodo. Tutti vogliono le previsioni del futuro. «Ci sono milioni di persone che vivono tutto questo non come un gioco ma lasciandosi condizionare la vita dagli astrologi» afferma lo psicologo Massimo Polidoro. «Impera a ogni livello sociale il “non ci credo ma…”. E allora noi (Cicap) ci prendiamo la briga ogni fine anno di ripescare le previsioni dell’inizio e di dimostrare che gli astrologi non sono in grado di prevedere assolutamente nulla» (Corsera 31/12/2016). Vogliamo rassicurazioni sui cambiamenti. La verità, invece, è che non riconosciamo la nostra strada, a essere se non autori, almeno partecipi delle decisioni sul futuro della nostra vita. Ecco, nel non capire quello che cambia intorno a noi, sta anche la nostra difficoltà a ricordare. Elaborare male i cambiamenti però, è non sapere chi siamo diventati.

Il testo d’oggi ci parla di persone davanti a cambiamenti continui. Il popolo d’Israele pellegrina nel deserto e nessuno più di un pellegrino si trova davanti a mutevoli cambiamenti. Nella fiducia che il Signore li guiderà nella terra promessa, sono stati liberati dalla prigionia; hanno abbandonato la loro relativa sicurezza e si sono messi su questa strada ignota. Il Signore però, ha promesso il suo appoggio, è con loro e gli indica la strada, di giorno in una nuvola di fumo e di notte con una colonna di fuoco. Una situazione difficile da immaginare, tanto più che questi termini producono in noi immagini, che evocano avvenimenti spaventosi:

– gigantesche colonne di fuoco e di fumo le abbiamo nelle eruzioni dei vulcani o con le trombe d’aria, oppure nel fungo delle esplosioni nucleari. Per molte persone significano solo morte e pericolo.
– quante fiamme e nubi nere, abbiamo visto salire dalle colline e dalle case della Siria, Iraq, nelle zone terremotate. Abbiamo visto tante immagini di città e paesi bruciati e migliaia di persone in fuga. Il lancio di bombe e granate con cui sono stati uccisi esseri umani.
– Parigi, Belgio, Berlino: gli attacchi terroristici, centinaia di persone morte per la follia di pazzi. Morti assurde in nome di un Dio.

Nel testo biblico invece, i simboli delle colonne di fumo e fiamme sono i segni visibili di una promessa. In pratica, l’unica cosa stabile è il Signore che guida il suo popolo con segni concreti, come una chiara prova della sua presenza e forza. Egli è il Signore, sopra la vita e la morte, che si dimostra come affidabile accompagnatore e compagno di strada di chi crede in lui. In pellegrinaggio attraverso le difficoltà del deserto, degli imprevisti della vita, il popolo impara a vedere la guida e il sostegno del loro Dio.

Ognuno di noi è in cammino. Ci sono persone che pretendono di rimanere ferme bloccando ogni cosa intorno. Chiudono gli occhi su tutto, come se le azioni e le reazioni non avessero conseguenze. Cercare di rimanere fermi è una pia illusione. Tutti noi siamo in pellegrinaggio come il popolo d’Israele. Come singoli, come comunità, come nazione. Il pellegrinare del popolo d’Israele è per noi insegnamento: pellegrinando si orientavano al Signore. Nel loro cammino il punto di riferimento non era qualcosa di fisso, di materiale o un possesso ma il Signore che camminava davanti a loro. Egli tracciava la strada, anche se non li costringeva a rimanerci. Nessuno è fermo, ma siamo tutti in cammino. A chi rivolgiamo lo sguardo? Chi seguiamo? Questo è il metro con cui giudichiamo il passato e orientiamo il presente. Il Signore ci ha liberato per condurci nel regno promesso. È un regno senza sicurezze umane o temporanee, ma nella fiducia della guida divina. In questo cammino vediamo i segni della sua presenza? Tra i tanti cambiamenti, i segni del Signore che ci accompagna, sono la nostra unica sicurezza.

Per questo, un cristiano non assolutizza quello che crede o come vive, ma è pronto a spostarsi dietro le colonne di fumo e di fuoco. Il Signore è un Dio in divenire, mai statico, sempre perfetto. Guardate al cielo, cambia sempre ed è sempre perfetto. Questo è il senso delle parole: “Se uno vuol venirmi dietro, rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua, perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà”. Proprio davanti allo stress, alla frenesia delle attività, ai molti cambiamenti è necessario mantenere lo sguardo sul Signore. Non dobbiamo correre ciecamente, ma guardarci dentro e osservare se la direzione mira al Signore. Assicurandoci se vediamo ancora la colonna di fuoco di Dio, se le richieste di amare il prossimo, che Cristo ha messo come segno, contano ancora per noi. Avere orecchi e occhi per udire e guardare il nuovo che il Signore prepara per noi. Di assoluto nella vita ci sono solo i segni concreti che il Signore ci dà della sua presenza. Quelli vanno seguiti di tappa in tappa.

Il tempo che prendiamo per ricordare non è perso. Ricordare non è né superficiale né melanconico ma ci orienta verso il cammino che il Signore c’indica, seguendo le colonne di fumo e di fuoco. Da dove sto arrivando? Come ho vissuto fino ad ora? Che cosa mi ha guidato e ha determinato la mia fede. Da qui, possiamo acquistare la saggezza e la capacità di rispondere alle domande che il continuo della nostra vita contiene, nel nostro deserto umano. Siamo in cammino, ci lasciamo dietro la terra della schiavitù e davanti abbiamo quella della libertà. Se gli saremo fedeli, riconosceremo anche i segni della sua presenza fra noi. “Il Signore andava avanti a loro, …per guidarli lungo il cammino, …per illuminarli, affinché potessero camminare giorno e notte”. Il Signore benedica il nostro seguirlo. Amen

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa


Pastore Antonio Di Passa