La roccia stregata

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    Prosegue, dopo il racconto inedito “Il folletto dell’alpe di Soazza” di Silvia Montemurro, il ciclo di storie e leggende ambientate nel Canton Grigioni, create della famosa autrice di Chiavenna in esclusiva per IL BERNINA.

    Terzo racconto di Silvia Montemurro, l’autrice di “Cercami nel vento”

    «Deve essere qui, da qualche parte», dico a Maicol, mentre cerco di destreggiarmi tra roveti e sassi.
    «Abbiamo abbandonato il sentiero già da un quarto d’ora e sta facendo scuro. Non sarebbe meglio rientrare?»
    Lo guardo e sbuffo. Ci frequentiamo da pochi mesi e mi piace molto, ma non ha assolutamente spirito di avventura.
    «Credo che ci siamo quasi», ribatto «abbi fede»
    Lui alza gli occhi al cielo.
    Ho letto che qui a Vicosoprano, ai piedi della montagna, c’è una roccia magica. Si chiama la roccia stregata e pare che sia stata scaraventata a fondo valle da una delle ultime streghe della montagna, per distruggere una chiesa dedicata alla Madonna. Voglio solo scattare qualche foto, niente di più. Ma Maicol pensa che sia una delle mie solite pazzie.
    Si ferma per accendersi una sigaretta.
    «Proseguo un altro po’», lo informo «tu aspettami pure lì»
    «Va bene, Selene. Ma non allontanarti troppo. Io non vengo a cercarti», scherza.
    Si siede su un masso, felice di non dover più sgambettare.
    Mi inoltro nel bosco e ben presto mi rendo conto di essermi lasciata alle spalle Maicol e la valle. Entro in una specie di radura, dove si sono dati appuntamento merli e una rara specie di farfalle notturne. E’ proprio seguendo una di queste, all’imbrunire, che scorgo il masso davanti a me. E’ illuminato da una luce strana, che non c’entra con quella del sole. Mi avvicino e tiro fuori la macchina fotografica. Ma prima, lo tocco. Per un attimo è come se un terremoto si scatenasse sotto ai miei piedi. Poi, tutto sembra tornato normale.
    Mi guardo le mani e mi accorgo che sono diventate trasparenti. La radura è la stessa, ma il masso non c’è più.
    Al suo posto, scorgo una giovane donna. Ha i capelli fulvi che le arrivano fin sotto al sedere, scomposti e fragili. Gli occhi nerissimi e il viso sporco di terra. Mi guarda ma non mi vede. Per qualche motivo, credo di essere diventata invisibile.
    Dietro di me arriva, correndo, un ragazzo. I due si abbracciano. Lui è vestito con un paio di pantaloni larghi e indossa degli stivali assolutamente fuori moda. O forse sono io a non essere più nella stessa epoca.
    «Ho fatto di tutto per salvarla», mormora la donna e si mette a piangere.
    «Lo so, Olimpia. Lo so. Quando…?»
    «Domani mattina», si dispera la ragazza.
    Cosa succederà domani mattina? Non riesco a capire. Mi accorgo che i miei piedi sono sollevati da terra. Quando la ragazza si muove, mi muovo anche io, come se fossimo legate da una corda invisibile.
    «Come hai fatto a scappare?», chiede il ragazzo.
    «E’ proprio questo il punto», dice Olimpia e abbassa lo sguardo.
    «Hai usato la magia?»
    Olimpia annuisce.
    «Io ho davvero qualche capacità soprannaturale. Ma Stella no. Lei non c’entra. E adesso morirà solo per colpa mia. La contessa ha punito lei solo perché era mia amica»
    «La contessa ha punito lei perché era gelosa di te. Del nostro amore»
    «Non negarti a lei. Rischieresti la vita»
    L’uomo guarda la sua donna con occhi limpidi e penetranti.
    «Non mi concederei a nessun’altra donna che non sia tu. Potrei anche morire. Non mi interessa»
    «Non sono una strega», si dispera Olimpia «e neanche Stella»
    I due si baciano.
    Distolgo lo sguardo, perché quel bacio fa una luce intensa. La stessa che emanava la roccia.
    Il tempo scorre in fretta, come se stessi mandando avanti un film. Scorrono alcune scene d’amore tra il ragazzo e Olimpia, poi scorgo un rogo e del fumo. Mi avvicino. Olimpia è distrutta dal dolore, ma rimane nascosta dietro a un albero.
    Una ragazza viene legata a un palo e poi il fuoco inizia a bruciarle il vestito.
    «Pietà», chiede la ragazza «pietà, non sono una strega»
    «Ha confessato», urla qualcuno «è una figlia di Satana! Che bruci all’inferno»
    La scena è straziante. Ancora una volta, lo stesso bagliore mi costringe a distogliere lo sguardo.
    Una donna spicca per i suoi abiti, tra la folla. E’ molto elegante e regge tra le mani un crocifisso. Guarda il ragazzo di Olimpia e la sua bocca si apre istintivamente, come se volesse mangiarselo.
    E’ chiaro che quella donna sia innamorata di lui.
    Mi avvicino a lei, quel tanto che la corda invisibile legata al polso di Olimpia me lo permette. E sento che dice a un suo servitore: «Seguitelo»
    Mi allarmo. Scoprirà il nascondiglio di Olimpia!
    Provo a sussurrare qualcosa alla ragazza. Se è una strega, forse può sentirmi. Ma Olimpia avverte solo le sue lacrime per l’amica, che sta bruciando al posto suo.

    Arriva sera, e Olimpia è con Christian. Stanno facendo l’amore. Io guardo fuori dalla finestra e li vedo. Gli uomini della contessa. C’è anche un prete. Sono armati di fiaccole e lance.
    «Olimpia, scappate!», grido «scappate!»
    Ma nessuno mi sente.
    Li sorprendono insieme e lei si mette davanti a lui.
    «Lasciatelo stare», grida Olimpia «lui non ha fatto niente!»

    Trasformerò questo mio corpo in scudo, per difenderti dai tuoi giorni peggiori.
    Diventerò roccia per l’eternità, solo per dimostrarti quanto è forte il mio amore.

    Gli uomini cercano di prendere Christian, ma Olimpia si avventa su di loro. Il suo corpo sembra fatto davvero di sasso: riesce a immobilizzarli tutti.
    Si volta verso di lui, con le lacrime agli occhi.
    «Scappa, amore mio», bisbiglia «in un’altra vita, il nostro amore sarà possibile…»
    Christian fugge nel bosco.
    Olimpia lo guarda correre via, poi tutta la forza che era in lei scompare.
    «Legatela a quel masso», ordina il prete.
    «Facciamola rotolare giù, così impara a servire il demonio»
    Olimpia non urla. Sembra serena.
    A un certo punto i suoi occhi si puntano dritti nei miei. Sono quasi certa che adesso sia in grado di vedermi.
    «Non ho gettato il masso addosso alla chiesa. Perché lì non c’era ancora nessuna chiesa. Non lasciarti ingannare da tutte le leggende che ti raccontano. Io sono Olimpia. E non sono una strega. Sono solo una donna come tante, che si è innamorata dell’uomo sbagliato»
    Cerco di liberarla, ma le mie mani invisibili sono inutili.
    La guardo rotolare giù dalla montagna e mentre vengo trascinata via con lei, sento qualcuno che dice: «E con questa, ce ne siamo liberati una volta per tutte. Lei era l’ultima strega della montagna»

    Una luce forte e intensa mi acceca le pupille. Stacco le mani dal masso.
    «Allora sei qui», dice Maicol «ho aspettato più di mezz’ora. E adesso è buio. Ti rendi conto?»
    Poi vede il mio sguardo perso nel vuoto e si spaventa.
    «Selene, hai visto un fantasma?»
    «No», rispondo «ho solo conosciuto la verità»
    «E adesso come facciamo a rientrare a casa? Non si vede niente!»
    Lo prendo per mano.
    «Seguiamo la luce»
    «Quale luce?», ribatte lui, esasperato.
    Forse da domani si rifiuterà di uscire con una pazza.
    Mi incammino sicura, accompagnandolo lungo il sentiero di luce che vedo solo io.
    Mi sembra di avere attorno al polso un filo invisibile, come se sopra di me una donna dai capelli fulvi fosse legata al mio destino e mi stesse accompagnando fino a casa.
    Mi volto e le sorrido.


    Silvia Montemurro