Turismo degli acquisti, al vaglio una riduzione della franchigia

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Il senatore Werner Hösli (UDC/GL) ha presentato al Consiglio degli Stati una mozione, discussa ieri pomeriggio, che ha l’obiettivo di ridurre il limite di franchigia da 300 a 50 franchi per l’importazione dall’estero (in esenzione dall’IVA) di merci per uso privato.

Secondo il promotore dell’iniziativa il crescente turismo degli acquisti, dovuto alla forza del franco, danneggia in modo considerevole l’economia svizzera, in particolare il commercio al dettaglio, e mette in pericolo molti posti di lavoro. Un problema non nuovo anche qui in Valposchiavo dove, recentemente, abbiamo assistito alla promozione di alcune misure da parte dell’Associazione Artigiani e Commercianti. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la Moneta Valposchiavo.

Il limite di franchigia di 300 franchi è in vigore dal 2002 ed è stato introdotto per ridurre al minimo l’onere amministrativo legato alla riscossione dei tributi all’importazione. Secondo il Consiglio Federale, una riduzione dell’esenzione provocherebbe costi elevati (soprattutto per quanto riguarda l’impiego del Corpo delle guardie di confine, impegnate in primo luogo per la lotta alla migrazione irregolare e alla criminalità transfrontaliera) e un aumento del traffico presso gli uffici doganali di confine. Inoltre, sempre secondo l’organo di governo, “il motivo del fiorente turismo degli acquisti non è da ricondursi all’importo del limite di franchigia secondo il valore, bensì al franco forte, alle differenze di prezzo con l’estero e agli orari d’apertura dei negozi in parte più attrattivi”.

“WOW, tu sì che sei in gamba!” è stata la penultima campagna di sensibilizzazione in valle

Di diverso avviso il ticinese Filippo Lombardi (PPD); il cofirmatario della mozione ha affermato che la situazione attuale è sicuramente a vantaggio dei consumatori, “ma ci perdono parecchio la Confederazione, i cantoni e i comuni che vedono diminuire le loro entrate fiscali. Ci perde il commercio al dettaglio… e i collaboratori, i quali attualmente vedono il numero di posti di lavoro diminuire in tutto il commercio al dettaglio”.

Una questione spinosa, per la quale un’analisi dei costi e dei benefici risulta assai difficoltosa. A valutare l’eventuale efficacia di tale misura dovrà ora pensarci la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S).


Marco Travaglia