Giornata internazionale della donna

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Fonte: https://sites.google.com/site/modernmatriarchalsocieties/home/the-mosuo

Che cosa ci ha portato il patriarcato?

Essenzialmente GUERRE.
Le guerre di ogni genere, sanguinose, micidiali, disprezzando la vita. Genocidi.
La guerra contro la donna. Esseri eccellenti che danno la vita. Non che gli uomini non potrebbero essere ugualmente eccellenti, ma con la loro natura bellica rovinano tutto. Ma proprio tutto.

Essi impediscono l’autodeterminazione della donna, ma non solo: aprite un giornale, sfogliate le novità su Internet. Un orrore dopo l’altro! Messa in scena per noi da una schiacciante maggioranza di uomini.

No, così non immagino il nostro mondo. In nessun modo.

A questo punto va detto che la guerra è un crimine capitale, perché mette in dubbio l’esistenza di altri esseri umani. A sfondo razziale, discriminatorio per razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale o sociale, per patrimonio o nascita – le assurdità sono senza limiti, ugualmente la violenza contro le donne e i bambini, per non parlarne della violenza contro i giovani di sesso maschile. Uno sterminio contro il vivo, il giovane, il femminile, l’infantile. Un inferno messo in scena.

Per me questa realtà è assolutamente inaccettabile. È già un crimine imperdonabile contro il proprio popolo se i giovani sono costretti al servizio militare per poi essere inviati sotto pretesti falsi all’ingranaggio di uccisione che è la guerra, ed impedire loro il proprio futuro meraviglioso. Ciò significa che anche il futuro delle parti in conflitto armato è danneggiato in modo durevole. Si perpetua il principio di potere maschile in tutta la sua variante scioccante.

Che ne dite di rispetto? Di compassione, di comprensione, di tolleranza?

Che ne dite se tali istruzioni sagge verrebbero anche seguite come il comandamento dell’amore per il prossimo: Amare il prossimo come te stesso (comandamento della Torah), o Non uccidere, oppure Non desiderare i beni del tuo prossimo (Bibbia, 10 comandamenti). O che ne dite se gli articoli 1 e 3 della dichiarazione universale dei diritti umani fossero applicati, in cui si afferma che Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza (articolo 1 – libertà, uguaglianza, solidarietà), e Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona (articolo 3 – Diritto alla vita e alla libertà).

Le somme astronomiche che costano le guerre sono disastrose, perché le spese per l’esercito, per i sistemi d’arma, per gli atti di guerra, per la ricostruzione e l’indennità di guerra, per i processi sui crimini di guerra, per i risarcimenti delle sofferenze delle vittime, per i monumenti… tutto questo va a scapito dell’educazione, della cultura, della ricerca, della salute, della giustizia sociale, dell’impedimento di malattie e fame, va a scapito di igiene e acqua potabile, di integrità fisica e psichica, di progresso, di pace, di cooperazione e di scambi culturali e economici.

Perché dovremmo, come donne, accettare questa sfortuna come sempre?

Cambierà, è già in processo di cambiamento. E sono le donne che cambiano questa realtà per il meglio dell’umanità. Nel corso di migliaia di anni, per quanto riguarda la conoscenza della storia, le guerre raccontano della gloria dell’egemone – un genere di diritto del più forte spesso senza alcuna legittimità – e della privazione della gente. La terra è un paradiso, il giardino di Eden, altrimenti, dove potrebbe esserlo…

Quale potrebbe essere un matriarcato?

Una struttura sociale matrilineare che si basa sul consenso e sul rispetto, che protegge la salvaguardia sociale, che s’impegna per il benessere e l’educazione di tutti, che consente l’amore libero e vero senza costrizioni sociali. Una società senza guerra, una società che è in grado di vivere in armonia e in pace con la natura e insieme agli altri esseri umani, e che è capace di reinventarsi nuovamente in modo creativo.

Sarebbe una società che non offrirebbe alcuna ragione per la fuga dalle proprie radici, che non produrrebbe nessuna espulsione, dove nessuno si sente costretto a lasciare il proprio Paese per motivi di sopravvivenza. Sarebbe una società aperta, che non risponderebbe in maniera xenofoba, ma accoglierebbe l’alterità e tutto ciò che ci pare straniero. E forse sarebbe una società senza capitalismo come lo conosciamo, senza sfruttamento, senza estrema ricchezza e senza povertà. E, soprattutto, senza violenza.

E non dimenticate che ci incentreremo come Terra sul proprio asse e sfrecciamo attraverso la galassia, che è in fase di espansione…


Cornelia Müller