Per una nuova cultura del confronto

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È risaputo che durante i mesi estivi anche la politica va in vacanza. Una regola che in Valposchiavo non trova però conferme; le forze politiche di casa nostra non sembrano infatti intenzionate ad abbassare la guardia.

Dopo la questione di carattere quasi “privato” sulla logistica Raiffeisen, tiene banco l’annosa problematica rifiuti/regione, il licenziamento della direttrice della Spitex, la travagliata nomina della commissione edilizia. I dissapori sono culminati nella recente riunione di Giunta, la discussione del consuntivo 2016 (questa volta in attivo) è risultata dapprima dispersiva, infine velenosa.

Alcuni mesi fa il podestà Alessandro Della Vedova, con una lettera pubblica a sorpresa, si è “tirato fuori”, prendendo le distanze da ciò che sta succedendo nel parlamento comunale. Secondo il suo parere, il clima politico in Giunta non permette più di affrontare i problemi in maniera serena poiché le condizioni per una disputa costruttiva sono venute a mancare. Nel suo catalogo di eventi preoccupanti cita inoltre “l’insofferenza verso l’insorgere di situazioni ambigue nell’ambito dei rapporti fra membri dell’Esecutivo nei confronti delle attività quotidiane dell’amministrazione ordinaria”.

Si può pensare che lo sfogo del nostro primo cittadino voleva essere più un segnale di allarme che un venire meno alle proprie responsabilità. Interessante notare che nessuna forza o rappresentante politico ha risposto al suo appello.

Ciononostante, come accennato in apertura, l’interesse per la politica nel comune di Poschiavo sembra essersi riacceso. Come ha fatto notare Della Vedova nella sua preoccupata missiva, in troppi casi prevalgono decisioni dettate da interessi di partito. Con l’avvento di una nuova forza nella politica comunale, c’erano giustificate speranze che – grazie alla evocata pluralità di idee – il dibattito in Giunta avrebbe guadagnato in qualità. Sembra essere successo il contrario.

Colpa di chi? Di coloro che vogliono imporre la propria ragione e monopolizzano le discussioni oppure delle “comparse” che non sono in grado di articolare e proporre le proprie convinzioni, e quindi respingono ogni proposta per principio? Difficile volere attribuire a qualcuno delle responsabilità, resta il fatto che viviamo in un clima politico poco costruttivo.

Dai nostri rappresentanti gli elettori si aspettano un impegno leale al di sopra di interessi di gruppo o di interessi personali. Ricatti e vendette politiche sono fuori luogo. Le difficoltà economiche serie con le quali saremo confrontati nei prossimi anni non ammettono strategie autolesioniste. Ci vuole pragmatismo e buon senso, la cultura del confronto aperto e leale deve prevalere.

Ci auguriamo che gli eletti ne prendano atto: la popolazione ne sarà grata.


Bruno Raselli

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