Notte all’addiaccio per due alpinisti a 3’800 metri

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Brutta avventura per due alpinisti che, lo scorso fine settimana, hanno deciso di scalare la vetta del Piz Bernina. Come riferito in una nota apparsa lunedì 20 marzo sulle pagine della Südostschweiz, dopo aver conquistato la cima nella giornata di sabato, i due alpinisti hanno subito iniziato le operazioni di discesa per raggiungere la Capanna Marco e Rosa, posta a 3’600 metri d’altezza sul versante lombardo del Bernina.

Lungo il percorso che doveva condurli al rifugio, gli amanti della montagna, di cui non è stata resa nota la nazionalità, hanno perso l’orientamento facendosi improvvisamente cogliere dall’oscurità. Accortisi di non avere più nessuna possibilità di rientro e trovandosi ancora ad un’altezza di circa 3’800 metri, verso le ore 19.00 hanno allertato il numero d’emergenza della REGA per chiedere soccorso.

Causa le condizioni atmosferiche andate nel frattempo peggiorando, un’operazione di salvataggio mediante elicottero si rendeva in quel momento molto problematica e non priva d’insidie, motivo per cui, la manovra con il mezzo aereo, veniva da subito esclusa. Anche un intervento da terra, tenuta in considerazione l’ora tarda, la distanza da percorrere e i pericoli comunque non indifferenti da affrontare lungo un simile percorso d’alta montagna, risultava essere in quel momento proibitivo.

Esclusa pertanto ogni possibilità d’intervento, su consiglio degli stessi operatori del Soccorso Alpino, collegati con gli scalatori tramite telefono cellulare, i due dispersi hanno scavato una specie di giaciglio nella neve ai 3’800 metri d’altezza in cui si trovavano, per potersi riparare dalla intemperie e trascorrere incolumi la notte. La brutta avventura ha così potuto concludersi felicemente e, con il ritorno del bel tempo nella tarda mattinata del giorno seguente, gli elicotteri hanno potuto alzarsi in volo e trarre in salvo gli sfortunati alpinisti, rinvenuti molto provati e completamente fradici.

I protagonisti della particolare avventura sono quindi stati trasportati a Samedan, tutto sommato ancora in buone condizioni di salute e inconsapevolmente provvisti di un’esperienza che difficilmente dimenticheranno.


Piero Pola