Olimpiadi, sfida fra pro e contro in un dibattito poco coinvolgente

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Una sessantina i presenti lo scorso giovedì 26 gennaio alla serata pubblica in Casa Torre sulle olimpiadi, tema in votazione il prossimo 12 febbraio. Forse un numero leggermente inferiore alle aspettative, considerata la popolarità dell’argomento e l’importante podio di relatori chiamato per l’occasione a darsi battaglia sui pro e i contro, fra i quali anche un membro del Governo.

E battaglia non è stata, per un dibattito che, in fondo, non ha saputo suscitare grandi emozioni, vuoi perché gli schieramenti non si sono sostanzialmente mutati rispetto quattro anni fa, vuoi forse anche perché il tema è diventato meno accattivante, considerati i pochi anni trascorsi dall’ultima votazione. Fatto sta che il pubblico non ha praticamente partecipato alla discussione, limitandosi piuttosto ad ascoltare.

Cos’è cambiato rispetto a quattro anni fa?

Organizzata dalle locali sezioni del PLD, UDC e PDC e moderata da Veronica Battilana, la serata ha visto salire, per primo, sul palco l’on. Christian Rathgeb, chiamato a spiegare il concetto del progetto e, nel merito, anche la posizione del Governo. Ma cos’è realmente cambiato rispetto all’ultima votazione di soli quattro anni fa? Molto, fa notare il Consigliere di Stato Rathgeb, al quale sta un po’ stretto il termine “forzatura”, usato all’unisono dai detrattori del progetto, che ritengono perlomeno anacronistico chiamare nuovamente il popolo a votare su un tema bocciato appena 4 anni fa e altre 2 volte tra il 1980 e il 1986.  “Anzitutto è cambiata la situazione economica nei Grigioni – tiene a ribadire Rathgeb – nettamente peggiorata in questi ultimi anni, con una perdita di oltre 1 milione di pernottamenti e la continua contrazione del prodotto interno lordo”.

Anche se è ben chiaro che l’ottenimento dei GO non rappresenterebbe la panacea di tutti i mali, preconizza Rathgeb, essi sarebbero comunque in grado di dare uno scossone all’attuale apatia congiunturale, equivalendo ad una preziosa chance per ripartire.”È come se, in questi ultimi anni, il nostro Cantone fosse entrato in una sorta di letargo – evidenzia ad un certo punto il Capodipartimento di giustizia, sicurezza e sanità – occorre pertanto darsi una mossa e cercare di uscire da questo torpore, dimostrando a tutti cosa sappiamo fare”. Quali termini di paragone, a dimostrazione che nei Grigioni è possibile organizzare grandi eventi di richiamo internazionale, egli cita gli imminenti mondiali di sci a St.Moritz e il WEF di Davos, evento quest’ultimo tra i più importanti a livello mondiale nel suo genere.

La carta avvincente della decentralizzazione e della digitalizzazione

Optando per l’organizzazione di giochi decentralizzati, tiene ancora a ribadire Rathgeb, sono pure mutate le condizioni quadro rispetto allo scorso progetto, in cui il tutto si concentrava in sole due località. Coinvolgendo nei piani anche altri Cantoni e territori, all’evento vengono messe a disposizione più infrastrutture già esistenti, permettendo così di raggiungere uno degli obiettivi chiave della candidatura, vale a dire quello di riuscire ad organizzare giochi a misura d’uomo, vera e propria sfida di questo progetto, che si rivelerà avvincente anche grazie all’ottimizzazione della digitalizzazione, vera e propria novità dei giochi 2026.

Impossibile organizzare olimpiadi a misura d’uomo

Sfida alla quale non credono però i contrari che, rappresentati per l’occasione dal Granconsigliere Dario Monigatti, insistono sul fatto che i GO hanno raggiunto una dimensione tale che non è possibile organizzarli a misura d’uomo, anche solo per l’enorme quantità di atleti e persone al seguito che partecipano all’evento. “La realtà alpina non si presta all’organizzazione di simili eventi”, sottolinea con fermezza Monigatti, il quale non si lascia scappare l’occasione per rispondere a Rathgeb che le condizioni quadro, fatta eccezione per la decentralizzazione, non sono per nulla cambiate: “Manca un’analisi approfondita, non sappiamo con che partner andremo a collaborare, addirittura non è ancora stato fatto il nome della Host City. Zurigo ha già risposto picche, adducendo il rifiuto a rischi finanziari troppo elevati e, proprio questo fatto – tiene ancora ad evidenziare Monigatti – la dice già lunga sull’approccio in generale a questo mastodontico progetto.” Progetto che, sempre secondo Monigatti, non rappresenta neppure una chance per la Valposchiavo, comunque troppo lontana dal fulcro delle operazioni per poter giocare un ruolo importante”. Secondo il Granconsigliere socialista non sono questi gli eventi sui cui deve puntare il nostro Cantone per rilanciare la propria economia e dare nuovi impulsi al turismo. Alternative? “Ce ne sono, eccome – risponde al pubblico il politico brusiese – i mondiali di sci, per esempio, o eventi meno appariscenti ma non meno significativi, tipo il tour de ski o la maratona engadinese. Il partito socialista – conclude ancora Monigatti – si sta fortemente adoperando per ottenere il centro svizzero degli sport invernali a Lenzerheide.

Le olimpiadi non sono un evento troppo grande per noi

Ma rappresentano veramente un evento troppo grande per il nostro Cantone i GO? Il Granconsigliere PLD Karl Heiz , anch’egli invitato al podio degli oratori per il fronte del “sì”, cerca di sfatare questo mito affermando che sia in Svizzera che nel nostro Cantone abbiamo dimostrato di saper realizzare opere imponenti, come per esempio le grandi gallerie ferroviarie. “Le olimpiadi sono troppo grandi per noi? Non direi”, risponde Heiz a Monigatti, che poi aggiunge: “Il concetto sviluppato attorno ad una decentralizzazione è ideale. È come se si organizzassero una serie di campionati mondiali in tanti luoghi diversi. In questo senso, la piccola Lillehammer, fa scuola”. Per Heiz occorre poi aver fiducia nelle istituzioni, sicuramente in grado di tener sotto controllo costi per un ammontare di 1.6 miliardi di franchi. “Non è corretto continuare a ripetere che il CIO fa ciò che vuole, in quanto i costi rimangono sotto la sorveglianza delle organizzazioni ed istituzioni locali”, tiene ancora a precisare Heiz, il quale, contrariamente a quanto affermato dal collega Monigatti, è convinto che le ricadute economiche per la Valposchiavo saranno ingenti, sia a livello di infrastrutture, che per quanto riguarda i posti di lavoro.

Un sogno e un ideale per le giovani generazioni

Sicuramente degni di nota gli interventi di Damiano Bergonzio e Moreno Beti, rispettivamente presidente e responsabile tecnico del Bob Club Svizzera Italiana. I loro contributi, ispirati al successo dell’associazione sportiva cui appartengono, partono dal presupposto che, quando si crede in un ideale si possono realizzare anche progetti all’apparenza utopici, come è stato per il Bob Club della Svizzera Italiana che, dal niente, in cinque anni, è diventato il più grande della Svizzera per quanto riguarda il settore giovanile, questo grazie alla caparbietà  e alla passione per questo sport dei suoi organizzatori. “Senza credere in un ideale è impossibile andare avanti”, sono le parole di Beti, a cui fa eco Bergonzio, il quale continua dicendo: “Nessuno ha parlato questa sera dell’indotto più importante che generano i GO, vale a dire quello sportivo. Ci sarà un’esplosione di questo movimento, si creerà entusiasmo e, cosa più importante, i nostri giovani potranno realizzare sogni. Allora permettiamo ai nostri figli di coltivarli questi sogni, affinché possano crescere in un ambiente sano e vivere il sogno olimpico in tutta la sua bellezza e la sua magia.”

     

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