8 marzo: non solo mimosa

2
701

Le ricorrenze servono a ricordare, ma a volte, nel loro rituale ripetersi, finiscono per perdere il significato originario. Così la Giornata internazionale della donna, sempre più spesso, vien trasformata in Festa della donna, e allora via con doni e gentilezze del giorno! Ma la differenza tra le due definizioni, se nelle parole è sottile, nel significato più profondo è molto grande. Non si tratta di una festa, ma di un impegno: un impegno a ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, ma anche e soprattutto le discriminazioni e le violenze a cui troppo spesso ancora sono sottomesse.

Val la pena allora ripercorrerne un po’ la storia. Sono stati gli Americani i primi a istituire una giornata delle donne (andrebbe ricordato al Presidente Trump!): nel 1908 il partito socialista americano dedicò una giornata, definita “Woman’s day”, per discutere i problemi dello sfruttamento della donna perpetrato da datori di lavoro nei confronti delle operaie impiegate. In seguito a questo congresso, si invitarono le diverse sezioni politiche a riservare, a partire dal 1909 e per ogni anno a seguire, una giornata dedicata a manifestazioni in favore dei diritti della donna e del voto femminile . Altri paesi, via via, aderirono poi a questo invito. Dal 1946, era appena finita la guerra, l’8 marzo divenne la data fissa per questa giornata, e dall’Italia partì l’idea di cercare un simbolo: si pensò alla mimosa, uno tra i pochi fiori capaci di fiorire a marzo e soprattutto reperibile a basso costo.

Ecco: più di 100 anni raccontati in poche righe, un semplice fiore a ricordare le tante conquiste, ma anche violenza e discriminazioni ancora in uso verso tante donne nel mondo.
La natura, unica vera depositaria del buon senso, ha lasciato al caso se farci nascere maschio o femmina, dimostrando così di regalare ad entrambi i sessi le stesse potenzialità. La società poi, nei secoli, ha rimescolato le carte, non lasciando a tutti, in verità, le stesse chances.

Penso al piccolo, fortunato mondo attorno a me: vivo in una società che non mi discrimina. Timidamente cominciano anche ad affermarsi piccole presenze femminili in gremi politici e in posti di direzione. Tante discriminazioni però germogliano dentro una scarsa autostima femminile, una specie di consapevolezza soffocata. Possiamo ormai far nascere figlie con davanti lo stesso futuro di un figlio maschio, offrire loro uno stesso bagaglio, abbiamo persino il lusso di difendere le diversità nel cercare l’uguaglianza, ma abbiamo ancora davanti il compito di istillare consapevolezza nei nostri figli fin dalla più tenera età: nei maschi come nelle femmine. Perché se noi donne dobbiamo credere nelle nostre capacità, abbiamo anche bisogno che pure gli uomini ci credano.

L’affermazione della donna passa da una consapevolezza maschile, non solo femminile. Per questo termino quest’articolo, dedicato alla giornata della donna, con un augurio agli uomini,
agli uomini che sono curiosi dei pensieri delle donne,
agli uomini che oggi cucineranno perché lo sanno fare, non perché è l’8 marzo,
agli uomini che trovano i calzini anche se la moglie è in vacanza,
agli uomini che votano le donne,
agli uomini che non ci vogliono rifatte,
agli uomini che non dimenticano di esser nati da una donna,
agli uomini che sanno commuoversi,
agli uomini che amano la tua indipendenza, non solo la loro,
agli uomini che non ci perdono di vista,
agli uomini che non ci vogliono cambiare e limitare,
agli uomini che ti fanno sentir donna,
agli uomini che cambiano i pannolini anche quando i bimbi han fatto cacca,
agli uomini che ci chiedono consiglio,
agli uomini che si sanno organizzare,
agli uomini che ci vogliono capire,
agli uomini che possiamo anche lasciare,

auguri agli uomini che con noi vogliono camminare.


Serena Bonetti

2 COMMENTI