La cura del dottor Kühn presso i «Bagni di Le Prese»

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Con lo spettacolo «Sanatorium Stella Alpina», ideato e messo in scena dalla compagnia Theater Jetzt di Oliver Kühn, quest’estate l’Hotel Le Prese si autocelebra in una commedia fuori dal tempo e dai canoni tradizionali del teatro. La struttura alberghiera rivive così antichi e più recenti miti legati alla propria storia, ma più in generale a quella del suo territorio e del fiorire, verso la metà dell’Ottocento, di stazioni climatiche per scopi terapeutici e di villeggiatura nel cuore delle Alpi. Lo spettacolo bilingue (tedesco/italiano) della durata di circa tre ore, con un piacevole intermezzo a base di caffè e torta serviti dal gentile personale dell’albergo, andrà ancora in scena per sette volte fino all’ultima serata in programma, venerdì 13 ottobre 2017.

Attenendosi alla linea programmatica della compagnia da lui fondata, che si definisce come “un teatro che va verso il pubblico e i suoi luoghi e che nasce dal luogo per il luogo e per le sue tematiche”, grazie alla collaborazione di Oria e Marcello Gervasi (direzione d’albergo) e di attori dilettanti provenienti dalla regione, dopo gli spettacoli «Bernina Express 65» e «Barone Utopia», Oliver Kühn torna a dirigere e recitare in Valposchiavo in una cornice di grande suggestione come quella offertagli dall’Hotel Le Prese, che così coglie l’occasione per celebrare il 160° anniversario della sua prima apertura, lanciandosi in un’operazione di marketing degna dello spirito avventuristico che ha contraddistinto il XIX secolo.

Accolto dalla coppia di direttori d’albergo con un aperitivo, come ad una normale cena di gala, il pubblico viene fatto accomodare nell’atrio dell’edificio, dove il primario del sanatorio dà il suo benvenuto agli spettatori-pazienti che da questo momento faranno parte, in modo esplicito, del copione dello spettacolo. Tralasciando questa scena, nonché quella finale nel vecchio salone da pranzo (con uno spettacolo nello spettacolo), le dieci scene o atti principali sono distribuiti in vari luoghi e stanze dell’albergo, e consistono essenzialmente in monologhi con attore o attrice soli, i quali si avvalgono tuttavia del diritto di coinvolgere i pazienti nella scena. Questo tipo di teatro sperimentale, che qua e là sfiora il genere cabarettistico, presuppone negli attori un’indubbia capacità d’improvvisazione, affinché la scena non deragli dal copione o sconfini addirittura nella banalità. Nella serata di venerdì scorso, 25 agosto, le attrici e gli attori si sono dimostrati molto abili in tutto ciò, oltre che nel riuscire sempre a mantenere un ritmo elevato e a rispettare i tempi per i cambi di pubblico, che per ragioni logistiche è suddiviso in cinque gruppi.

L’autore del testo, Oliver Kühn, in questo pezzo rivela di prediligere uno stile a tratti parossistico, che fonde attorno ad un filo conduttore varie epoche ed episodi della storia, attingendo, trasformandola, materia compositiva da altri autori o leggende e miti popolari. In «Sanatorium Stella Alpina» Kühn prende spunto dalla storia dello stabilimento idroterapico dei «Bagni di Le Prese», entrato in funzione nel lontano 1857, con le sue cure a base di acqua sulfurea e la sua facoltosa clientela. Egli narra poi della vendita dell’immobile, a inizio Novecento, alla neonata società «Forze Motrici Brusio», che lo trasformerà in «Albergo Le Prese», ma sempre fondendo elementi storici ad altri più immaginari.

Su questa tematica Kühn è infatti riuscito a ricamare delle caricature di personaggi storici, letterari e mitologici che garantiscono allo spettacolo un brillante effetto scenografico. Gli attori di alcuni atti a volte sembrano sovrapporsi, come ad esempio la narcisistica bell’Ondine con la svampita contessa italiana (Boglarka Horvat), oppure la bulimica cliente americana alla stanza n°66 con l’adirata signorina al bar (Martina Flück). In tutti i monologhi, tuttavia, i personaggi – compresi il selvaggio cantastorie Flaminio e l’emigrante in partenza da Le Prese (Giovanni Noto), l’istruttrice salutista Giuseppina Lardi Crameri (Elena Morena Weber), nonché lo zelante primario del sanatorio e l’arrogante presidente della società elettrica (Oliver Kühn) – sembrano ricordare ed ammonire la platea che il confine tra realtà e finzione non sempre è ben definibile, e che le storie degli uomini si ripetono nel tempo e nello spazio come se seguissero un copione, sia che succedano oggi, nel bell’albergo sulle rive del lago di casa nostra, o altrove, domani, in altri luoghi simili a questo.

Una vera chicca nello spettacolo è poi, a mio modo di vedere, la scena intimistica che si svolge in mansarda, dove nientemeno che l’attuale condirettrice d’albergo, la signora Oria Gervasi, racconta agli spettatori di sé stessa e si confronta ad eventuali domande del pubblico. Una scena che forse è stata inserita solo per motivi numerici, per fare pari tra la prima e la seconda parte dello spettacolo, ma che però serve efficacemente a sottolineare come anche il palcoscenico della vita possa benissimo fungere da teatro.

La cura di Oliver Kühn si potrebbe infine riassumere così: a Le Prese, come in qualsiasi altro luogo del mondo, la storia ci presenta degli stereotipi di uomini e degli spaccati di vita che a volte vanno interpretati, altre volte reinterpretati, altre ancora non devono essere presi troppo sul serio o addirittura possono essere letti in chiave umoristica e satirica. Ma anche per chi non fosse particolarmente appassionato a questo genere d’arte, una bella e calda serata estiva all’Hotel Le Prese val bene un teatro.


Achille Pola