Secco no del CGCA alla riduzione del canone per i diritti d’acqua

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La Conferenza dei governi dei cantoni alpini (CGCA) “respinge fermamente” la riduzione generale del canone massimo per i diritti d’acqua proposta dal Consiglio federale a titolo di regolamentazione transitoria. Un simile provvedimento non ha “alcuna giustificazione né oggettiva né politica”, scrive in una nota diramata ieri.

Urge invece, durante il periodo di transizione, procedere a un riassetto del mercato dell’energia elettrica, completamente distorto, aggiunge la CGCA, ribadendo il suo deciso no espresso lo scorso 22 giugno, quando il governo ha posto in consultazione (fino a ottobre) il disegno preliminare per una revisione parziale transitoria della legge sulle forze idriche.

Il Consiglio federale propone in particolare la riduzione del canone massimo annuo, per il periodo 2020-2022, dagli attuali 110 franchi per chilowatt lordo (KWl) a 80 franchi. I Cantoni, tra cui il Ticino e i Grigioni in particolare, e i Comuni di montagna dovrebbero incassare 150 milioni di franchi l’anno in meno.

Soltanto una volta che si sarà proceduto al riassetto del mercato si potrà “discutere di un eventuale nuovo modello di canone per i diritti d’acqua”, afferma la CGCA, riassumendo la posizione dei governi cantonali di Uri, Obvaldo, Nidvaldo, Glarona, Vallese, Grigioni e Ticino.

Secondo lo stesso Consiglio federale – rileva la CGCA presieduta dal consigliere di Stato ticinese Christian Vitta – la riduzione dei canoni è dovuta a una completa distorsione del mercato energetico nazionale e internazionale e delle dinamiche tariffarie. Si tratta tuttavia “perlopiù di decisioni politiche o anche della mancanza di decisioni politiche” e il canone per i diritti d’acqua non viene annoverato tra i fattori all’origine di tali sviluppi. “Non è pertanto corretto – afferma la Conferenza – voler partire da esso per far fronte alle cause”.

Così facendo, infatti – aggiunge – sarebbero soltanto i Cantoni produttori di energia idroelettrica a pagare il prezzo per compensare le distorsioni del mercato.


ATS