L’inquinamento luminoso può provocare danni alla salute

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L’inquinamento luminoso, ossia l’alterazione dei livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno, è una tematica di cui tutti hanno sentito parlare, ma sulla quale forse non diamo il giusto peso.

La sua presenza, infatti, provoca tre tipi di problemi: culturali (la sparizione del cielo stellato cancella un’inesauribile fonte di inspirazione), economici (spreco di energia elettrica) ed ambientali. In quest’ultimo caso rientrano anche i problemi relativi alla salute pubblica.

Lo scienziato Abraham Haim dell’Università di Aifa, in Israele, studia da anni la correlazione tra i problemi legati al sonno e un’elevata esposizione alla luce durante la notte. A creare maggiori problemi è la luce a lunghezza d’onda breve, che è quella blu, tipica delle lampade a Led.

Haim è autore del libro “L’inquinamento luminoso come nuovo fattore di rischio per il cancro al seno e alla prostata”. Pur essendoci ancora molto da studiare in merito, come egli stesso ammette, lui e il suo team di ricercatori sono convinti ci sia una correlazione tra le luci della strada che entrano in casa e l’incidenza dei tumori al seno e alla prostata, indicando come fattori di rischio anche i cellulari, i televisori e i computer, che sono per la maggior parte a led.

Se ancora mancano evidenze scientifiche in questo senso, pochi dubbi ci sono ormai sulle conseguenze che uno scarso sonno causa alla nostra salute. A tal proposito Foster Russel, un neuroscienziato circadiano che studia i cicli di sonno del cervello, ha tenuto una lezione, nel 2013, al TED (la conferenza di fama mondiale che si tiene ogni anno a Monterey, California e, recentemente, ogni due anni in altre città del mondo).

La mancanza di sonno, viene spiegato, causa obesità e stress, e lo stress è altamente dannoso in termini di salute fisica e psichica. In questo senso, le persone che fanno i turni di notte sono soggette a stress maggiormente degli altri.

“Dormiamo abbastanza?” – si interroga il neuroscienziato – . “E’ il nostro corpo che ce lo dice: facciamo fatica ad alzarci e ricorriamo spesso a stimolanti, siamo facilmente irritabili, ci dicono che siamo scontrosi: probabilmente è perché dormiamo poco”.

Foster suggerisce alle persone di crearsi un vero e proprio “tempio del sonno” ed elenca alcuni consigli: avere una stanza la più buia possibile e leggermente fresca, ridurre la luce mezz’ora prima di andare a letto, spegnere cellulari, computer e quelle cose che possono eccitare il cervello.

Sonno e malattia mentale, spiega ancora il neuroscienziato, sono fisicamente collegati all’interno del cervello. Stabilizzare il sonno in persone vulnerabili a malattie mentali può certamente renderli più sani. Fare un buon sonno, inoltre, aumenta la concentrazione, l’attenzione, le capacità decisionali, la creatività, le capacità sociali, la salute. Dormire riduce gli sbalzi di umore, lo stress, i livelli di rabbia, l’impulsività e la tendenza a bere e ad assumere droghe.

La correlazione tra diminuzione delle ore di sonno, con conseguenti rischi per la salute, e aumento dell’illuminazione artificiale è presto fatto. Alcune evidenze scientifiche hanno dimostrato che l’inquinamento luminoso è cresciuto con l’uso dei led (il blu si diffonde in atmosfera più del giallo), una tecnologia che negli ultimi anni, nel nome del risparmio, ha preso sempre più campo, anche nelle illuminazioni pubbliche.

I led più utilizzati nell’illuminazione pubblica hanno una temperatura di circa 4.000 Kelvin (le tradizionali lampade a incandescenza hanno una temperatura di circa 2.700 K). Più la temperatura è alta più la luce è blu, il colore a cui il nostro occhio è più sensibile.

Di Hołek, CC BY-SA 2.5 pl, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1570047

 

Questo tipo di luce, infatti, riduce la produzione di melatonina, il cosiddetto ormone del sonno, che si avvia quando la luce solare piano a piano scompare, regolando di fatto il ciclo del sonno. Come detto sopra, dormire poco è un elevato fattore di rischio. In quest’ottica, per esempio, l’associazione AMA (American Medical Association) ha chiesto alle amministrazioni pubbliche di usare solo led schermati e ad una temperatura di colore massima di 3.000 Kelvin. Recentemente, la RSI, nel contributo Lugano è “troppo luminosa”, ha dato voce ai consiglieri comunali dei Verdi, secondo cui bisognerebbe ridurre l’inquinamento luminoso.

Qual è la situazione in Valposchiavo?

Il Comune di Brusio ha dato incarico a Repower di rivedere i progetti di illuminazione pubblica installando nuove lampadine a LED della temperatura di 4000K (bianco neutro), al di sopra delle indicazioni dell’AMA. Il Comune di Poschiavo ha incaricato, nel marzo del 2016, la ditta Schréder Swiss AG; ma anch’essa ha previsto di installare lampadine a LED della temperatura di 4000K.

Secondo Repower “il problema dell’inquinamento luminoso in regioni periferiche come la Valposchiavo è piuttosto limitato. L’intensità luminosa può infatti essere ridotta di circa il 30-40 per cento durante la notte o anche di più se il Comune lo richiede. I sistemi intelligenti hanno un sensore di movimento incorporato e comunicano tra loro: è infatti possibile impostare il sistema in modo tale che non appena un pedone si avvicina la luminosità aumenta automaticamente e tempestivamente. Nel Comune di Brusio – spiega ancora Repower – è stata programmata una riduzione graduale della luminosità, fino al 50%”.


Marco Travaglia