Gesù si fida del suo asino

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Matteo 21.1 – 11
9 aprile 2017 Palme

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:

http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un’asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». 4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: 5 «Dite alla figlia di Sion: “Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, e un asinello, puledro d’asina”».

6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. 8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!»

10 Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea».

Cara comunità, quanti di voi qui hanno un tatuaggio? NO! Sì? Non mostratelo! Fatemi però indovinare. Quanti dei vostri tatuaggi hanno un animale? Se alcuni tatuaggi hanno una parola o un simbolo tribale, la stragrande maggioranza di questi “body art” ha una creatura reale o mitica. Il racconto fideistico della creazione in Genesi mostra l’intimo rapporto tra umani e le altre creature. Siamo tutti parte della visione divina della creazione. Questa comunione però si è spezzata per colpa del dubitare umano su Dio e dall’inimicizia nata tra umani e regno animale. Noi tutti però sentiamo ancora dentro la comunione tra creature voluta da Dio. Il contatto e la relazione con le altre creature lo esprimiamo anche con un tatuaggio.

Questa relazione può essere positiva o negativa. Alcuni si tatuano aquile tigri draghi e leoni, simboli di forza e di potere. Altri animali non hanno la stessa “fama”. Quanti di voi si sono tatuati un asino sul torace? Dubito che ce ne siano qui o altrove. L’asino non è percepito come una creatura esemplare ma è visto come simbolo di mediocrità, sottomissione, testardaggine e stupidità. Niente è più lontano dalla verità, purtroppo ha sempre avuto una cattiva fama. Gli asini sono creature straordinarie. Sono secondi solo ai cammelli per capacità di vivere e lavorare in ambienti desertici. Gli asini possono perdere fino a un quarto del peso corporeo per disidratazione e continuare a portare i loro carichi. Tanto lavoro e poco riconoscimento. Se vogliamo insultare qualcuno, gli diciamo “asino”. Gli asini sono stati uno dei primissimi animali domestici e per millenni hanno permesso di sopravvivere ai popoli del deserto. Gli asini hanno reso possibile rotte commerciali delle civiltà più lontane. Gli asini sono stati per secoli gli indispensabili ed economici lavoratori per i poveri, pur tuttavia, gli asini non hanno il rispetto dovuto. Le ultime ricerche ci dicono che “hanno una capacità di apprendimento maggiore dei cavalli; del mulo del bue”. Possono lavorare a temperature rigide, richiedono poco cibo e sono pazienti, gentili e leali. Mentre i cavalli si prendono tutto l’onore per la loro signorilità, bellezza, eleganza e velocità, gli asini sono visti come animali tristi e stupidi.

Gesù entra in Gerusalemme, sapendo che cosa lo aspetta, e sceglie di montare un asino. Dalle istruzioni ai discepoli, si evince che ha pianificato tutto. Il riferimento messianico a Zaccaria 9.9 è certo: “Il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino”. Perché Gesù sceglie una creatura umile per entrare in “trionfo” in Gerusalemme? Gli asini fanno parte della sua storia. Gesù viaggiò su di un asino nel grembo di sua madre da Nazaret a Betlemme. Un asino era nella mangiatoia. Un asino lo portò in Egitto per evitare l’odio di Erode. Ora un asino porta Gesù a Gerusalemme nell’ultimo dramma della sua vita. L’animale che lega la nascita e la morte di Gesù è l’asino. Gesù è venuto a risolvere il dramma umano della separazione da Dio: Isaia 1.3 dice: Il bue conosce il suo proprietario, e l’asino la greppia del suo padrone; ma Israele non conosce, la mia gente non capisce. La sua è un’entrata stupefacente, si odono lode e gloria, e rami di palma sono stesi davanti a Gesù e alla sua umile cavalcatura. È un momento di festa, però breve. Chi era con Gesù appena prima aveva appena assistito al rialzamento di Lazzaro. Erano tutti entusiasti ed estasiati, ma dentro la città non lo erano. Le folle che seguivano Gesù in città cantavano “Osanna!” “salva ora”, ma chi abitava dentro la città emetteva altri toni e si chiedeva “Chi è costui?” In Gerusalemme, il clima della folla riguardo Gesù peggiorò e gli abitanti soffiavano un vento gelido sul suo ingresso. Per loro la sua presenza era “roba da asini” per niente impressionati da quell’ingresso.

Ventuno secoli dopo, domenica delle Palme, noi proclamiamo ancora come “il Figlio di Dio” un polveroso Nazareno su un asino. Ecco l’Agnello di Dio, su un asino, il “benedetto”, che viene “nel nome del Signore”. Questo è il Figlio di Dio e il Figlio dell’uomo che cambia tutto: Gesù si presenta come il Messia di pace e chi purificherà l’adorazione a Dio. Non c’è animale migliore dell’asino a simbolo della nostra fede. La parola “Asino” è menzionata 153 volte nella Bibbia. I due animali più associati con Gesù sono la colomba e l’asino. La colomba è un piccione bianco, un uccello spazzatura; l’asino è sinonimo di umiltà e di servizio, l’esatto contrario di uno stallone. Gli asini sono considerati “testardi” e disprezzati come “stupidi” ma in realtà sono intelligenti e fedeli. Gli asini si rifiutano di portare un carico eccessivo, crollano giù e rifiutano di muoversi, al contrario di noi, conoscono i propri limiti. Gli asini riconoscono il percorso migliore. Se vuoi andare a destra, ma il tuo asino insiste a sinistra, fidati di lui. Se attraversi un fiume in un punto e il tuo asino si oppone e vuole muoversi a valle, fidati di lui. Un cavallo ti farebbe annegare. Gli asini no! L’unico animale parlante nella Bibbia, tranne il serpente, è l’asino di Balaam, che, con coraggio, cercava di fargli evitare errori con il Signore, e si prese le bastonate per tre volte (Numeri 22.21 – 35). L’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme non era di un re Guerriero ma di un Principe di Pace. Il Salmo 20.7 recita: “Gli uni confidano nei carri e gli altri in cavalli ma noi invocheremo il nome del SIGNORE, del nostro Dio”. E l’asino rappresenta quelle doti di umiltà, servizio, endurance e fedeltà necessarie a seguire Gesù non solo per un giorno ma per tutta la vita.

Gesù si fidava del Padre e degli asini. Gesù, sul dorso di un asino, si fidava che avrebbe ignorato il rumore e la distrazione intorno e con sicurezza avrebbe imboccato il sentiero pietroso sul versante roccioso alla città. L’asino sapeva la sua meta e rimaneva attaccato alla strada, senza farsi turbare dalle folle, dal rumore, dalle distrazioni e dai pericoli. Non si può raccontare la storia di Gesù, senza di quella dell’asino e la sua tradizione al servizio, all’umiltà, alla devozione assoluta e intelligenza. Forse è tempo per noi, discepoli di Gesù, e sua chiesa, diventare fidati “animali” di servizio per portarlo nel mondo. Oggi, Gesù, potrebbe fidarsi di te e di me come suoi asini per portare il suo messaggio e amore con la stessa forza, durata e fedeltà? La raffigurazione più antica di Gesù sulla croce è blasfema. Risale al 200 d.C., scoperta nel 1857 a Roma, sul Palatino. È il graffito di Alexamenos. Ci sono due figure centrali e dei caratteri greci. A sinistra c’è un uomo con la mano alzata in adorazione. A destra c’è Gesù in croce con una testa di asino. L’iscrizione recita: “ Alexamenos sebetai Theon” “Alexamenos adora il suo Dio”. Seguire Gesù non è una galoppata cittadina per stalloni vincenti e di gloria, ma un cammino, come scrive Ebrei 12.2 “fissando lo sguardo su Gesù; … il quale sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio”. Sentito “disprezzando l’infamia?” Come l’asino, saremo bersaglio di derisioni e scherno mentre alziamo le mani a un Salvatore che è osannato un giorno e inchiodato il seguente, come lo saremo noi. Questa è la mia e la tua storia, comune a un asino. Abbiamo una “tradizione di asini”, un patrimonio di servizio, umiltà, testardaggine, intelligenza e devozione assoluta, senza la quale la Chiesa non sarebbe arrivata a oggi e non potrà continuare in futuro.

Non tutti gli animali godono la stessa popolarità nei tatuaggi. È raro che qualcuno scelga l’asino. Gesù invece, lo sceglie per mandare segnali precisi: io sono il Messia atteso e arrivo per rinnovare il culto a Dio. L’asino segue Gesù già nel grembo materno. È simbolo di fedeltà, umiltà, servizio, intelligenza e visione d’azione. Voi oggi, cari confermati, avete fatto salire “sul dorso” il Cristo della Chiesa, come noi prima di voi. Se gli saremo fedeli, ci attende una vita anche di scherno perché Dio è rifiutato, ma avremo la vita piena già oggi. La domanda per tutti è: Gesù può fidarsi dei suoi asini oggi? Caricato sul nostro dorso, arriverà in ogni angolo in cui c’è guerra, distruzione, odio, malvagità? Auguro a tutti noi la fedeltà, l’umiltà, la visione d’azione, la concentrazione di un asino che sa portare a meta il suo Signore. Amen.

 

 

 

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa