Quando un bacio non è solo un bacio

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2a Corinzi 13.11 – 13
Sermone dell’11 giugno 2017 Trinità

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

11 Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d’amore e di pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutti i santi vi salutano.

13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Cara comunità, nel film “Casablanca” il pianista Sam canticchia “Un bacio è solo un bacio”. È così? Non proprio. Ci sono tanti tipi di baci. Ci può essere un lungo romantico bacio, uno veloce sulla guancia, un baciamano, il bacio di un genitore per calmare un bambino dai ginocchi sbucciati, quello di una coppia dopo le loro promesse di matrimonio. E ci può essere il bacio del tradimento di un Giuda. Appunto, un bacio non è solo un bacio.

Nella nostra cultura la connotazione primaria del bacio è romantica, se non erotica. Non è stato sempre così. I primi discepoli di Gesù, quando s’incontravano, si salutavano con un “santo bacio”, descritto più volte nel NT. Questo bacio esprimeva la trinità di comunione, fratellanza e amore (Matteo 26.49; Romani 16.16; 1a Corinzi 16.20; 1a Tessalonicesi 5.26; 1 Pietro 5.14). In nessun altro luogo nella Bibbia il significato del “santo bacio” è spiegato come nel testo di oggi: 2 Corinzi 13: 11 – 13. In questa breve e semplice benedizione finale, Paolo afferma che la fede cristiana ha una “cultura del contatto”. La spiritualità biblica è un esercizio di contatto. Per amare Gesù, i suoi seguaci devono “restare in contatto” l’uno con l’altro. Questo santo saluto esprime la trinitaria grazia di Cristo Gesù, amore di Dio e comunione dello Spirito Santo. Questo contatto ci unisce e ogni volta che ci vediamo, lo dobbiamo confermare, affermare e riaffermare l’un l’altro. Il bacio rappresenta il divino amore di grazia e di fraternità. Ti saluto con un bacio e riconosco che TU appartieni a Cristo per grazia e amore. Paolo termina la sua lettera parlando della Trinità, ma non in concetti teologici difficili come sarà spiegata secoli dopo. Egli consiglia un “santo bacio” simbolo del nostro Dio Uno e Trino.

In una cultura in cui la trinità più nota è “Io, me e me stesso”, dobbiamo sapere ciò che dice la Bibbia sulla Trinità, sebbene il termine non sia mai usato nel N.T. è nebuloso parlare di questo Dio che è “tre persone”, ma non tre divinità o tre parti, sebbene tre modi d’incontrarci. Il nostro Dio non è rimasto lontano, appeso dietro le nuvole, ma è entrato nella nostra umanità per non lasciarla più sola. I “doni d’amore della Trinità” (amore, grazia e fratellanza), servono a fare legare fra loro i credenti. Rende possibile che la grazia di Gesù, nel suo riconciliarci con Dio, sia accolta e l’assoluto amore divino sia riconosciuto e in noi fiorisca la “amicizia intima” dello Spirito Santo. Questo ci permette di amare e “unire i cuori” con i nostri fratelli e sorelle. Per questi doni divini, con il santo bacio, noi diamo “una testimonianza pubblica della fede: in Cristo non c’è né maschio né femmina, Ebreo o greco, né schiavo né libero” (Galati 3.28). Questo “santo bacio” quindi non è solo un “bacio”. È il suggello che siamo uniti non da un legame terreno ma divino. È per l’amore di Dio, la grazia di Cristo e la comunione dello Spirito che Paolo spinge a salutarsi con questo bacio santo.

In generale, il “santo bacio” è stato sostituito nella chiesa con un “saluto tattile”, una stretta di mano. Non è importante seguire Paolo “alla lettera”, ma è necessario tenere vivo il senso del suo consiglio. Quale nuovo gesto può trasmettere il messaggio della Trinità: l’amore di Dio, la grazia di Cristo e la comunione dello Spirito? Forse avete già sentito dire a un funerale: “Il miglior discorso che lui/lei abbia mai predicato è stato come ha vissuto!” Se il miglior sermone non è “in parole ma in esempio vissuto”, qualunque nuova versione del “santo bacio” proponiamo non è un “dire” ma un “essere” predicazione dell’amore, della grazia e dell’amicizia del Dio trinitario. Se questa predicazione che porta a Dio è “un inno infinito, che invita tutti a unirsi alla danza della vita alla presenza creatrice e redentrice”, allora il bacio santo o qualsiasi altra forma moderna, deve essere la nota d’apertura del nostro culto a Dio. Forse è impossibile adottare un modo unico di bacio santo. Possiamo anche creare un rituale personale di saluto, secondo Paolo. Poiché siamo abituati a salutarci con una stretta di mano, forse possiamo iniziare da qui. Stringiamo la mano a chiunque, ma a un fratello o a una sorella di fede non deve essere una stretta qualunque. Deve essere speciale, proprio una “stretta di mano santa”.

Stringere la mano sarebbe in linea con la “cultura cristiana del contatto”. Come intende Paolo, “resteremmo in contatto” l’uno con l’altro. Ci trasmette ancora l’amore di Dio, la grazia di Cristo che ci colma di misericordia e la comunione dello Spirito, nostro amico. Dobbiamo però rendere questa stretta di mano di routine, una di tipo “speciale”. La nostra fantasia escogitare modi di renderlo. Per esempio: uno mette la mano sinistra sulla spalla destra mentre stringe la mano. Un altro, per segnalare la sua partecipazione, si piega in avanti fino a poca distanza dal viso (un po’ troppo invasivo). Si potrebbe offrire una bonbon mentre stringi la mano, ma servono tasche giganti, e niente “baci perugina”. Il pastore che saluta alla porta dopo il culto è una cosa speciale. È una “stretta di mano santa” e mi piace aggiungere la mano sinistra alle altre due, per renderlo un gesto di vicinanza, più intimo e affettuoso. È esprimere “Tu sei speciale, ti sono vicino”. Dallo sguardo sui volti e, spesso, dalle parole, ho il segnale che il messaggio della stretta di mano “speciale” è arrivato. È una stretta a tre mani, non la tradizionale a due. È con due mani destre e una sinistra, a tre, come la Trinità. Perché non lasciare che la stretta a tre mani rappresenti l’augurio di ricevere i doni trinitari d’amore, di grazia e di fraternità mentre salutiamo i nostri fratelli e sorelle cristiani? La “stretta di mano trinitaria” può diventare la versione post-moderna del bacio santo.

Forse non ci dovremmo fermare ai fratelli e alle sorelle. Forse dovremmo dare la stretta di mano “speciale” a chiunque salutiamo perché ognuno è speciale davanti a Dio. In fondo, Gesù dice in Giovanni 3.16: Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. I farisei pensavano la vita eterna come un premio, da ottenere nel futuro, per il buon comportamento tenuto nella vita presente; per Gesù, invece, è una condizione nel presente. Vita si chiama eterna non per la durata indefinita, ma per la qualità indistruttibile. Da parte di Dio non c’è giudizio ma offerta di vita, e possiamo dirlo con una stretta di mano santa. Questa stretta di mano però non rischia che da “straordinaria” diventi “ordinaria” perdendo il significato “santo”? Non quando ricordo che ognuno che incontro è un figlio/figlia di Dio, creato a sua immagine. Non quando trasmetto più della sola parola di “pace”, ma arriva la scintilla della grazia, dell’amore e della comunione di Dio, Uno e Trino. Non quando io sono il tramite del “pegno d’amore” trinitario.

Un bacio non è solo un bacio. L’apostolo Paolo lo sapeva: salutatevi con un “santo bacio”. Anche noi ci salutiamo con tre baci. Non ricordiamo più però che è un simbolo trinitario. Con esso trasmettiamo l’amore di Dio Padre, la Grazia di Dio Figlio e l’amicizia di Dio Spirito Santo. Più diffuso è salutarsi con la stretta di mano. Ecco potremmo trasformarla in un equivalente del “santo bacio” aggiungendo la mano sinistra. Con questo saluto speciale ti trasmetto che sei amato da Dio, accolto per Cristo e curato per l’amicizia dello Spirito. La trinità divina si è manifestata affinché chiunque creda in Lui abbia una vita indistruttibile. “Un fuoco inizio ha da una piccola scintilla” (C. il R. nr. 211). Oggi potremmo salutarci con un santo saluto. Nel nome del Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Amen.

 

 

 

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa