Di rondini e turisti

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Una primavera e un’estate prodighe di belle giornate hanno riportato in valle rondini e turisti, i “furesté”, come si definivano un tempo.

Nei miei ricordi d’infanzia la prima persona legata a questa categoria è stata Ignazio. Un milanese minuto, nei suoi confronti la natura era stata avara in fatto di centimetri, proprietario di una futuristica automobile spinta da un motore a gas. Da pescatore incallito, soggiornava intere settimane da Agnese e Fritz in riva a quel lago che allora amavo definire di Le Prese.

Nel frattempo sono trascorsi una cinquantina d’anni e molte cose sono cambiate. I villeggianti italiani si sono fatti rari e i tempi di permanenza in valle dei nostri ospiti sensibilmente ridotti. Da non addetto ai lavori, mi sembra di aver capito che oggi i turisti sono quasi esclusivamente svizzero tedeschi, perlopiù escursionisti e biker, quest’ultimi in numero sempre maggiore. Sono dunque i “zükin” (nel senso migliore del termine) a fare la felicità di albergatori e commercianti. E fin qui niente da obiettare, non fosse per la nostra propensione a sacrificare la nostra identità culturale per renderci simpatici – o forse colti? – agli occhi dei gitanti. Ed ecco che al posto di un caloroso “bundì” nelle strade e nei negozi rieccheggia spesso un “grüezi”, sostantivo che risulta perdente perfino da un punto di vista sonoro.

Da un breve periodo di ferie in Alto Adige, terra dove l’accoglienza viene celebrata con classe e rigore, sono rientrato con una convinzione: la priorità va data alla lingua del cuore, non da ultimo per una questione di autenticità. E’ solo in un secondo tempo, e se necessario, che deve entrare in gioco la lingua seconda. Perché non far nostro questo principio, peraltro utile ad accentuare e, al contempo, rafforzare la pluralità culturale della Svizzera ed in particolare del Cantone dei Grigioni? “La sfida consiste nel sottolineare fra tutte le differenze, ciò che ci unisce e a trovare l’unità nella diversità”, affermava alcuni anni fa a Cazis il Consigliere federale uscente Didier Burkhalter in un discorso dedicato alla convivenza delle tre comunità linguistiche grigionesi.

Ben vengano quindi le preziose occasioni di incontro che stanno animando la vita culturale della nostra valle in questa torrida estate. Un esempio: grazie alla musica, le piazze, le sale e i giardini di Poschiavo sono diventati dei salotti cosmopoliti, ciò che, pur se di riflesso, contribuisce a costruire ponti. Sono ritornate le rondini…


Moreno Raselli