Strategia Energetica 2050: opportunità di sviluppo sostenibile o minaccia per l’economia?

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Immagine da: Lataria Engiadinaisa SA

Il 21 di maggio si voterà in merito alla Legge federale sull’energia, che vuole definire la direzione da seguire in ambito di sviluppo energetico nel nostro Paese fino al 2050. Il testo in votazione riguarda un primo pacchetto di misure, che prevede l’abbandono progressivo della produzione di energia elettrica mediante centrali nucleari, la riduzione del consumo di energia attraverso l’efficienza energetica e la promozione dello sfruttamento delle energie rinnovabili entro il 2035.

A poche settimane dal voto, sui nostri mezzi di informazione locali sale il numero di interventi a riguardo e le opinioni divergono in modo diametrale. Quella che sembrava dover essere una votazione con un esito chiaro e scontato, per alcuni è diventata uno spettro da scongiurare con qualsiasi mezzo.

Proiettando il nuovo disegno di legge in uno scenario a corto termine, i risultati immediati saranno un lieve aumento del prezzo dell’energia per finanziare la promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili. Promozione che, per quanto riguarda la remunerazione a copertura dei costi (RIC/KEV), stipulerà nuovi contratti comunque solamente fino al 2022 e per i contributi d’investimento (Remunerazione Unica) fino al 2030. Secondo quanto calcolato dal Consiglio Federale, l’aumento dei costi per l’energia elettrica per una famiglia di quattro persone con un consumo annuo di 5000 kWh ammonterà a 40 CHF. Gli ulteriori costi citati dal comitato referendario riguardano per la maggior parte degli investimenti che saranno in ogni caso necessari in futuro per mantenere e rinnovare il parco esistente e per l’incremento della produzione, causa l’aumento generale del consumo di energia elettrica.

Investire nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica non è soltanto un passo verso una maggiore sostenibilità ambientale, ma un investimento in un nuovo settore con grandi prospettive di sviluppo nel mercato globale. Oggi la Svizzera importa tre quarti del proprio fabbisogno energetico dall’estero, spesso da Paesi politicamente instabili, sotto forma di materie prime non rinnovabili come petrolio e uranio, per una spesa media che si aggira attorno ai 10 miliardi di franchi all’anno. Soldi che se ne vanno, mentre si potrebbero investire in tecnologie e fonti di energia locali, come l’idroelettrico e le “nuove” energie rinnovabili: solare, eolico, geotermico e biomassa. Investire questi soldi nell’economia svizzera porterà evidentemente benefici a tutti. Oltre a creare nuovi posti di lavoro, rafforzerà un nuovo settore dell’artigianato, dell’industria e della ricerca in questo ambito, che ricoprirà un ruolo importante in un settore di mercato nazionale e internazionale fortemente in evoluzione.

La Valposchiavo, con grande entusiasmo e spirito innovativo, investe in progetti che intendono caratterizzare e distinguere i nostri prodotti, valorizzando la produzione locale e le risorse del nostro territorio. Ampliando questa filosofia e applicandola all’approvvigionamento energetico nazionale, sarebbe coerente ridurre la dipendenza dalle fonti di energia fossile non rinnovabile importata dall’estero e in balia di prezzi determinati da mercati e politiche dove non abbiamo nessun influsso.

Le centrali nucleari a corto termine forniscono energia di banda a prezzo interessante e privo di emissioni di CO2, tralasciando le emissioni prodotte per la preparazione e lo smaltimento delle barre di combustibile. A causa degli sviluppi del mercato europeo, la redditività di questo tipo di centrali in Svizzera a medio e lungo termine è precaria, come dimostrano i bilanci recenti di due giganti del settore come Alpiq e Axpo. Se andiamo oltre la redditività, l’eredità che questo tipo di tecnologie lascerà ai nostri discendenti sono i rifiuti nucleari, che emetteranno radiazioni nocive per l’essere umano per decine di migliaia di anni. Attualmente in Svizzera, facendo un calcolo generale abbiamo ca. 100’000 metri cubi di materiale radioattivo da smaltire e da quarant’anni a questa parte si sta cercando un sito dove depositare questo materiale in modo definitivo. Ancora non si è trovata una soluzione attuabile.

La Strategia Energetica 2050 come sottolineato dagli scettici non fornisce la soluzione a tutti i problemi in materia di politica energetica, in quanto le variabili da qui al 2035 sono veramente molteplici. I traguardi sulle riduzioni dei consumi possono essere in parte ambiziosi e probabilmente difficili da raggiungere. Questo primo pacchetto di misure ci indica però la via da seguire per evolvere in modo positivo in questo panorama energetico in forte mutamento e crea le basi per uno sviluppo economico sostenibile nel settore. Il fatto che sia le grandi aziende operanti nel settore e la maggioranza dei partiti nazionali, che le principali associazioni economiche come l’Unione svizzera di Arti e Mestieri e l’Unione Svizzera dei Contadini siano favorevoli, indica che questa legge non è progettata per nuocere al popolo e merita di essere sostenuta. Di fronte alle importanti sfide ambientali che ci attendono in futuro, vale la pena imboccare una via che porti a questa svolta. Chi resta fermo ha già perso.


Carlo Vassella