«No Billag», un’iniziativa che non va presa troppo alla leggera

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Giovedì sera, 30 novembre 2017, all’albergo «La Romantica» di Le Prese, davanti a una quarantina di persone, Lugi Pedrazzini, Maurizio Michael e Maurizio Canetta hanno parlato di servizio pubblico radiotelevisivo, del ruolo che svolge in favore delle minoranze linguistiche del Paese e di eventuali incognite conseguenti all’abolizione del canone in caso di accettazione dell’iniziativa «No Billag». L’evento è stato promosso dall’Associazione Artigiani e Commercianti Valposchiavo.

Per Luigi Pedrazzini, presidente del Comitato del Consiglio regionale CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) il servizio pubblico radiotelevisivo è un elemento di coesione fondamentale in tutte le democrazie, ma ancor più in Svizzera, dove nel concetto di “Willensnation” è implicita una sintesi fra le diversità linguistico-culturali nel rispetto e nella salvaguardia di tutte le minoranze. Grazie al sistema di redistribuzione del canone questa sintesi è promossa in modo significativo dalle radio e televisioni svizzere nelle quattro lingue nazionali. In questo contesto la SRG SSR è anche lo specchio e la voce della democrazia diretta che si concretizza in numerose trasmissioni e dibattiti a sfondo politico.

L’ex consigliere di Stato ticinese invita pertanto tutti i confederati a non farsi ingannare da chi afferma che un sì all’iniziativa non sarebbe poi così grave, o a non farsi tentare da un sì per dare un segnale di cambiamento, nella convinzione che l’iniziativa non passi. Questo ragionamento è molto pericoloso perché l’abolizione del canone significherebbe lo smantellamento totale della SRG SSR, a cui potrebbero seguire radicali mutamenti nel panorama radiotelevisivo elvetico. Uno scenario, ad esempio, in cui nuovi attori del settore privato non avrebbero più alcun interesse a coprire le notizie provenienti da regioni periferiche e di lingua minoritaria come la nostra.

Il granconsigliere bregagliotto Maurizio Michael, membro del Comitato del Consiglio regionale della CORSI, ha espresso il suo convincimento relativamente all’ottima qualità dell’offerta radiotelevisiva della RSI, anche se ha ammesso che in passato vi siano state alcune tensioni fra i vertici dell’azienda e la «Pgi» in merito alla scelta e alla programmazione di trasmissioni d’informazione e approfondimento per il Grigioni italiano. Tensioni che nel frattempo sembrerebbero però essersi appianate.

Michael, partendo dal presupposto che l’abolizione del canone radiotelevisivo è all’origine di questa iniziativa, ha rammentato ai presenti l’importanza della solidarietà quale principio fondante in ogni democrazia. Venendo a mancare questo principio solo chi frequenta le scuole dovrebbe sostenere i costi dell’istruzione, solo chi si ammala quelli della sanità, solo chi viaggia quelli dell’infrastruttura viaria, e via discorrendo. L’appello di Michael, rivolto a tutti i votanti, è pertanto di esaminare il servizio pubblico radiotelevisivo in modo ponderato, e di discuterne senza incorrere nel rischio di banalizzazioni.

Secondo il direttore della RSI, Maurizio Canetta, l’iniziativa è profondamente anti-svizzera perché mette a repentaglio il principio di difesa delle minoranze, minaccia la sopravvivenza di una voce che parla a tutta la popolazione di lingua italiana in Svizzera e rischia di cancellare un sistema funzionante di finanziamento misto pubblico-privato (a cui spetta attualmente il 6% del canone). Nonostante gli argomenti contro l’iniziativa siano numerosi, Canetta si è detto preoccupato perché la campagna pro e contro questo oggetto di votazione è cominciata presto e durerà ancora a lungo, l’abolizione del canone è un argomento che ha un forte impatto sull’elettorato appartenente alla cultura del “tutto gratis”, ma soprattutto perché mettere un sì a «No Billag», per qualcuno potrebbe essere un’occasione per esprimere il proprio scontento, anche se in sede non idonea, verso un dato programma o un tale conduttore.

In realtà, sempre secondo Canetta, la votazione non ha nulla a che fare con il contenuto della SRG SSR. Se invece l’iniziativa venisse accolta dal popolo, buona parte dello spazio attualmente occupato dal servizio pubblico radiotelevisivo rischierebbe di finire in mano estera, e con esso anche i soldi risparmiati dai cittadini con l’abolizione del canone. Il direttore della RSI è poi dell’opinione che sui contenuti e su una redistribuzione più equa del canone sia giusto e doveroso discutere. In tal senso, qualora l’iniziativa venisse respinta, dopo il 4 marzo 2018 sarà necessario che i vertici SRG SSR si mettano a un tavolo a discutere con quelli dell’editoria svizzera per risolvere la grave crisi che grava su di essa.

Dopo l’esposizione degli argomenti principali contro l’iniziativa dei tre relatori, prima di passare ad interloquire con il pubblico, l’ospite e proprietario dell’albergo «La Romantica», Flavio Lardi, ha parlato della sua collaborazione con la RSI nell’ambito della trasmissione “Cuochi d’artificio”. L’oste di Le Prese ha dichiarato di essere rimasto soprattutto impressionato dalla professionalità dei collaboratori della RSI. Poi, per spiegare quanto dispendio di tempo, e quindi anche di denaro, sia necessario prima che il suo contributo vada in onda, egli ha illustrato la sua giornata di lavoro a Comano. Per realizzare 15 minuti di trasmissione, infatti, ci vogliono dalle 4 alle 5 ore di lavoro, senza tenere conto del viaggio Le Prese-Lugano e ritorno. “E in questo modo – ha dichiarato Lardi a conclusione della sua interessante presentazione corredata dalla proiezione di significative immagini – funzionano più o meno tutte le altre trasmissioni”.

Nella parte dedicata alla discussione, durata più di un’ora, gli interventi del pubblico sono stati numerosi e, in mancanza di un contraddittorio, anche volutamente provocatori. Spronati dalle domande, i relatori hanno ribadito con fermezza e ancora più nel dettaglio l’importanza di non abbandonare l’attuale modello di servizio pubblico radiotelevisivo e di votare no all’iniziativa.

Degni di nota sono stati anche gli accalorati appelli per un no all’iniziativa dell’inviata della RSI per il Grigioni italiano e la Valtellina, Antonia Marsetti, che ha espresso tutta la sua gratitudine per un’azienda in cui in questi ultimi vent’anni le ha sempre lasciato la massima libertà e responsabilità per i contribuiti da lei curati; e poi Remo Tosio, corrispondente ed ex caporedattore del settimanale «Il Grigione Italiano», che ha voluto ricordare quanto sia importante la cultura nell’esistenza umana, e quindi anche la RSI quale fornitrice di cultura per la minoranza grigionitaliana.

Un’ultima importante domanda è giunta da Bruno Raselli, presidente dell’associazione a cui fa capo il nostro giornale online, che ha chiesto ai relatori se in futuro una parte del canone non possa andare a beneficio dell’informazione regionale promossa da giornali cartacei o sul web. Maurizio Canetta, che era già stato invitato a un dibattito tenutosi a Poschiavo per i 10 anni de «Il Bernina», gli ha risposto che la SRG SSR non è autorizzata ad elargire alcun sussidio, ma si è tuttavia dimostrato molto aperto a un dialogo che promuova e sviluppi possibili collaborazioni e cooperazioni tra RSI e giornali regionali.

Il direttore della RSI ha inoltre aggiunto che attualmente la grande editoria privata, in generale contraria a un finanziamento pubblico diretto, sta puntando su interventi statali indiretti per cercare di abbattere i costi di produzione; il dibattito su eventuali sussidi diretti deve perciò avvenire all’interno della categoria, tra le grandi e le piccole aziende editoriali regionali, che per ovvi motivi sono di diverso avviso.

Luigi Pedrazzini, che ha vissuto da vicino la crisi di un quotidiano ticinese, «Popolo e Libertà», di cui era caporedattore, ha espresso grande preoccupazione per la crisi che oggi sta vivendo l’editoria regionale in Svizzera, e ritiene opportuno che la politica ne discuta maggiormente, affinché si trovino soluzioni adeguate. Sarebbe però sbagliato, sempre stando a Pedrazzini, pensare che togliendo parte del canone spettante alla SRG SSR, e perciò indebolendola, si rafforzerebbe automaticamente l’editoria privata. Ciò potrebbe rivelarsi fatale perché il vuoto che verrebbe a crearsi nel settore radiotelevisivo rischierebbe di finire nelle mani di colossi globali quali ad esempio Google o Amazon.

Maurizio Michael, infine, dopo aver precisato che decisioni politiche in favore dell’editoria regionale siano di stretta attualità nei Grigioni – come il contributo ultimamente elargito al settimanale «Il Grigione Italiano» per garantire l’informazione regionale in Mesolcina –, ha detto che proprio questa settimana si terrà un dibattito nel parlamento grigionese su un’interpellanza del granconsigliere Manuel Atanes relativo al finanziamento dei giornali cartacei e online. Un primo passo, che però potrebbe aprire nuove prospettive per la piccola editoria regionale.


Achille Pola