Mazziglia: una tradizione in immagini

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La mazziglia, appena una trentina di anni fa, era un evento importantissimo per quasi tutte le famiglie della valle. Era una piccola festa, che ripagava un anno di continue cure per l’allevamento del maiale. Ora questa tradizione sta pian piano scomparendo e sempre meno persone fanno la mazziglia in casa. Per ricordare questi momenti di storia popolare e per rievocare ricordi d’infanzia condivisi da molte persone è stata organizzata in Casa Besta una serata su questo tema, seguita da un numeroso pubblico. L’evento ha anche segnato l’apertura della Sagra della castagna che, come ogni anno, viene organizzata nel comune di Brusio.

A dare il benvenuto al pubblico sono stati Arianna Nussio e Giovanni Ruatti; la serata è stata infatti frutto della collaborazione fra il Comitato della Sagra della Castagna, la Pro Grigioni Italiano e l’associazione “Di Carne in carne”. Dopo il saluto al pubblico la parola è passata a Dario Monigatti, che ha spiegato il significato della mazziglia per gli abitanti della nostra valle. Grazie a delle preziose foto scattate da lui stesso nei primi anni ’80 ha poi illustrato ogni passaggio di questa tradizione secolare, spiegandone i termini dialettali e mostrando gli utensili adoperati durante il processo. Molte espressioni, come ad esempio “spusà al cion” ( inserire un ferro a forma di ferro di cavallo nel naso del maiale), “al sanacioni” (l’uomo incaricato di estrarre le ovaie dalla scrofa in modo che la carne non si alteri) oppure “la colobia” (gli scarti della cucina) vengono usate sempre meno e pian piano scompaiono dal linguaggio di tutti i giorni. Anche i vari prodotti del maiale, come il grasso o la cosiddetta “sungia”, vengono usati sempre meno, mentre una volta erano essenziali per la vita di tutti i giorni. Le fotografie di Monigatti hanno poi risvegliato nel pubblico molti ricordi comuni. La mazziglia era anche un momento di condivisione, dove le famiglie si aiutavano e si scambiavano il “tast”, i primi assaggi della mazziglia.

La parola è poi passata ad Andrea Basci, norcino valtellinese e socio fondatore dell’associazione “Di carne in carne”, che offre la possibilità di fare delle cene a base di carne conoscendone la storia e le tradizioni accompagnate ad essa. Basci ha parlato del significato e dell’importanza della figura del norcino, l’uomo incaricato di eseguire la mazziglia. Quest’uomo, che si spostava di casa in casa per macellare il maiale, era visto un po’ come un mago. La sua magia consisteva nel riuscire a trasformare un animale in un alimento che riusciva a sfamare una famiglia per un anno intero. Grazie ai suoi trucchi, alle sue magie, il norcino era in grado di fare in modo che la carne si potesse conservare per mesi e mesi, cosa non da poco in un tempo dove non esistevano frigoriferi. Ogni norcino aveva i suoi segreti e nella valle godeva sempre di una posizione importante.

Oggigiorno molte cose sono cambiate; nonostante questo ci sono ancora degli interessati che coltivano queste tradizioni importanti. Grazie a persone come Dario Monigatti e Andrea Basci i nostri usi e costumi non cadono nel dimenticatoio ma continuano a vivere. La serata si è poi conclusa con un aperitivo offerto dalla Macelleria Scalino.


Daniele Isepponi