Le «OttUss», un regalo di Natale nel nuovo monastero di Poschiavo

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    Se nell’intento degli otto giovani coristi vi era quello di offrire un vero e proprio concerto e di donare emozioni autentiche nel periodo natalizio, beh allora direi che le «OttUss» lo hanno abbondantemente oltrepassato. Quello offerto ad un folto pubblico nella chiesa del nuovo monastero delle suore agostiniane a Poschiavo, sabato scorso 23 dicembre 2017, è stato uno spettacolo ben congegnato che ha saputo infondere – ne sono certo – gioia di vivere in tutti i cuori degli spettatori.

    Ascoltando i canti ed ammirando l’esibizione degli otto bravi coristi mi è subito balzata alla mente la strofa di liceale memoria di un canto di Lorenzo il Magnifico: “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza”. Ma in verità i giovani cantori sembrano essersi incamminati con dedizione e determinazione verso un futuro che potrà loro regalare ancora molte altre soddisfazioni. Anche il piglio e l’attitudine sono tutt’altro che quelli caratteristici di una giovanile spavalderia. Ciò che sprizza da ogni poro della loro pelle è invece un’autentica gioia di cantare e il desiderio di trasmettere quest’emozione al prossimo.

    Il variegato programma musicale è iniziato con alcuni canti originari o ispirati all’Africa: Indodana (tradizionale isiXhosa, di Michael Barrett e Ralf Schitt), Baba Yetu (dal video game Civilization IV, di Christopher Tin) e Nants’ Ingonyama (dal film “Il cerchio della Vita” di H. Zimmer, LeboM, E. John e T. Rice). A questi canti è seguita la lettura di un testo di rara profondità di Madre Teresa di Calcutta, da parte di Leonardo Paganini e Michela Heis, la quale ha aggiunto una sua riflessione intorno all’amore, di cui cito una frase che mi è rimasta impressa: “…l’amore è melodia sopra ogni nota…”. Dopo quest’intermezzo è stata la volta della famosa canzone “Hallelujah” di Leonard Cohen, con un testo italiano riadattato e dai contenuti spirituali, scritto a due mani da Fabio Pola e Leonardo Paganini. Quindi Gianna Giuliani ha letto la poesia “Ti auguro tempo” di Elli Michler.

    Il concerto è proseguito con il corale natalizio “Cantan gli Angeli nei cieli” (di Felix Mendelssohn), la canzone “Io lo seguirò” (da un adattamento per il film “Sister Act”, originariamente di Franck Pourcel) e la lettura di un altro testo intorno all’amore, tratto dallo spettacolo “I dieci comandamenti” di Roberto Benigni, eseguita da Natalia Crameri. Infine, le otto giovani voci hanno cantato il tradizionale gospel afro-americano “Oh Happy Day!” (nella versione degli “Edwin Hawkins Singers”) e, incalzati da un insistente pubblico desideroso di un bis, hanno poi concesso “La sera sper il lag” (di Gion B. Casanova e F. Camathias), una dolce e malinconica canzone in romancio sursilvano, che ben si adatta ad accomiatarsi.

    Il concerto è avvenuto dentro l’inconsueta cornice del piccolo e moderno tempio conventuale di Santa Maria Presentata, che con le sue due gradinate di banchi laterali, il ballatoio e una buona acustica può fungere da sala per concerti. Il clima natalizio e le luci soffuse hanno poi sicuramente contribuito a fare di questo evento un regalo molto gradito al pubblico, che ha così potuto usufruire di uno spazio in grado di ospitare cultura e di suscitare nuovamente quella non meglio definibile “sensazione dell’inatteso”, un concetto introdotto dallo scrittore Wolfgang Hildesheimer.

    Dopo circa un’ora di canti e letture di testi, le otto voci (Elena Pola, Oriana Albertini, Natalia Crameri, Gianna Giuliani, Michela Heis, Fabio Pola, Leonardo Paganini e Paolo Della Cà) hanno ringraziato il pubblico e le suore del convento per l’ospitalità, ed hanno generosamente invitato tutti i presenti ad un rinfresco nella sala al piano seminterrato.


    Achille Pola