Divieto di fare foto a Bergün: arma a doppio taglio

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Con lo scopo di farsi un po’ di pubblicità, a fine maggio il Comune di Bergün aveva emanato un divieto di fare foto sul territorio comunale. “È scientificamente risaputo – era scritto nel comunicato dell’ente – che le belle fotografie scattate durante le ferie e condivise poi sui social media fanno sentire “infelice” chi le osserva e non può trovarsi nei luoghi raffigurati”.

Una strategia di marketing virale che ha fatto molto parlare di sé, come ammette anche il Presidente di Valposchiavo Turismo Marcello Gervasi: “Si è trattato di un’iniziativa puramente pubblicitaria, ma, come sempre, in questi casi l’importante è che si parli del fatto (nel bene o nel male): i promotori sono riusciti a fare breccia tra la gente poiché l’informazione è passata su tutti i media nazionali”.

Fino al momento del, non tanto inaspettato, dietrofront. A far cambiare idea sono stati soprattutto i commenti delle persone comuni pubblicati sui social media e sui media svizzeri.

La delibera dell’assemblea comunale del paese di 500 anime situato a 1’400 metri sul livello del mare, nella valle dell’Albula, prevedeva una multa di 5 franchi nei confronti dei trasgressori.

L’originalità dell’iniziativa, secondo il Presidente di Valposchiavo Turismo Marcello Gervasi è rappresentata soprattutto dal fatto che essa è stata portata a termine dai politici e non dagli operatori turistici. “Questo progetto – aggiunge Gervasi – dimostra che, quando si va contro corrente, si ottiene l’interesse dei media: dunque dobbiamo tenerne conto nelle nostre riflessioni”.

Il direttore di Valposchiavo Turismo Kaspar Howald sostiene si sia trattato di un’azione di marketing studiata a tavolino. “Il divieto per le foto – spiega – era una provocazione che doveva generare grande visibilità sui social. In questo senso magari ha funzionato. Con azioni del genere, però, – aggiunge – si deve stare molto attenti. Sembra che non sia stata colta l’ironia e tante persone se la sono presa. Lo scopo di azioni di marketing – conclude – non può essere solo la visibilità: è importante anche che i contenuti vengano percepiti come positivi alla gente, se no non serve a niente”.


Marco Travaglia