Matteo Tuena lascia la presidenza della SPC, manca il successore

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Lo scorso giovedì 23 marzo, in occasione dell’assemblea generale della Sucietà Pusc’ciavin Coira (SPC) tenutasi al Ristorante Marsöl, Matteo Tuena ha rassegnato le proprie dimissioni dalla presidenza del sodalizio.

Una decisione che per molti arriva come un fulmine a ciel sereno e che sopraggiunge proprio nell’anno del quarantesimo anniversario della società. Matteo Tuena è infatti assurto nel tempo quale figura simbolo della SPC, che guida da quasi tre lustri e della quale fa parte del comitato da due decenni.

Il quarantanovenne originario dell’Annunziata, che da poco più di un anno si dedica interamente al proprio negozio “Val Poschiavo Gourmet Food”, situato nel centro storico di Coira, è anche coordinatore dei PIB, l’insieme delle società che aggregano la numerosa diaspora dei “Pusc’ciavin in Bulgia” e si è sempre distinto per il suo grande impegno nell’esportare l’immagine della valle nel resto della Svizzera.

Cosa si cela dietro queste dimissioni, di per sé improvvise, lo abbiamo chiesto in un’intervista al diretto interessato.

Matteo Tuena, dopo 14 anni alla presidenza della SPC e 20 anni in comitato, giovedì sera hai rassegnato le dimissioni. Un passo meditato a lungo o si tratta di una decisione spontanea, maturata solo negli ultimi tempi?
Diciamo che, in effetti, da circa due anni sto maturando l’idea di lasciare la presidenza della SPC. Di queste mie intenzioni era però al corrente solo la stretta cerchia famigliare, verso l’esterno non è mai trapelato nulla. Due mesi fa ho informato il comitato.

E come l’hanno presa?
Beh, non benissimo e sicuramente con molta sorpresa, al punto che non è ancora stato trovato un successore. La realtà è questa: dopo aver comunicato le mie dimissioni, il resto del comitato ha fatto sapere che, se le stesse fossero state effettive, tutti loro avrebbero fatto altrettanto. È chiaro che non si poteva lasciar morire la sezione, anche solo per quanto è stato fatto in quarant’anni d’attività e per rispetto di tutti coloro che, in questi anni, si sono impegnati per tener vivo il movimento e rafforzare l’identità valposchiavina al di fuori dei confini della valle. Il compromesso è quindi stato quello di continuare a garantire una mia presenza in comitato, almeno fino a quando non sarà possibile reclutare nuove leve. Personalmente coprirò un “interim”: vale a dire che, di fatto, sarò ancora presidente per un anno. Dobbiamo assolutamente prenderci tempo per regolare in modo ottimale la successione. Possiamo contare su giovani molto in gamba, spero che uno di loro raccoglierà un giorno la mia eredità.

Cosa ti ha spinto a lasciare?
Dopo vent’anni di comitato è chiaro che il pensiero di lasciare sorge spontaneo. Come presidente mi sono sempre dedicato con tutte le mie forze a favore della SPC e penso d’essere riuscito a costruire anche qualcosa. La mia intenzione non è comunque quella di abbandonare definitivamente il movimento, anzi, essendo anche coordinatore dei PIB (l’insieme delle società dei “Pusc’ciavin in Bulgia”), l’intenzione sarebbe proprio quella di dedicarmi ancora di più a questa funzione, come pure al “Fagot”.

Quindi il futuro lo dedicherai ancora ai Pusc’ciavin in Bulgia?
Non c’è dubbio. Per me è come una missione, amo la mia valle e poter essere in qualche modo vicino ai miei conterranei al di fuori di essa è per me più che un dovere. All’interno della PIB abbiamo società molto forti, come per esempio quelle di Coira, del Ticino o di Zurigo. Altre vanno invece avanti per forza d’inerzia ed è proprio in quest’ambito che mi piacerebbe intervenire, vale a dire stimolare le attività anche laddove in questi ultimi anni l’entusiasmo sia venuto un po’ meno. Molto importante ritengo sia pure dare nuovi stimoli al “Fagot”, la nostra pubblicazione quadriennale. Per far questo occorre costantemente trovare dei redattori, cercare nuove idee, spunti, suggestioni; insomma, anche il “Fagot” abbisogna di nuova linfa se vogliamo salvaguardarne l’esistenza. Anche a livello di manifestazioni occorrerebbe, per esempio, dare un’impronta diversa al nostro incontro annuale a Cavaglia. Deve diventare una festa per tutti, i Pusc’ciavin in Bulgia e i residenti in valle, trasformarsi un po’ nell’evento dell’anno.

È ancora forte l’appartenenza alle varie associazioni PIB oppure le nuove generazioni tendono piuttosto a staccarsi dalle loro origini valposchiavine?
Purtroppo, tendenzialmente, si sta un po’ andando in questa direzione. Le generazioni nate fuori valle sentono meno l’appartenenza alla terra dei genitori o degli avi. Bisogna anche dire che, una volta, le nostre associazioni valevano anche quale luogo d’incontro, dove svolgere delle attività durante il tempo libero. Oggigiorno, con le nuove tecnologie i giovani non sentono più la necessità di doversi incontrare e quindi non frequentano neppure le manifestazioni che le singole associazioni propongono. Per questo motivo ritengo che in futuro bisognerà lavorare di più anche con i social media, se vogliamo coinvolgere anche i giovani alle nostre attività e ai nostri incontri, continuando in questo modo a far vivere le varie sezioni.

La figura di Matteo Tuena è diventata negli anni un po’ l’emblema del “Pusc’ciavin in Bulgia”, una sorta di ambasciatore della Valposchiavo al di fuori dei suoi confini. Cogliere la tua eredità per il futuro successore non sarà facile…
Definirmi ambasciatore è forse un po’ esagerato (ride, Ndr), ciò non toglie che, effettivamente, vivo il mio ruolo con anima e corpo. Anche a livello professionale mi occupo da una decina d’anni della commercializzazione di prodotti tipici della Valposchiavo e, da poco più di un anno, lo faccio proprio a tempo pieno. Questo mi fa sentire tutti i giorni vicino alla mia valle. Non entra cliente nel mio “Val Poschiavo Gourmet Food” senza che non gli parli della mia terra e, a ogni prodotto che prendo fra le mani, gli racconto delle sue origini. Spesso mi chiamano anche per rappresentare la Valposchiavo a delle manifestazioni o a degli incontri e io non mi tiro mai indietro: per la mia terra ci sono sempre. Lo faccio con piacere, perché la Valposchiavo ce l’ho nel cuore. Al mio successore, qualora ci sarà, auguro solo tanta buona volontà e, naturalmente, tanto spirito d’appartenenza, senza il quale è impossibile lavorare con entusiasmo.


Piero Pola